Pmi in crisi: vendite a credito e ritardi nei pagamenti ai massimi

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Dall’inizio della pandemia la quota di vendite a credito tra aziende ha sfiorato i massimi degli ultimi cinque anni. Un “essenziale caposaldo”, spiega Massimo Mancini di Atradius Italia, per stimolare le vendite, in particolare sul mercato domestico. Intanto, si allungano anche i termini di pagamento

Indice

Le vendite a credito oggi rappresentano il 55% del totale, un dato in crescita di 2,1 punti percentuali rispetto allo scorso anno e di nove punti percentuali rispetto al 2018

Quasi raddoppiato il numero di aziende che hanno concesso dilazioni di pagamento superiori ai 90 giorni (15% contro l’8% del 2019)

La crisi epidemiologica e le misure di contenimento dei contagi, tra le più lunghe e rigorose a livello europeo, continuano a manifestare i propri effetti sul tessuto imprenditoriale tricolore. Sebbene il governo italiano abbia dispiegato sul campo misure di sostegno sociale e di congelamento temporaneo delle procedure di insolvenza, la quota di vendite a credito tra aziende ha sfiorato dall’inizio della pandemia i livelli più elevati degli ultimi cinque anni. Ma perché le imprese stanno intraprendendo questa tipologia di strada? Andiamo per gradi.
Secondo l’ultimo Barometro sui comportamenti di pagamento tra aziende a livello internazionale di Atradius, le vendite a credito oggi rappresentano il 55% del totale, un dato in linea con la media dell’Europa Occidentale e in crescita di 2,1 punti percentuali rispetto allo scorso anno e di nove punti percentuali rispetto al 2018. E la maggior parte delle imprese, spiegano i ricercatori, dichiara di averne fatto ricorso specialmente nel caso di clienti domestici, con l’obiettivo di stimolare le vendite sul mercato interno (61%). “Per quanto possa sembrare un controsenso vendere a credito durante un periodo di recessione in un contesto di insolvenza elevata, il ricorso al credito commerciale può rappresentare uno strumento utile per stimolare le vendite, soprattutto in presenza di meccanismi di protezione del flusso di cassa”, si legge infatti nello studio. Il 41% degli intervistati, inoltre, segnala la crescita del rischio di mancato pagamento da parte dei clienti generata dalla crisi come la principale motivazione alla base del rifiuto delle richieste di credito, contro una media regionale del 30%. Un dato particolarmente evidente nel segmento delle piccole e medie imprese, che in Italia rappresentano il 90% del campione totale.

Dilazioni di pagamento superiori ai 90 giorni

A estendersi, in questo periodo, anche il numero di aziende che concedono dilazioni medie di pagamento fino a un massimo di 30 giorni (il 43%), ma anche tra i 31 e i 60 giorni (30%), tra i 61 e i 90 giorni (13%) e oltre i 90 giorni (15%). In quest’ultimo caso, si parla di una percentuale quasi doppia rispetto allo scorso anno, quando si trattava dell’8%. Inoltre, il 47% dichiara di aver concesso dilazioni di pagamento maggiori ai propri clienti B2B nel tentativo di stimolare le vendite sul mercato interno, fino a un mese in più rispetto al periodo pre-crisi. La maggiore incidenza di ritardi di pagamento da parte dei clienti, inoltre, ha determinato per il 39% delle imprese coinvolte maggiori difficoltà in termini di flusso di cassa e per il 41% conseguenti ritardi nel pagamento dei fornitori. Una percentuale più elevata, anche in questo caso, rispetto alla media dell’Europa Occidentale (34%).

Il 50% si attende un calo della redditività nel 2021

Guardando al futuro, circa la metà delle imprese si attende un calo della redditività del business nel 2021, che potrebbe essere intaccata dal mancato contenimento dei costi (per il 46% degli intervistati) e dall’inefficacia delle misure di recupero dei crediti (per il 43%). Ciononostante, il 51% si dichiara ottimista rispetto a un miglioramento dell’affidabilità creditizia dei propri clienti, contro una media regionale del 47%. La fiducia sembra prevalere anche in riferimento all’economia interna, attesa in miglioramento per il 68% e in peggioramento per il 20%. Meno positive le previsioni sull’economia globale, per la quale si parla rispettivamente del 51 e del 29%.

Fonte: Barometro Atradius sui comportamenti di pagamento

Massimo Mancini: “troppe incognite sul futuro”

“Il credito commerciale rimane un essenziale caposaldo nel tentativo di stimolare le vendite, in particolare sul mercato domestico – commenta Massimo Mancini, country director di Atradius Italia – Allo stesso modo si corrobora la convinzione della importanza di utilizzare l’assicurazione del credito per proteggere i propri crediti commerciali. Si tratta di una tendenza propria delle situazioni di crisi, dove le imprese nel nostro Paese tradizionalmente preferiscono valutare l’affidabilità creditizia dei potenziali clienti e assorbire le conseguenze di eventuali mancati pagamenti senza ricorrere a supporti professionali esterni”. Più per forma mentis, spiega l’esperto, che per ragioni di costi. Secondo Mancini, inoltre, i prossimi sei mesi presenteranno delle criticità e molto dipenderà dalla gravità del permanere della situazione di crisi. “Benché la maggior parte delle imprese sembri relativamente ottimista nel medio periodo, in particolare per quanto riguarda il commercio sul mercato domestico che si presume possa rimbalzare favorevolmente nei prossimi sei mesi – conclude – la verità è che la situazione presenta ancora troppe incognite per consentire di formulare previsioni affidabili”.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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