Credit Default Swap (CDS): cosa sono e come funzionano

Credit Default Swap (CDS): cosa sono e come funzionano

I Credit Default Swap (CDS) sono molto diffusi tra investitori professionisti e istituzionali. Ma cosa sono esattamente? La parola all’esperto di Janus Henderson Investors

Durante i primi nove mesi del 2025 il valore nozionale combinato di Credit Default Swap (CDS) negoziati in Europa e negli Stati Uniti è stato di 24,6 trilioni di dollari USA.

James Briggs, Fixed Income Portfolio Manager presso Janus Henderson Investors analizza questi strumenti finanziari derivati. In particolare, ne illustra il funzionamento e il ruolo strategico nel mercato obbligazionario.

Cosa sono i CDS

Un CDS è un contratto mediante il quale viene trasferito il rischio di credito da una controparte all’altra. È una forma di assicurazione contro il fallimento di un soggetto debitore.

Con rischio di credito si intende il rischio che il debitore sia insolvente, cioè non riesca a far fronte ai propri impegni finanziari: non sia quindi in grado né di corrispondere la cedola né di rimborsare il capitale.

Il CDS permette appunto di coprirsi da tale rischio. Il soggetto che intende proteggersi, l’acquirente, paga un premio periodico al venditore di questa assicurazione, che si impegna a risarcirlo in caso di insolvenza.

Si può detenere il CDS per prendere posizione sul deterioramento del merito creditizio della società emittente. Esistono anche gli indici CDS, che coprono dal default di un paniere di società, riferendosi quindi a una pluralità di obbligazioni.

“Attraverso i CDS gli investitori possono esprimere la loro opinione circa la solvibilità e la qualità di un emittente. Il modo tipico per farlo attraverso un’obbligazione che si ritiene interessante è acquistarla, ma l’altro modo è esprimere la propria opinione attraverso un CDS. Per esempio se l’investitore considera l’obbligazione a rischio insolvenza può prendere posizione comprando un CDS”, spiega Briggs.

Contratti standardizzati

I contratti standardizzati hanno scadenze tipiche il 20 giugno e il 20 dicembre e hanno uno spread di 100 punti base (pb) per le obbligazioni investment grade e di 500 pb per l’high yield.

“La standardizzazione è utile per il mercato perché semplifica la valutazione e il trading: gli acquirenti e i venditori di CDS possono aprire e chiudere posizioni con più controparti”, osserva l’esperto.

Grazie al fatto che i contratti hanno scadenze fisse e premi fissi, sono “intercambiabili”. Questo permette la compensazione: se un investitore vende la protezione e ne acquista un’altra per lo stesso valore e sullo stesso riferimento, la posizione netta complessiva è zero. In tal senso la stanza di compensazione si pone in mezzo a ogni transazione diventando il “venditore per ogni acquirente” e l'”acquirente per ogni venditore”.

Il prezzo di un CDS

Il prezzo di un CDS, cioè il premio periodico, si ottiene applicando uno spread al valore nozionale del contratto. Ad esempio, se un CDS a 5 anni è quotato a 120 punti base e il valore nozionale del contratto è 1 milione di dollari, l’acquirente pagherebbe 12.000 dollari all’anno (= 1 milione di dollari x 1,2%).

Lo spread esprime il rischio legato al default, infatti è dato dal prodotto tra la probabilità di default e la perdita in caso di insolvenza.

Nei contratti standardizzati, dove lo spread è fisso di 100 pb per le obbligazioni IG e di 500 pb per l’HY, le controparti regolano i conti in anticipo. Ad esempio, se il prezzo del CDS di una società IG dovesse essere di 120 pb, l’acquirente della protezione pagherebbe al venditore una somma anticipata per compensare la differenza. Viceversa, se lo spread fosse inferiore a 100 pb, il venditore dovrebbe effettuare un pagamento anticipato all’inizio del contratto a fronte di un pagamento del premio più alto da parte dell’acquirente.

“Spesso, in caso di insolvenza, il creditore può recuperare un certo valore, il cosiddetto tasso di recupero, quindi il valore di mercato di un’obbligazione può essere superiore a zero dopo il default” aggiunge Briggs.

Come funziona il CDS in caso di obbligazione in default

Di fronte al default il venditore del CDS può regolare la posizione in due modi. Nel regolamento fisico l’acquirente gli consegna i titoli “spazzatura” e il venditore gli paga il 100% del valore nominale in contanti.

Nel regolamento in contanti, tramite un’asta pubblica, si stabilisce il valore di recupero. Il venditore paga la differenza tra il valore nominale dell’obbligazione e il suo valore di mercato dopo il default.

I contratti CDS sono mark-to-market. Questo significa che ogni giorno il valore della posizione viene ricalcolato. Se il rischio di credito percepito aumenta, il venditore deve versare una garanzia (margine) anche se non si è verificato alcun default. La garanzia viene poi restituita se l’inadempienza non si verifica.

In questo senso, i CDS rappresentano uno strumento sempre più utilizzato non solo per la copertura del rischio, ma anche per esprimere strategie attive sul mercato del credito.

Ritratto in bianco e nero di una giovane donna con lunghi capelli scuri, che indossa un blazer su un top scuro, sorride leggermente e guarda l'obiettivo, su uno sfondo chiaro.

di Giulia Morena

Giornalista multimediale di We Wealth, è laureata in Management per l’Impresa presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano

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