Il sondaggio Fixed Income Horizons 2026 di Capital Group è stato condotto nei mesi di febbraio e marzo 2026, con la maggior parte delle risposte raccolte prima del conflitto in Iran.
La survey ha coinvolto un campione di 300 professionisti senior del settore degli investimenti nelle regioni Asia-Pacifico, Europa e Medio Oriente (EMEA) e Nord America, evidenziando un approccio diverso degli investitori rispetto all’edizione precedente del 2025. In particolare, emerge un riposizionamento dei portafogli in risposta alla maggiore incertezza macroeconomica, con una crescente attenzione alla diversificazione del rischio azionario, al ribilanciamento geografico e alla flessibilità.
Di seguito vengono riportate le principali conclusioni dello studio, con un focus su prospettive e posizionamento, credito quotato, credito privato e debito dei mercati emergenti.
Prospettive e posizionamento
I vecchi presupposti vengono messi alla prova. La maggioranza degli intervistati mostra una visione più cauta sugli Stati Uniti, almeno nel breve periodo. I Treasury americani, a lungo considerati il bene rifugio per eccellenza nei portafogli obbligazionari globali, sono oggetto di maggiore attenzione da quando, con il Liberation Day e l’approvazione del One Big Beautiful Bill Act, l’amministrazione Trump ha segnalato che il contenimento del deficit non rappresentava una priorità.
Al tempo stesso, con la guerra in Iran si è verificata una fuga verso il dollaro, a indicare che la valuta statunitense mantiene ancora la propria reputazione di bene rifugio. Ciò nonostante, secondo gli intervistati è necessaria maggiore cautela: secondo il CIO di un fondo pensione britannico è preferibile evitare di aumentare ulteriormente l’esposizione ad asset statunitensi e al dollaro.
Le allocazioni nel reddito fisso liquido sono previste in aumento nei prossimi 12 mesi: il 31% degli intervistati intende incrementarle, rispetto al 25% del 2025. Alla base di questa scelta vi sono soprattutto la diversificazione del rischio azionario, il posizionamento più difensivo dei portafogli e la possibilità di ottenere rendimenti interessanti da asset generalmente meno volatili.
Allo stesso tempo, due terzi degli intervistati stanno dando priorità a cambiamenti nel proprio approccio di investimento per aumentare la flessibilità, più comunemente attraverso l’ampliamento dei limiti di allocazione tattica degli asset. L’adeguamento della composizione del portafoglio creditizio (72%) e la diversificazione geografica (67%) sono le principali priorità per la maggior parte degli investitori nei prossimi 12 mesi. Inoltre, il 46% degli intervistati sta aumentando il ricorso alla gestione attiva nel reddito fisso, mentre solo il 5% lo sta riducendo, a conferma della crescente attenzione alla flessibilità.
Credito pubblico
Per quanto concerne il credito quotato, l’investment grade sta registrando una domanda maggiore rispetto allo scorso anno. Il 31% degli intervistati prevede di aumentare l’esposizione al credito societario investment grade dei mercati sviluppati. Un gestore di portafoglio italiano spiega che i fondamentali solidi del mercato investment grade stanno creando le premesse per aumentare l’esposizione al credito rispetto ai titoli di Stato. La ragione è la ricerca di un rendimento più elevato, pur mantenendo un approccio difensivo.
Inoltre, rispetto allo scorso anno, un numero crescente di investitori prevede, nei prossimi 12 mesi, di aumentare le allocazioni nel credito investment grade europeo (32%) e dell’Asia-Pacifico (36%) rispetto a quello statunitense (20%). Si tratta di un’inversione rispetto alla tendenza rilevata nel 2025, che riflette anche il tentativo di ridurre il rischio di concentrazione geografica.
Per quanto riguarda il credito high yield, gli spread globali hanno subito un ampliamento maggiore rispetto agli spread investment grade, tra le tensioni legate alla guerra in Iran e i timori sull’impatto dell’intelligenza artificiale sugli emittenti del settore software. In questo contesto, si osserva anche un rafforzamento dell’home bias, con gli investitori EMEA che guidano la domanda di high yield europeo.
