Bazooka fiscale, l’unica arma per salvare l’economia

Misure di stimolo inefficaci, livelli di debito in crescita, necessità di un sostegno fiscale. Gli schemi economici del passato sono ormai superati e una sola verità domina tra gli investitori: l’incertezza è il fattore più odiato dai mercati finanziari

Crisi del debito sovrano (2011), Brexit (2016), coronavirus (2020). Mentre la Bce spingeva nella direzione di creare un’Europa più unita, nel corso di un decennio la politica monetaria è rimasta senza cartucce, pressata dal peso dell’incertezza.

La dipendenza dagli stimoli

I tassi hanno toccato lo zero e l’hanno oltrepassato; il bilancio di Francoforte è passato dai 2000 miliardi del 2008 agli attuali 8000; le prospettive di una normalizzazione delle politiche si sposta sempre più in là. “Con la politica monetaria non convenzionale che è ormai diventata convenzionale, il testimone degli stimoli è passato ai governi, che ora hanno bisogno di bazooka fiscali per tenere in piedi l’economia” ha spiegato Yoram Lustig, Head of Emea Multi Asset Solutions, T. Rowe Price.

In un contesto di tassi ultra-bassi, invecchiamento della popolazione, guerra alla deflazione, aumento del debito pubblico e politiche monetarie inefficaci, “il rischio per gli investitori è che, con i mercati che sono ormai dipendenti dagli stimoli, quando le politiche raggiungeranno il limite vi saranno effetti sui mercati finanziari globali” ha aggiunto l’esperto.

Usa: Stati “Uniti” solo in parte

Anche gli Stati Uniti non sono più stati gli stessi dopo la crisi finanziaria globale. Le  elezioni del 3 novembre, definite tra le più importanti che gli Usa abbiano mai affrontato, fanno seguito ad anni di “polarizzazione nella società americana” che ha portato ad un divario sempre più marcato della ricchezza.

Il voto alle presidenziali, quindi, non riguarderà solo Trump e Biden o repubblicani e democratici, “ma la contrapposizione tra destra e sinistra, tra conservatorismo e liberalismo, tra una maggiore o una minore tassazione”. In tale senso, “il capitalismo americano potrebbe doversi adattare a nuove realtà geopolitiche e demografiche”.

Sull’esito del voto si fonderà quindi sia il diverso trattamento in termini di tasse, livelli di debito e stimoli fiscali all’economia, ha puntualizzato Lustig, sia “il modo in cui l’America gestirà le crisi globali e le sue relazioni con il resto del mondo”.
A ciò si aggiungerà il conflitto tra Cina e Stati Uniti per la supremazia a livello globale: esaurite le discussioni commerciali, la palla passerà ancora una volta alla lotta per la leadership. E l’incertezza, ha ricordato l’esperto, è il fattore più odiato dai mercati finanziari.

Come prepararsi ai mercati di domani

Davanti ad un futuro differente da quello vissuto in passato, gli investitori dovrebbero prepararsi al nuovo corso economico mondiale in tre modi: con un’efficiente diversificazione, guardando su scala globale, perseguendo una gestione attiva di qualità, ha proseguito Yoram Lustig.

L’efficiente diversificazione sta dividendo i portafogli in due campi: attacco e difesa. L’attacco comprende gli asset rischiosi, come azioni, bond high yield e strategie attive aggressive. La difesa include asset che potrebbero non generare ritorni stellari, ma che diversificano il rischio, come titoli di Stato di alta qualità e a lunga durata, valute rifugio come dollaro e yen e strategie attive difensive”.

Gli investimenti globali implicano di evitare bias domestici e di investire realmente a livello mondiale. Molti rischi geopolitici impattano solo alcune regioni. La disruption non crea soltanto rischi, ma anche opportunità. Attraverso un approccio globale gli investitori possono trovare opportunità in qualsiasi area”.

Infine, “una gestione attiva di qualità non solo genera alpha, ma può anche navigare con buonsenso nel mondo dei rischi geopolitici e nei territori inesplorati. Se gli investitori non possono affidarsi al passato, devono usare le loro competenze per immaginare il futuro”.

Domande frequenti su Bazooka fiscale, l’unica arma per salvare l’economia

Riguardo alla politica monetaria europea, quali sono state le principali sfide e l'evoluzione del bilancio della BCE nel corso dell'ultimo decennio?

Nel corso di un decennio, la politica monetaria della BCE si è trovata 'senza cartucce', pressata dall'incertezza e dalla necessità di spingere per un'Europa più unita. Il bilancio di Francoforte è cresciuto significativamente, passando da 2000 miliardi nel 2008 agli attuali 8000 miliardi, a causa della dipendenza dagli stimoli.

Quali eventi storici recenti hanno contribuito all'incertezza economica menzionata nell'articolo?

L'articolo menziona diversi eventi che hanno contribuito all'incertezza economica globale. Tra questi figurano la crisi del debito sovrano nel 2011, la Brexit nel 2016 e la crisi del coronavirus nel 2020.

In che modo la politica monetaria della BCE ha reagito alla necessità di stimoli economici e quali sono le conseguenze sui tassi d'interesse?

La BCE ha reagito spingendo i tassi d'interesse a zero e oltre, indicando una forte dipendenza dagli stimoli. Questa situazione ha portato a prospettive di normalizzazione delle politiche che si spostano sempre più in là nel tempo.

Qual è il ruolo del 'bazooka fiscale' secondo il titolo dell'articolo, in relazione alla situazione economica attuale?

Secondo il titolo dell'articolo, il 'bazooka fiscale' è presentato come l'unica arma per salvare l'economia. Questo suggerisce che, data la politica monetaria 'senza cartucce', l'attenzione si sposta verso misure fiscali per affrontare le sfide economiche.

Quali sono le implicazioni della 'dipendenza dagli stimoli' per le future politiche economiche e i mercati?

La dipendenza dagli stimoli ha portato i tassi a zero e un bilancio BCE di 8000 miliardi, con la prospettiva di una normalizzazione delle politiche che si allontana. Questo scenario implica la necessità di prepararsi ai mercati di domani in un contesto di politiche monetarie non convenzionali prolungate.

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