Il panorama del fixed income sta attraversando una metamorfosi che impone ai gestori un cambio di paradigma. Il 2022 ha messo in discussione le certezze sulla decorrelazione tra asset class. Di conseguenza il 2026 si preannuncia come l’anno in cui la resilienza economica e le valutazioni elevate costringeranno i professionisti a cercare difese oltre i confini dei tradizionali titoli di Stato. La capacità di generare alpha risiede nella flessibilità operativa e in una lettura profonda delle divergenze tra le politiche monetarie.
Di questa evoluzione e delle nuove frontiere del rendimento hanno discusso approfonditamente Manusha Samaraweera e Jeremy Cunningham, entrambi Investment Director presso Capital Group.
Obbligazioni core: il ruolo difensivo e di diversificazione
Il brusco sell-off sia delle obbligazioni che delle azioni nel 2022 ha spinto molti investitori a mettere in discussione il ruolo ricoperto dalle obbligazioni globali come fonte di diversificazione, ricercandola in asset alternativi. Tuttavia, nonostante lo scetticismo generato dal sell-off sincronizzato del 2022, le ragioni per mantenere un’allocazione in obbligazioni core globali restano attuali.
Gli esperti ritengono che il 2022 sia stato un’anomalia storica dovuta a rendimenti di partenza ultra-bassi e shock inflazionistici imprevisti. In tale scenario, secondo Samaraweera e Cunningham, la successiva normalizzazione del contesto macroeconomico ha sostanzialmente riportato in auge i meccanismi classici del reddito fisso.
Con l’inflazione in fase di moderazione e rendimenti strutturalmente più elevati, il comparto ha recuperato la sua funzione primaria di elemento difensivo. Questo ruolo era matematicamente difficile da esercitare nel regime di tassi zero precedente al 2022.
La metamorfosi del rischio: quando gli stabilizzatori diventano fattori di instabilità
Sebbene le basi del reddito fisso siano tornate solide, la selezione dei titoli richiede oggi una cautela senza precedenti rispetto al passato.
La strategia tradizionale basata esclusivamente sui titoli di Stato dei mercati sviluppati deve fare i conti con un la crescita esponenziale del debito pubblico avvenuta dalla crisi finanziaria globale a oggi.
Questo eccesso di indebitamento, unito alla contrazione dei bilanci delle banche centrali, potrebbe limitare la capacità delle istituzioni di agire come stabilizzatori durante le fasi di correzione.
Secondo gli Investment Director di Capital Group, gli strumenti che storicamente garantivano protezione potrebbero paradossalmente trasformarsi in fonti di instabilità. In quest’ottica, la capacità di resilienza di un portafoglio non dipende più solo dalla quantità di titoli governativi, ma dalla capacità di attingere a fonti di difesa meno convenzionali e meno correlate tra loro.
Oltre la protezione: le nuove frontiere del rendimento attivo
Un’allocazione obbligazionaria moderna non deve limitarsi alla sola protezione, ma deve proporsi come un motore di apprezzamento del capitale.
Gli esperti sottolineano come l’attuale mercato globale, stimato in circa 150 trilioni di dollari, offra opportunità di reddito che possono essere sapientemente colte da un gestore attivo.
Tra i temi chiave per il 2026, figura la divergenza delle politiche monetarie tra le diverse geografie, che permette di posizionarsi su operazioni a valore relativo.
A questo si aggiungono i vantaggi derivanti dai mercati emergenti, in particolare dove le banche centrali sono state più tempestive nel contrastare l’inflazione, e la dispersione degli spread nel settore creditizio.
Questa varianza nelle valutazioni tra i singoli emittenti richiede una ricerca bottom-up rigorosa, capace di identificare il valore anche dove i livelli di spread generali appaiono contratti. Questo permette così di bilanciare preservazione del capitale e crescita dei rendimenti.
La strategia Dynamic Global Bond per il 2026
In un contesto di elevata volatilità, la capacità di adattare il posizionamento di portafoglio diventa la discriminante per una gestione efficace.
Secondo gli esperti, l’approccio Dynamic Global Bond rappresenta la risposta strategica per chi cerca di bilanciare diversificazione e apprezzamento del capitale.
Uno stile di gestione attivo ma calibrato sul Bloomberg Global Aggregate Index come benchmark di riferimento viene combinato con un approccio più flessibile. Infatti, l’investimento cerca di replicare le caratteristiche di un’allocazione obbligazionaria globale core, ma al contempo punta a rendimenti attivi più elevati. Questo avviene potenziando il rischio attivo attraverso fattori di rischio diversificati.
Avendo un’esposizione a settori del credito come l’investment grade, l’high yield, i mercati emergenti e gli asset cartolarizzati, gli investitori possono accedere ad interessanti opportunità di rendimento. Questo senza scendere a compromessi significativi sulla qualità.
In definitiva, andare oltre le logiche tradizionali non significa abbandonare la prudenza, ma evolvere il modo in cui essa viene applicata. La flessibilità si rivela strumento fondamentale per rafforzare le capacità difensive e catturare le migliori opportunità offerte dal nuovo ciclo del reddito fisso.

