Redditi delle famiglie: i Paesi dove diminuiranno di più nel 2022

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L’andamento del reddito disponibile delle famiglie non coincide con quello del Pil: l’Italia sarà fra i Paesi più colpiti da questo indicatore del benessere reale

Il reddito disponibile delle famiglie, considerato un miglior indicatore del benessere, quest’anno diminuirà nella maggioranza dei Paesi Ocse

Secondo tre economisti dell’Ocse il peggioramento del benessere reale delle famiglie è una crisi che richiederà ai governi un intervento non solo temporaneo, ma anche strutturale.

Le previsioni aggiornate dell’Ocse indicano che il Pil aumenterà in tutte le economie avanzate nel 2022. Questo dato sembrerebbe tutto sommato positivo, se si pensa agli sconvolgimenti geopolici attalmente in atto. Eppure, una differente misurazione, in grado di descrivere meglio quanto andrà in tasca alle famiglie, prevede una realtà ben diversa. Il reddito disponibile delle famiglie, considerato un miglior indicatore del benessere, quest’anno diminuirà nella maggioranza dei Paesi Ocse. Fra questi, ci sarà anche l’Italia, sesto fra i Paesi in cui il reddito disponibile si contrarrà di più, dopo Repubblica Ceca, Lettonia, Stati Uniti, Olanda e Lituania. 


Sul versante opposto, quello dei Paesi in cui il reddito disponibile delle famiglie aumenterà di più, si trovano rispettivamente Polonia, Belgio, Slovenia e Norvegia. Com’è possibile osservare dal grafico in basso, non c’è necessariamente una relazione fra l’aumento del Pil e quello del reddito disponibile delle famiglie. Come spiegato su VoxEu da tre economisti dell’Ocse, questo fenomeno si spiega con l’inflazione concentrata sui prodotti energetici. Ogni aumento del 10% del costo dell’energia, riduce il reddito disponibile in rapporto al Pil del 2%. Non stupisce, infatti, che la Repubblica Ceca, fortemente dipendente dal gas russo sia “maglia nera” nelle previsioni sul reddito disponibile per l’anno in corso. 

Secondo gli autori il peggioramento del benessere reale delle famiglie è una crisi che richiederà ai governi un intervento non solo temporaneo, ma anche strutturale

Ci sono riforme che tendono ad avere un impatto più forte sul Pil, che non sul reddito disponibile e viceversa. Al primo gruppo appartengono, ad esempio, “le politiche che promuovono l’apertura commerciale o migliorano la concorrenza nei mercati dei prodotti che aumentano il reddito disponibile di un terzo rispetto ai guadagni prodotti in termini di Pil”. O ancora, “i tagli alle imposte sulle società” il cui effetto sul reddito disponibile è circa della metà rispetto a quello osservato sul Pil. 

Cos’è più efficace, invece, per rimpinguare il reddito delle famiglie? Le risposte sono abbastanza intuitive: “assegni familiari in natura, gli assegni familiari in denaro e i tagli al cuneo fiscale per i lavoratori con famiglia… Tutte queste politiche funzionano stimolando l’occupazione e aumentano il reddito disponibile più del Pil”.

“Nell’affrontare la crisi del costo della vita, questi risultati forniscono un’argomentazione particolarmente forte per aumentare il sostegno all’istruzione della prima infanzia e ai servizi per l’infanzia, che rappresentano oltre il 70% dei pagamenti di prestazioni familiari in natura nei Paesi Ocse”, hanno concluso i tre economisti, “tali politiche favoriscono l’occupazione a lungo termine, soprattutto per le donne, e hanno un effetto rapido e amplificato sul reddito disponibile delle famiglie”.

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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