Credito privato
Per quanto concerne il private credit, il 34% degli operatori prevede di aumentare l’esposizione nei prossimi 12 mesi. La maggioranza degli investitori (58%) afferma inoltre che il private credit rappresenta oggi il 10% o più delle proprie allocazioni nel reddito fisso, in aumento rispetto al 39% del 2025.
Il CIO di un family office tedesco afferma che esistono molte sottoclassi di asset, ma che i media tendono a concentrarsi soprattutto sul mercato semi-liquido, mentre molti operatori istituzionali investono nella parte illiquida del mercato. In tal senso, la maggior parte degli investitori si aspetta che i premi di illiquidità e i benefici di diversificazione persistano: sono citati rispettivamente dall’84% e dal 73% degli intervistati che aumentano l’esposizione alla classe di attivo.
Dal sondaggio emerge inoltre una forte preferenza per il debito senior secured nelle nuove allocazioni dei prossimi 12 mesi, a conferma dell’attenzione verso asset di qualità superiore. Aumenta anche il numero di asset owner che guardano al credito privato europeo e dell’Asia-Pacifico rispetto agli Stati Uniti per le nuove allocazioni, in un’ottica di maggiore diversificazione geografica.
Debito dei mercati emergenti (EMD)
Il numero di investitori che intende aumentare l’esposizione al debito dei mercati emergenti è quasi raddoppiato rispetto al 2025: 30% contro 16%. La crescita è spinta dalle aspettative di benefici in termini di diversificazione e di premi di rendimento.
Oltre tre quarti degli intervistati prevedono che i rendimenti reali nei segmenti EMD rimarranno stabili o aumenteranno nei prossimi 12 mesi, suggerendo una persistente attrattiva rispetto al credito dei mercati sviluppati. Questo anche a fronte di dinamiche differenti delle politiche monetarie, con un potenziale margine più ampio per eventuali tagli dei tassi. In tale scenario, Asia-Pacifico e America Latina sono considerate le regioni più attraenti.
Aumenta sia l’attenzione verso il debito in valuta forte sia verso quello in valuta locale. Il CIO del family office tedesco dichiara di avere una leggera sovraesposizione verso le valute locali, alla luce delle aspettative di rendimenti più elevati nel breve termine. Tuttavia, ritiene che le posizioni valutarie all’interno del debito emergente siano difficili da gestire internamente. Il gestore di portafoglio di un fondo pensione di Singapore sostiene invece che la crescente domanda di capitali esteri da parte degli emittenti sia un fattore strutturale a favore dei rendimenti dell’EMD in valuta forte.
In ogni caso, nell’ambito della gestione del debito dei mercati emergenti, la gestione attiva continua a essere privilegiata. Il 62% degli operatori dichiara, infatti, che la maggior parte o la totalità del proprio portafoglio è allocata a strategie attive. L’obiettivo è disporre di un universo ampio in cui i gestori abbiano la possibilità di generare rendimenti superiori.
Conclusioni
Il sondaggio rileva un’intensificazione dell’attenzione verso un approccio più diversificato, sia in termini di esposizione al rischio azionario sia dal punto di vista geografico. A tale approccio si accompagna una maggiore centralità della flessibilità e della gestione attiva.
“Il reddito fisso viene sempre più utilizzato per stabilizzare i portafogli in un contesto di persistente incertezza”, ha affermato Flavio Carpenzano, Asset Class Lead Fixed Income, Europe e Asia di Capital Group. “Il Fixed Income Horizons Survey evidenzia una crescente attenzione alla diversificazione geografica e alla flessibilità del portafoglio, in particolare tra gli investitori dell’area EMEA e dell’Asia-Pacifico, che cercano di ridurre il rischio di concentrazione”.
A sua volta, Roberta Gastaldello, Head of Client Group Italy di Capital Group, ha aggiunto: “Con l’aumentare della dispersione tra le diverse regioni e i vari settori del credito, molti investitori ricorrono alla gestione attiva per orientarsi tra le mutevoli correlazioni e individuare fonti di reddito resilienti. Il nostro studio evidenzia una svolta verso il reddito fisso, accompagnata da un rinnovato interesse per il credito investment grade e il debito dei mercati emergenti”.

