Fusione nucleare, il futuro dell’energia tra promesse e dura realtà

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La fusione nucleare renderà l’energia accessibile a tutti e senza il bisogno di usare combustibili fossili? Secondo PGIM Investments si tratta di un futuro molto lontano, mentre è più concreto il crescente apporto delle energie rinnovabili al processo di decarbonizzazione

Nel 2022 il numero di persone nel mondo che vivono senza elettricità è cresciuto ulteriormente di 20 milioni, raggiungendo quasi 775 milioni, stando al report dell’Agenzia Internazionale dell’energia. Proprio per questo la spinta verso nuove fonti di energia continua a crescere e la fusione nucleare inizia a essere considerata come una possibile alternativa in più per il futuro.

Fusione nucleare: a che punto siamo

La fusione nucleare è di fatto il processo inverso della fissione: invece di scindere un nucleo, si combinano i nuclei di due o più atomi. Ed è da quasi mezzo secolo che gli investitori vengono tentati dall’idea che la fusione nucleare potrebbe offrire i vantaggi principali della fissione, diventando non solo una opzione, ma la vera soluzione al problema dell’energia, essendo, almeno in teoria, una fonte sicura e affidabile che crea poche emissioni e un piccolo numero di scorie a bassa radioattività, che hanno un minimo impatto sull’ambiente.

Solo recentemente, verso la fine del 2022, per la prima volta gli scienziati del California’s Lawrence Livermore National Laboratory sono riusciti a realizzare un processo di fusione nucleare producendo più energia di quella necessaria a innescare la reazione. Si tratta di una svolta fondamentale in un campo che affascina gli scienziati ormai da decenni e che potrebbe cambiare completamente il modo in cui produciamo energia elettrica. Vorrà forse dire che la decarbonizzazione è ormai a portata di mano?

Nonostante la buona riuscita di questo esperimento rappresenti una pietra miliare, si tratta solo di un piccolo passo. Infatti, spiegano da PGIM, “la reazione dipendeva dai laser, ma l’accensione considera solo l’energia che i laser fornivano all’interno del reattore, non l’elettricità che li alimentava”. Quindi se andiamo a considerare l’intera operazione, l’energia prodotta non solo non è stata superiore a quella necessaria per dare il via al processo di fusione, ma anzi ne ha consumato circa 100 volte di più (all’interno del reattore con un input di 2,05 megajoule di energia ne sono stati creati 3,15, ma per dare il via alla fusione sono stati utilizzati 300 megajoules).

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Grandi progetti da finanziare, ma i tempi sono lunghi

Potremo parlare veramente di svolta “quando un reattore creerà un’energia complessiva nettamente positiva, cosa che probabilmente sarà ancora lontana anni (se mai accadrà)”, spiega John Ploeg, Co-Head of Esg Research di PGIM Fixed Income. Ma il lavoro non si fermerà lì, infatti solo una volta che i processi di fusione nucleare produrranno energia, si inizierà a finanziare, per poi costruire, degli impianti e, anche in questo caso, non si tratta di un compito da poco: anche nei migliori dei casi, quando nel 2030 saremo in grado di produrre energia in questo modo, saranno infatti necessari decenni per costruire la prima generazione di impianti e altri decenni ancora prima che la fusione rappresenti una quota rilevante nel mix energetico.

Una certezza è che la domanda di elettricità continuerà a crescere, guardando agli scenari allineati con gli obiettivi di Parigi, si stima che la richiesta raddoppierà entro il 2050. In quest’ottica, “anche essendo molto ottimisti e ipotizzando un tasso di efficienza della fusione nucleare del 90%, per sostituire 2/3 dell’elettricità attualmente generata dai combustibili fossili, sarebbero necessari quasi 2.000 gigawatt di capacità di fusione – purtroppo, però spiega Ploeg – guardando ai primi prototipi, i fattori di capacità si aggirano intorno al 20%-30%, pertanto affinché la fusione sia la soluzione per la decarbonizzazione, la capacità installata dovrebbe raggiungere i 10.000 GW, un livello superiore a tutta la capacità elettrica installata oggi”.
Da questo punto di vista, la fusione nucleare non sembra più la bacchetta magica pronta all’uso.

Ma se anche si decidesse di essere molto ottimisti, immaginando di trovare una soluzione immediata a tutti questi problemi, la fusione rappresenterebbe solo il 20% circa del consumo di energia a livello globale, rimanendo di scarso aiuto per il restante 80%. PGIM prende l’esempio dei trasporti, che oggi rappresentano oltre il 25% del consumo energetico: nel 2020 il 90% di questo consumo proveniva ancora da prodotti petroliferi, solo l’1% dall’elettricità.
Certo, l’elettrificazione sta facendo passi da gigante, con alcune grandi città come Oslo, Tokyo e Los Angeles che si sono impegnate per avere trasporti pubblici completamente elettrici entro il 2035, ma questo non basta. Si tratta ancora di un segmento del mercato sotto investito: secondo il report dell’Agenzia Internazionale dell’energia gli investimenti dovranno raddoppiare entro il 2030 se l’ambizione è quella di vedere cambiamenti concreti.

Nel frattempo però non è necessario abbattersi: se la fusione nucleare si trova ancora all’inizio del suo percorso, le fonti energetiche rinnovabili guadagnano spazio e stanno apportando impatti positivi ben definiti verso la decarbonizzazione.

di Matilde Sperlinga

Giornalista, in We Wealth si occupa di mercati, con un focus su geopolitica e venture capital. Laureata in Scienze Politiche e Filosofia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.

Domande frequenti su Fusione nucleare, il futuro dell’energia tra promesse e dura realtà

Qual è la situazione attuale riguardo all'accesso all'elettricità a livello globale e come si collega alla ricerca di nuove fonti energetiche?

Nel 2022, circa 775 milioni di persone nel mondo vivevano senza elettricità, con un aumento di 20 milioni rispetto all'anno precedente. Questa crescente necessità di energia sta alimentando la ricerca di nuove fonti, tra cui la fusione nucleare viene considerata una potenziale alternativa futura.

Quali sono le sfide principali che la fusione nucleare deve affrontare in termini di finanziamenti e tempistiche?

La fusione nucleare richiede ingenti finanziamenti per i grandi progetti di ricerca e sviluppo. Tuttavia, i tempi necessari per raggiungere risultati concreti e per la sua implementazione su larga scala sono considerati lunghi.

In che modo la fusione nucleare si differenzia dalla fissione nucleare?

La fusione nucleare è essenzialmente il processo inverso della fissione nucleare. Mentre la fissione divide atomi pesanti, la fusione unisce atomi leggeri per produrre energia.

Quali sono le prospettive di investimento nella fusione nucleare considerando i lunghi tempi di sviluppo?

Nonostante i lunghi tempi di sviluppo, la fusione nucleare è vista come una possibile alternativa energetica futura, il che suggerisce che gli investimenti continueranno a essere indirizzati verso questa tecnologia, sebbene con una prospettiva a lungo termine.

Qual è il ruolo dell'Agenzia Internazionale dell'Energia nel contesto della ricerca di nuove fonti energetiche come la fusione nucleare?

L'Agenzia Internazionale dell'Energia monitora la situazione globale dell'elettricità, evidenziando la necessità di nuove fonti energetiche. I suoi report, come quello del 2022, sottolineano l'urgenza che spinge verso la considerazione di tecnologie come la fusione nucleare.

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