Gli esperti di Janus Henderson Investors – Richard Bernstein, Global Head of Macro and Customized Investing, Chris Benway, Director of Research, e Michael Talaga, Global Head of Credit Research – analizzano l’attuale contesto macroeconomico alla luce di un processo di deglobalizzazione. Nell’analisi indicano anche come posizionare il portafoglio per far fronte ai cambiamenti e alle nuove opportunità.
Il ritorno del potere di determinazione dei prezzi
Per anni la globalizzazione ha aperto i mercati, aumentando la concorrenza e limitando la capacità delle aziende di aumentare i prezzi, come emerge anche dal sondaggio della Fed di Philadelphia (Philadelphia Fed Manufacturing Business Outlook Survey) condotto su un campione di aziende manifatturiere statunitensi.
Con l’introduzione dei dazi nel 2018 e le tendenze alla deglobalizzazione, tuttavia, qualcosa ha iniziato a cambiare. Oggi l’orientamento è verso una nuova direzione: le aziende segnalano una maggiore capacità di determinazione dei prezzi. Le aziende maggiormente dotate di tale potere sono quelle che hanno competenze e un livello di fiducia da parte dei clienti che richiedono anni per essere conquistati. Per esempio, aziende produttrici di componenti specializzati nel settore aerospaziale, o che operano nel settore delle apparecchiature per la produzione di semiconduttori, caratterizzato da innovazione ed elevati costi di sostituzione, o ancora marchi che non possono essere replicati nel settore del lusso.
La deglobalizzazione e le pressioni inflazionistiche
Gli investitori tendono ad attribuire alle banche centrali un merito significativo per gli oltre trent’anni di disinflazione che hanno preceduto la pandemia Covid. Secondo gli esperti, il merito va soprattutto ai trent’anni di globalizzazione. Anni in cui, tra l’altro, i prezzi delle importazioni di base negli Stati Uniti sono aumentati più lentamente dei prezzi al consumo di base interni, fenomeno descritto dagli economisti come “disinflazione importata” negli Stati Uniti.
Tuttavia, l’onshoring, la duplicazione delle catene di approvvigionamento, la politica industriale e i compartimenti stagni economici regionali tendono a rendere le economie locali più costose. L’effetto, secondo gli esperti, sarà quello di un’inflazione che potrebbe attestarsi al di sopra della “norma” del 2%. “Non stiamo parlando di un ritorno lineare a un’inflazione galoppante. Stiamo parlando di un processo lento e irregolare che potrebbe portare l’inflazione di tendenza a livelli più elevati di quanto molti investitori si aspettino e di quanto molti portafogli siano strutturati per affrontare”, afferma Bernstein.
Oggi, l’inflazione dei prezzi delle importazioni di base, al netto di alimentari ed energia, sta superando l’Indice dei Prezzi al Consumo (IPC) di base negli Usa. Il fatto che l’energia sia esclusa suggerisce che la pressione non possa essere ricondotta esclusivamente al conflitto in Medio Oriente, ma che sia in atto un cambiamento più ampio nei prezzi dei beni scambiati a livello internazionale.
Fed: una possibile politica monetaria restrittiva più a lungo
Per molti anni, la Federal Reserve ha potuto intervenire a sostegno dei mercati finanziari attraverso consistenti tagli dei tassi d’interesse, senza preoccuparsi eccessivamente delle conseguenze inflazionistiche, grazie anche alle pressioni disinflazionistiche esercitate dalla globalizzazione. Oggi, tuttavia, lo scenario è cambiato. Secondo gli esperti di Janus Henderson, la persistenza di pressioni inflazionistiche strutturali potrebbe costringere la Fed a mantenere una politica monetaria restrittiva più a lungo di quanto gli investitori si aspettino.
