Sistemi fiscali a confronto: l’Italia taglia in due la classifica globale

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L’Italia si posiziona al 40° posto della classifica globale dei sistemi fiscali, in ordine decrescente di complessità. Tra i criteri considerati emerge una relativa stabilità delle norme tributarie attualmente vigenti

In Italia è possibile pagare le tasse aziendali ogni sei mesi, mentre in Francia, Austria e Germania la cadenza è trimestrale

Il Regno Unito guadagna la ventesima posizione, nonostante l’applicazione di un’unica aliquota aziendale del 19% e solo due imposte sul lavoro

In Europa i primi cinque paesi con il sistema fiscale più complesso sono: Grecia, Turchia, Portogallo, Ungheria e Croazia

Mentre l’Italia continua il suo cammino verso una generale semplificazione del proprio sistema fiscale, alcuni paesi i cui regimi di tassazione sono tradizionalmente considerati “meno complicati” faticano a tenerne il passo. Stando al rapporto annuale Accounting & tax: the global and local complexities holding multinationals to account elaborato da Tmf Group, fornitore di servizi di gestione aziendale internazionale usufruiti da oltre il 60% delle società del Ftse 100 e del Fortune global 500 (la lista dei primi 500 gruppi economici mondiali in termini di fatturato, ndr), il Belpaese guadagna la quarantesima posizione nel ranking globale dei sistemi fiscali, a pari merito con il Paraguay.
La classifica, che pone in rassegna 77 giurisdizioni in ordine decrescente di complessità, vede ai primi tre posti l’Argentina, la Bolivia e la Grecia, mentre si chiude con Curaçao, Danimarca e le Isole vergini britanniche. Tra i criteri considerati che rendono l’Italia più competitiva dal punto di vista fiscale rispetto a paesi come la Germania, l’Austria, il Regno Unito e la Francia, emerge una relativa stabilità delle norme tributarie tutt’ora in vigore, ma anche una più profonda semplificazione del sistema fiscale attesa nei prossimi cinque anni. Per non dimenticare poi la frequenza dei pagamenti delle tasse aziendali. Se in Francia, Austria e Germania è necessario pagarle una volta ogni tre mesi, si legge in una nota, in Italia è possibile una cadenza semestrale.
Diverso è invece il discorso del Regno Unito dove la competitività del sistema fiscale nel suo complesso (dall’aliquota aziendale unica del 19% alla presenza di sole due imposte sul lavoro) non risulta essere sufficiente a garantirgli la scalata della classifica. Il Paese, infatti, si posiziona ventunesimo, sia per l’introduzione di diverse leggi e regolamenti sulla digitalizzazione fiscale sia per i cambiamenti all’orizzonte in vista della Brexit. Sul territorio europeo in generale, poi, i primi cinque paesi con il sistema fiscale più complesso in ordine discendente sono Grecia, Turchia, Portogallo, Ungheria e Croazia, mentre sul fronte opposto si posizionano Danimarca, Svizzera, Irlanda, Norvegia e Paesi Bassi.

“L’Italia sta procedendo verso una generale semplificazione del suo sistema fiscale – spiega Emine Constantine, global director dell’unità accounting & tax di Tmf Group – Il suo posizionamento a metà della classifica è dovuto alla decisione da parte delle autorità fiscali di passare alla rendicontazione digitale e, di conseguenza, alcune delle dichiarazioni fiscali che dovevano essere presentate prima ora non sono più richieste”. Questo fattore, conclude, ha rappresentato di fatto “uno sgravio per le imprese italiane, che alla fine percepiscono la conformità alle normative come più facile da rispettare”.

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