Pressione inflazionistica: la risposta del mercato obbligazionario

La soluzione delle banche centrali all’eccessivo rialzo dell’inflazione in un contesto di mercato tradizionale è l’aumento del costo del denaro, che evita il surriscaldamento eccessivo dell’economia. Quale reazione può però provocare una salita dei tassi oggi, specie sul mercato obbligazionario?

La crescita elevata registrata dall’indice dei prezzi al consumo (IPC) nel corso degli ultimi mesi ha disallineato gli equilibri di mercato. E, nelle scelte di portafoglio, gli investitori si chiedono come comportarsi con una componente da sempre sensibile all’inflazione: quella obbligazionaria.
L’IPC ha raggiunto a maggio la soglia del 5%, il livello più alto degli ultimi 13 anni, contro l’1,4% di inizio anno. In crescita anche l’inflazione core (pulita dalle variazioni dei prezzi legati al settore energetico e ai beni alimentari) salita al 3,8% con una variazione di 0,4% del mese precedente, secondo i dati comunicati da US Bureau of Labor Statistics.

Il tema della pressione inflazionistica

Nell’ultimo meeting di giugno, la Federal Reserve (Fed) ha lasciato inalterata la propria politica monetaria, evitando eventuali menzioni all’avvio di un tapering (piano di rientro progressivo dalle misure di allentamento monetario) a partire dai prossimi mesi. L’istituto centrale ha però rivisto le proprie aspettative di rialzo dei tassi di interesse, prevedendo un duplice aumento del costo del denaro già a partire dal 2023; nel meeting di marzo 2021 le probabilità di un rialzo dei tassi nel 2023 erano date a zero. Non è tutto: il comitato esecutivo della Fed ha anche rivisto le aspettative di inflazione per l’anno 2021: da una precedente stima del 2,4%, ora le attese sono del 3,4%.
In uno scenario soggetto a pressioni inflazionistiche, in che modo approcciarsi al mercato obbligazionario?

Fixed Income globale, mancano i rendimenti

La ripresa economica è iniziata nella maggior parte degli stati globali, supportata dalle politiche monetarie e fiscali, dall’aumento della somministrazione dei vaccini e dalle riaperture delle economie. A seguito della ripresa, però, “ci aspettiamo ulteriori aumenti dei tassi di interesse e vediamo diversi fattori di rischio, quali la fine del quantitative easing, l’inizio di un nuovo ciclo di inasprimento monetario, i timori legati all’inflazione in crescita e i deficit fiscali in aumento”, commenta Arif Husain, Head of International Fixed Income e gestore del fondo T. Rowe Price Funds SICAV Dynamic Global Bond di T. Rowe Price.
Il rialzo dell’inflazione comporta dei rischi anche per i mercati europei, sebbene si tratti di un fenomeno che ha origine negli Stati Uniti (Usa). “Se i tassi Usa dovessero salire”, spiega Husain, “anche quelli europei lo faranno a seguire. In più, la Banca centrale europea (Bce) effettuerà meno acquisti, riducendo il proprio supporto. Siamo dunque in un contesto dove i rendimenti mancano e il mercato dei bond resta estremamente fragile, quindi servono flessibilità e selezione”.

High Yield, performance interessanti durante la crisi

“L’high yield, storicamente, ha performato bene nei contesti di pressioni inflazionistiche e aumento dei rendimenti dei Treasury”, commenta Mike Della Vedova, co-gestore del fondo T. Rowe Price Funds SICAV Global High Income Bond Fund e del fondo T. Rowe Price Funds SICAV European High Yield Bond Fund di T. Rowe Price. “Nell’high yield”, prosegue l’esperto, “ci si focalizza su società sub-investment grade, già deboli dal punto di vista dei fondamentali, e le si guarda in modo individuale. Un periodo di crescita economica, che è quello che ci attendiamo ora con la ripresa, supporterà queste aziende in modo proporzionalmente superiore rispetto ad altre. I rendimenti sono basati sulle performance effettive dell’azienda, quindi condizioni economiche migliori favoriscono in primis le società più deboli”.

Fondamentali solidi per l’Investment grade

“Per quello che riguarda il comparto Investment grade, il focus al momento è prevalentemente sui fondamentali, che continuano ad essere molto solidi”, dichiara David Stanley, gestore del fondo T. Rowe Price Funds SICAV Euro Corporate Bond Fund di T. Rowe Price. “La pandemia ha avuto un impatto negativo su di essi”, spiega Stanley, “ma la ripresa è già iniziata soprattutto sul fronte degli utili, e le aziende sono riuscite a gestire in modo efficiente i flussi di cassa e i livelli di indebitamento”.

Domande frequenti su Pressione inflazionistica: la risposta del mercato obbligazionario

Qual è stato l'impatto della recente crescita dell'indice dei prezzi al consumo (IPC) sugli equilibri di mercato?

La crescita elevata dell'IPC, che ha raggiunto il 5% a maggio, ha disallineato gli equilibri di mercato. Questo ha portato gli investitori a interrogarsi su come gestire la componente obbligazionaria, tradizionalmente sensibile all'inflazione.

Qual è stato il livello dell'IPC a maggio e come si confronta con l'inizio dell'anno?

L'IPC ha raggiunto la soglia del 5% a maggio, rappresentando il livello più alto degli ultimi 13 anni. Questo contrasta nettamente con l'1,4% registrato all'inizio dell'anno.

Quali sono le implicazioni per gli investitori obbligazionari data la sensibilità di questa asset class all'inflazione?

Gli investitori si trovano di fronte alla sfida di come comportarsi con la componente obbligazionaria, data la sua nota sensibilità all'inflazione. La recente impennata dell'IPC richiede una riflessione sulle strategie di portafoglio.

L'articolo menziona l'inflazione core; cosa indica questa metrica in relazione all'inflazione generale?

L'inflazione core, che esclude le variazioni dei prezzi legati al 'set', è anch'essa in crescita. Questo suggerisce che l'aumento dei prezzi non è legato solo a fattori specifici, ma potrebbe indicare una tendenza inflazionistica più ampia.

Quali segmenti del mercato obbligazionario sono stati menzionati in relazione alla loro performance o ai fondamentali?

L'articolo fa riferimento al Fixed Income globale, evidenziando la mancanza di rendimenti in alcuni casi. Vengono inoltre citati l'High Yield per le sue performance interessanti durante la crisi e l'Investment grade per i suoi fondamentali solidi.

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