La scarsità di capitale può creare nuove opportunità di investimento
Gli esperti di Janus Henderson evidenziano anche il fatto che una caratteristica delle bolle speculative è che possono alimentare l’inflazione e portare a un’allocazione inefficiente del capitale all’interno dell’economia reale. La crescente concentrazione degli investimenti in alcuni settori, come l’intelligenza artificiale, può infatti ridurre la disponibilità di capitale per altri settori dell’economia. Da inizio 2026, gli hyperscaler, insieme a Oracle e SpaceX, hanno emesso circa 250 miliardi di dollari di obbligazioni.
Se da un lato ingenti quantità di capitale vengono destinate alla costruzione di data center e delle infrastrutture necessarie al loro funzionamento, dall’altro le risorse fisiche richieste sono limitate, con possibili conseguenze inflazionistiche. Parallelamente, la scarsità di finanziamenti in altre aree dell’economia può creare opportunità per gli investitori, che potrebbero ottenere rendimenti più interessanti finanziando aziende e progetti solidi in aree meno considerate dal mercato. Questo perché, quando pochi investitori sono disposti a finanziare un’azienda o un settore, chi mette a disposizione il capitale può avere maggiore potere negoziale e ottenere condizioni di investimento più favorevoli.
Come posizionare il portafoglio?
Gli esperti suggeriscono dunque come posizionare il portafoglio per fare fronte al nuovo regime.
Investitori orientati al reddito
Per gli investitori orientati al reddito, la domanda è se il rendimento incrementale compensi adeguatamente l’inflazione, la duration e il rischio di rifinanziamento. L’opportunità principale risiede nell’identificare emittenti resilienti con flussi di cassa solidi, esigenze di rifinanziamento gestibili e ricavi in grado di adeguarsi man mano che i costi più elevati vengono trasferiti ai consumatori.
Con gli spread investment grade vicini ai minimi storici, gli esperti privilegiano gli emittenti di elevata qualità. Per esempio, la domanda di energia trainata dall’AI sostiene le utility investment grade e i produttori indipendenti di energia, le cui obbligazioni subordinate junior e ibride offrono tipicamente un carry aggiuntivo rispetto al debito senior non garantito. Anche le società di calcolo ad alte prestazioni e i data center possono offrire interessanti opportunità high yield, ma la selettività resta essenziale.
Investitori orientati alla crescita azionaria
Per gli investitori orientati alla crescita azionaria, le imprese con prodotti essenziali, ricavi ricorrenti, posizioni competitive solide ed elevati rendimenti sul capitale investito dovrebbero trovarsi in una posizione migliore per convertire il potere di determinazione dei prezzi in una crescita sostenibile degli utili reali.
Secondo gli esperti, inoltre, gli investitori dovrebbero guardare oltre l’attuale e ristretta leadership di mercato. Negli ultimi anni, nei mercati azionari si è verificato un forte gap tra flussi abbondanti verso titoli a grande capitalizzazione statunitensi, in particolare le “Magnifiche Sette”, e una scarsità di flussi verso le regioni al di fuori degli Stati Uniti. Questo ha dato origine a opportunità potenzialmente interessanti: secondo i dati aggiornati al 14 settembre 2026, sono oltre 200 le società per le quali si prevede una crescita annua degli utili per azione (EPS) pari o superiore al 25% su un orizzonte di cinque anni, un criterio soddisfatto soltanto da due delle “Magnifiche Sette”.
Investitori in strumenti alternativi
Per concludere, per gli investitori in strumenti alternativi, la frammentazione economica e la scarsità di capitale potrebbero creare nuove opportunità in settori come le infrastrutture, gli asset reali, i finanziamenti garantiti da attività e il private credit specializzato. Tuttavia, sottolineano gli esperti di Janus Henderson, la scarsità di capitale non è di per sé sufficiente a rendere interessante un investimento: restano fondamentali un’attenta valutazione dei rischi, del prezzo d’ingresso, delle tutele contrattuali, della liquidità e della qualità del gestore.


