La classe del debito dei mercati emergenti suscita sempre più interesse da parte degli investitori. Emissioni in aumento (quindi maggiore liquidità a disposizione) e curve dei rendimenti più sviluppate (con una più ampia gamma di scadenze) sono opportunità che una gestione attiva può cogliere efficacemente.
L’analisi di Edward Harrold e Jeremy Cunningham, fixed income investment directors presso Capital Group porta alla luce i potenziali benefici della gestione attiva rispetto alla gestione passiva nel contesto del debito dei mercati emergenti (EMD) in valuta locale. La gestione attiva, infatti, può contribuire a creare valore nel portafoglio, mitigando la volatilità di tassi di interesse e dei cambi.
Universo investibile più ampio
L’investimento attivo può attingere a un universo più ampio. Basti pensare al confronto tra il JPMorgan GBI-EM Global Diversified Index, il benchmark più comunemente utilizzato dagli investitori nel debito emergente in valuta locale e il JPMorgan GBI-EM Broad Index, che rappresenta l’universo più ampio di questo mercato.
A dicembre 2025 il JPMorgan GBI-EM Global Diversified Index aveva un valore di mercato di circa 2,6 trilioni di dollari USA, mentre quello del JPMorgan GBI-EM Broad Index era di 6,8 trilioni di dollari USA. Il primo rappresenta solo circa il 40% del secondo.
Ciò dipende dal fatto che il benchmark di riferimento adotta criteri di inclusione molto rigidi. Esclude infatti i paesi con restrizioni all’accesso al mercato o con minore liquidità e comprende solo strumenti a tasso fisso del debito sovrano che rispettino precisi requisiti di durata e dimensione.
La discrezionalità degli investimenti
Chiaramente, una gestione attiva ha un più ampio margine di discrezionalità negli investimenti: per esempio nel 2025 quasi metà del rendimento totale (45%) è arrivato solo da tre paesi: Messico, Sud Africa e Brasile. Un gestore attivo può sovrappesare selettivamente alcuni paesi rispetto al benchmark.
Paradossalmente poi, anche una strategia passiva incorpora scelte non neutrali, in quanto replica un indice costruito secondo criteri discrezionali. Tale composizione, tuttavia, potrebbe non coincidere con l’allocazione più prudente o efficiente. Per esempio, quando si confrontano i due indici sopra menzionati, si può notare che il JPMorgan GBI-EM Global Diversified Index risulta molto più esposto all’America Latina e molto meno all’Asia rispetto al JPMorgan GBI-EM Broad Index. Questo porta con sè potenzialmente rendimenti maggiori, ma anche rischi maggiori non trascurabili.
Inoltre, dal 2023, il GBI-EM Global Diversified Index ha progressivamente incluso titoli indiani, fino a raggiungere un peso del 10% nel 2025. Questo massiccio spostamento di capitali può generare “inefficienze” di mercato: ha infatti alterato la distribuzione dei singoli Paesi al suo interno. Di contro, questo ha rappresentato opportunità per la maggiore flessibilità dei gestori attivi.
Copertura dai rischi
È poi importante ricordare che i titoli in valuta locale sono esposti al rischio di cambio. Le valute EM si sono deprezzate nell’ultimo decennio: ma in prospettiva non si può escludere un potenziale di apprezzamento in alcuni mercati.
In tale scenario, la gestione attiva può sfruttare questo potenziale pur mitigando il rischio valutario. In parole semplici: la perdita sul cambio potrebbe essere comunque più contenuta rispetto al costo sostenuto per la copertura.
Inoltre, utilizzando strumenti più complessi come i derivati, ad esempio gli interest rate swap, i gestori attivi possono efficacemente sfruttare la curva dei tassi di interesse per generare rendimento aggiuntivo.
In conclusione: quali sono i requisiti per una gestione attiva efficace?
I requisiti si possono riassumere nella presenza, all’interno del team di investimento, di gestori e analisti che siano fortemente specializzati su un’area specifica (compresi analisti del rischio EMD). Gli analisti devono avere la libertà di investire secondo le loro convinzioni e i loro studi. A questi devono affiancarsi i trader EMD, che diano concretezza alle idee di investimento.
In questo contesto, Capital Group sottolinea di poter contare su un team specializzato, strutturato per affrontare la crescente complessità del debito dei mercati emergenti.

