La Spagna ha dichiarato stato di emergenza a causa della siccità. Città del Messico è rimasta bloccata per una drammatica carenza di acqua. Lo Zambia, gravemente inaridito, parla di disastro nazionale. In Sicilia la situazione idrica è sempre più grave e, di questo passo, non solo l’irrigazione sarà messa a dura prova, ma anche l’erogazione regolare di acqua potabile. Tutto questo sta accadendo solo nella prima metà del 2024. Dovrebbe essere chiaro che l’accesso all’acqua non è più solo un problema dei Paesi del terzo mondo.
È dal 2010 che si parla di diritto umano all’acqua, quando l’Assemblea delle Nazioni Unite ha riconosciuto ad ogni individuo il diritto ad acqua sufficiente, continua, sicura, fisicamente accessibile e conveniente per uso personale e domestico. Così il raggiungimento di questo accesso universale ed equo è entrato a pieno diritto nell’Agenda 2030, ma l’obiettivo sembra sempre più lontano.
Qualche dato su cosa sta succedendo
Negli ultimi vent’anni la popolazione mondiale con accesso all’acqua è aumentata, ma non abbastanza velocemente. Secondo i dati della World Health Organization, infatti, tra il 2000 e il 2022 ci sono state 687milioni di persone in più che hanno goduto del diritto umano all’acqua, passando dal 61% della popolazione al 73%.
Sempre da dati della World Health Organization, nel 2022 5,82 miliardi di persone hanno utilizzato servizi idrici gestiti in modo sicuro, ma 2,2 miliardi di esse, invece, non avevano ancora avuto accesso a servizi idrici gestiti in modo sicuro, disponibili quando necessario ed esenti da contaminazioni. Di questi, spiega Linda Benedetta Andreoletti, Long Term Suistainable Strategies di Eurizon, “1,5 miliardi di persone hanno avuto accesso solo a ‘servizi di base’, ovvero una fonte d’acqua migliorata situata ad una distanza che richiede, in un viaggio di andata e ritorno, un massimo di 30 minuti; 292 milioni di persone a servizi ‘limitati o con una fonte d’acqua migliorata’, che richiede più di 30 minuti per la raccolta dell’acqua; 296 milioni di persone prendono acqua da ‘fonti non migliorate’ quali pozzi e sorgenti non protetti; e 115 milioni di persone raccolgono acqua superficiale non trattata da laghi, stagni, fiumi, ruscelli e altre fonti d’acqua superficiali”. Insomma, di strada da fare ce n’è ancora molta.
Un mondo diviso a metà
Nella quotidianità spesso non ci rendiamo conto di quanto l’acqua sia fondamentale: dalla mattina appena svegli per farsi una doccia al volo e lavarsi i denti, ma anche solo per pulirsi le mani ogni volta che ne sentiamo la necessità. Quello che può sembrare normale per noi è in realtà un grande privilegio di cui moltissimi altri Paesi non godono.
Guardando al raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030, secondo dati World Health Organization-UNICEF, partendo dalla copertura attuale e dai tassi di variazione annuali tra il 2000 e il 2020 dell’accesso a servizi di acqua potabile gestiti in modo sicuro, si può stimare che diversi Stati stiano facendo passi in avanti e si trovino sulla buona strada per raggiungere l’obiettivo (32), ma sono molti di più quelli che procedono ancora troppo lentamente (78), senza contare i 16 Paesi che stanno facendo passi indietro. Basti pensare che nell’Africa sub-Sahariana sono ben quattro le nazioni dove meno della metà della popolazione ha avuto accesso a servizi idrici di base nel 2022.
Mentre la maggior parte delle economie sviluppate ha raggiunto l’accesso universale, lo stesso non si può dire per i Paesi ancora in via di sviluppo. Quando si parla di diritto all’acqua non si possono ignorare le profonde disugualianze geografiche, socioculturali ed economiche. Questo però non significa che il nord del mondo abbia già raggiunto la tanto agognata copertura perfetta. Anche guardando alle grandi città, infatti, le zone dove abitano persone a basso reddito, spesso in abitazioni informali o illegali, non hanno a disposizione delle fonti ottimali di acqua potabile.
Un mondo senza acqua potabile, quali rischi?
Quando si parla della mancanza di acqua potabile, la mente vola subito verso i rischi per la salute. Infatti, l’acqua contaminata e le scarse condizioni igienico-sanitarie sono spesso collegate alla trasmissione di malattie, tutte evitabili. “Una gestione inadeguata delle acque reflue urbane, industriali e agricole significa che l’acqua potabile di centinaia di persone è pericolosamente contaminata o inquinata chimicamente” spiega Andreoletti. Inoltre, in queste situazioni, molto spesso si fa uso di acqua infettata senza neppure rendersene conto, sono molti infatti gli insetti che vivono e si riproducono nelle poche acque pulite a disposizione.
L’accesso all’acqua non determina solo lo stato di salute di una persona, ma anche lo sviluppo di un’economia: se sono necessarie ore per raggiungere l’acqua potabile, quella diventerà l’attività principale di una parte della società che quindi non potrà dedicarsi al lavoro. Senza contare che fonti idriche migliori significano anche minori spese sanitarie e una vita più sana.
È bene anche sottolineare che l’assenza di acqua potabile sicura acuisce ancora di più le disuguaglianze tra uomini e donne. Infatti, non solo scarse condizioni igieniche sono altamente rischiose per le donne in gravidanza, ma sono proprio le donne e le ragazze – dovendosi occupare della casa in molti Paesi – a dover reperire l’acqua per bere, cucinare e pulire. Chiaramente, come già detto in precedenza, tutto il tempo dedicato alla ricerca di acqua potabile è tolto ad altre attività come l’istruzione o il lavoro.
L’era del cambiamento
Il cambiamento è già in atto, ma è troppo lento. Saranno necessari ingenti investimenti per cambiare la situazione più velocemente e questi dovranno essere destinati a tutte le fasi dell’approvvigionamento idrico, dal bacino di raccolta fino al consumatore finale. Questo significa costruire nuove infrastrutture nei Paesi che ancora non ne hanno o rinnovare quelle già esistenti, ma che non sono più sufficienti o che soffrono di gravi perdite. Significa anche puntare sul trattamento delle acque, attraverso degli impianti di desalinizzazione o di purifica e riciclo delle acque reflue. Le nuove tecnologie sicuramente possono arrivare in soccorso attraverso dei software in grado di riconoscere la migliore gestione dell’acqua.
Insomma, le opportunità per fare la differenza ci sono, basta sapere bene dove cercare.

