Non è più una novità ormai, gli investitori dovrebbero essersi abituati ai continui shock che stanno attraversando il mercato. Il Covid è stato solo scossone iniziale, negli ultimi anni gli scontri geopolitici, le tensioni tra grandi potenze e i movimenti del mercato hanno costretto gli investitori a vivere nell’incertezza. Nonostante i continui punti di domanda, “la crescita dell’economia globale – secondo Raphaël Gallardo, Chief Economist di Carmignac – dovrebbe stabilizzarsi intorno al 2,5%, grazie alla resilienza dei consumatori statunitensi e a un ciclo sincronizzato dei tagli dei tassi”.
Scendendo più nello specifico, vediamo come le diverse aree geografiche si stanno abituando a questa nuova e incerta realtà.
Stati Uniti: recessione scampata, almeno per ora
Partendo dal Nuovo Continente, l’esperto sembra ancora sperare in un soft landing, infatti i consumi continuano a dimostrare resilienza, anche se negli ultimi mesi sono lievemente scesi e la disinflazione è persistente.
Da questa estate si è iniziato a parlare dei forti rischi legati alla disoccupazione statunitense, eppure i livelli non sono ancora preoccupati (attestati al 3,7% negli ultimi tre mesi) e non dovrebbero degenerare in una recessione. Questo perché al momento ci sono pochissimi licenziamenti, con le imprese che preferiscono mantenere la manodopera di cui dispongono, e le famiglie possono ancora attingere ai loro risparmi per compensare il rallentamento dei redditi da lavoro.
Per quanto riguarda il fattore disinflazione, invece, il merito è nelle mani della Federal Reserve, che ha anche dimostrato una certa audacia nell’inizio del ciclo di taglio dei tassi, sostenendo in tal modo l’economia. Infatti, contrariamente alle attese la Fed è partita con un taglio di 50 punti base. Questa decisione dimostra che è pronta a dare garanzie su una stabilizzazione dell’economia.
Cina: obiettivi di crescita troppo ambiziosi
L’idea del Dragone era quello di chiudere il 2024 con una crescita del 5% ma, secondo Gallardo, si tratta di un obiettivo troppo ambizioso. Ad oggi, la strategia economica di Xi Jinping non ha ancora permesso un pieno recupero dell’economia cinese che, al momento, si trova a fronteggiare tre ostacoli principali:
- il rifiuto dello stato centrale di socializzare le perdite legate alla crisi immobiliare;
- il rifiuto ideologico di stimolare i consumi;
- l’ostinazione a voler dominare in tutti i settori del futuro, dall’intelligenza artificiali ai semiconduttori, passando anche per ogni tipo di tecnologia green.
Negli ultimi anni hanno anche iniziato a rompersi alcuni dei legami commerciali con l’Occidente, che stanno cercando di sostituire la Cina con altre economie in via di sviluppo, come l’India o il Messico. L’effetto è stato subito sentito dagli imprenditori cinesi sono stati costretti a riversare l’eccedenza sul mercato domestico, creando più deflazione e quindi il rischio di una deflazione dovuta al debito, un fenomeno che sarebbe molto pericoloso per l’economia.
Europa: tra incertezze e problemi di bilancio
Anche in Europa, la ripresa dell’economia inizia a farsi sentire, ma rimane ancora modesta: infatti i tassi di interesse reali dell’eurozona sono ancora molto elevati, nonostante l’inflazione sia riuscita a scendere, a settembre, sotto il target del 2%, arrivando all’1,8%. Inoltre, la svolta verso il protezionismo cinese ha avuto un impatto diretto sull’economia europea che è passata dall’avere un ottimo cliente della sua industria, a un terribile concorrente. Se questo non bastasse, la forte incertezza politica e geopolitica inizia a pesare fortemente sulle decisioni di investimento.
La Banca Centrale Europea ha chiarito che procederà con tagli dei tassi più graduali rispetto alla Fed e, allo stesso tempo, secondo l’esperto, Bruxelles punterà su una politica di austerità per i bilanci, con un focus su Francia, Belgio e Italia che dovranno rispettare i paletti delle nuove norme europee.
A fare la differenza, anche se in modo indiretto, potrebbe essere un ribasso del petrolio che aumenterebbe il potere di acquisto delle famiglie, anche se vista la situazione geopolitica, sembra un orizzonte molto lontano.

