John Kerschner, Global Head of Securitised Products presso Janus Henderson Investors, analizza gli ultimio dati sull’inflazione USA e le implicazioni per gli investitori nel reddito fisso.
Le buone notizie
I dati sull’indice dei prezzi al consumo (CPI) di febbraio sono risultati in linea con le attese, attenuando i timori con un esito incoraggiante.
I dati riguardano il CPI headline e il CPI core, la cui differenza risiede nel fatto che il secondo esclude, rispetto al primo, energia e alimentari.
Il CPI headline è dello 0,27% per il mese di febbraio (+2,43% su base annua). Il CPI core è risultato il più basso dal picco inflazionistico post COVID iniziato nel 2021: il dato è pari a 0,22% (+ 2,47% su base annua).
“Segnali rassicuranti arrivano anche dall’Owner’s Equivalent Rent (OER), che misura il costo dell’abitazione: 3,17% su base annua, il più basso da ottobre 2021, tornando all’equilibrio post cristi finanziaria globale”, osserva Kerschner.
Le cattive notizie
Notizie meno rassicuranti arrivano dal fronte dell’inflazione Core PCE (personal consumption expenditure) di gennaio, che risulta pari a 0,4% (+3,1% su base annua).
Si tratta di un dato molto importante, perchè si concentra maggiormente su ciò che i consumatori acquistano effettivamente. Tale dettaglio potrebbe spingere la Fed a prendere decisioni monetarie più restrittive.
Dall’altro lato però, i dati deboli sul mercato del lavoro mettono a dura prova tale decisione.
La Fed si troverà dunque di fronte a una scelta impegnativa: da una parte contrastare l’inflazione PCE, dall’altro assecondare un mercato del lavoro in difficoltà.
A ciò si aggiunge l’impennata dei prezzi del petrolio. “Una regola empirica utile ma anche poco rassicurante è che un aumento del 10% del petrolio può comportare un incremento dell’inflazione headline di 20-30 punti base”, fa notare l’esperto.
Implicazioni per gli investitori obbligazionari
Poiché i dati sull’inflazione di febbraio sono stati in linea con le attese, la reazione immediata del mercato obbligazionario statunitense è stata piuttosto contenuta.
“Continuiamo a privilegiare un sovrappeso sul tratto breve della curva dei rendimenti”, afferma l’esperto di Janus Henderson Investors. Questo perchè la parte a breve può fungere da protezione contro un eventuale aumento dei premi a termine legato ai timori sull’inflazione.
L’esperto aggiunge: “restiamo positivi anche sull’esposizione al rischio di credit spread, in particolare nei settori cartolarizzati con valutazioni interessanti”. Questo perchè la crescita economica continua a risultare complessivamente robusta, nonostante alcuni settori mostrino segnali di difficoltà.
“La resilienza della spesa dei consumatori e della redditività aziendale, unite all’espansione dell’IA contribuiscono a dare slancio all’economia”, conclude Kerschner.

