Scudo Bce, alla ricerca del nuovo whatever it takes

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La promessa c’è, i dettagli non ancora: per evitare che la stretta monetaria avvii una nuova crisi degli spread servirà un compromesso fra falchi e colombe

Il comunicato che il board Bce ha pubblicato al termine della sua riunione di emergenza è stato chiaro nelle intenzioni, ma ha rimandato la definizione dei dettagli

Per il momento lo spread Btp-bund mantiene l’effetto delle rassicurazioni, ma mettere a punto una strategia efficace per proteggere i titoli dei Paesi più indebitati non sarà un compito agevole

Se non arriveranno in tempi rapidi i dettagli dello scudo anti-spread, promesso ufficialmente dalla Banca centrale europea il 15 giugno, difficilmente i titoli pubblici dei Paesi Ue più indebitati potranno rimanere al riparo dalle speculazioni. La posizione della Bce è particolarmente complicata, dal momento che la gestione dell’inflazione, da un lato, e la stabilità finanziaria, dall’altro, potrebbero entrare in corto circuito. La sfida è riuscire a restringere le maglie della politica monetaria senza che il peso dei debiti pubblici accumulati dagli stati membri si traduca, nei casi più gravi, in aumenti dei rendimenti insostenibili per le finanze pubbliche. Che questa situazione di impaccio si sarebbe verificata, alla vigilia della stretta monetaria europea, era abbastanza evidente da tempo (ne avevamo già parlato a novembre), ma ora questa è ufficialmente la nuova urgenza dell’Eurotower, la nuova chiamata a un ‘whatever it takes’.

Il comunicato che il board Bce ha pubblicato al termine della sua riunione di emergenza è stato chiaro nelle intenzioni (“il Consiglio direttivo si è impegnato a contrastare il riemergere dei rischi di frammentazione”), ma ha rimandato la definizione dei dettagli. 

Oltre alla già preannunciata “flessibilità” nel reinvestimento dei titoli acquistati nell’ambito del programma Pepp (il massiccio piano anti-pandemia) “il Consiglio direttivo ha deciso di incaricare i comitati dell’Eurosistema competenti e i servizi della Bce affinché si acceleri il completamento della progettazione di un nuovo strumento di contrasto alla frammentazione da sottoporre all’esame del Consiglio direttivo”. La necessità di “accelerare” su quest’ultimo punto è strettamente collegata all’anticipazione della stretta monetaria, che si sta rendendo necessaria a causa della forte crescita dei prezzi. 

Buona parte degli analisti attende al varco la Bce, perché saranno i dettagli dello scudo anti-spread a determinare la sorte dei titoli di stato più vulnerabili, come quelli italiani.

“La soluzione che dovranno adottare i comitati di esperti della Bce dovrà essere molto robusta per eliminare del tutto gli appeal speculativi dei bond dei paesi con debiti più alti e per evitare ulteriori rischi alla stabilità finanziaria dell’Eurozona”, ha affermato Filippo Diodovich, senior market strategist di IG, “soluzione molto complessa perché il nuovo programma non dovrà ostacolare gli sforzi della Bce per fronteggiare le pressioni inflazionistiche e dovrà essere accettata dai 19 paesi membri dell’area Euro”. Secondo Diodovich fra gli interventi auspicabili ci sarebbe anche  l’eliminazione “anche nel medio/lungo termine delle capital keys sugli asset detenuti all’interno del programma Pepp” – fatto che permetterebbe alla Bce di comprare in proporzione maggiore i titoli pubblici dei Paesi in maggiore difficoltà. Ottenere su questo l’assenso dei membri più falchi, però, non sarà un’impresa facile. 

“La capacità di strumenti aggiuntivi per mitigare l’effetto del rialzo dei tassi sulla stabilità finanziaria dell’Europa periferica rimane tutta da dimostrare. Riteniamo però che la flessibilità a cui la BCE ambisce sia un aspetto fondamentale per i rendimenti obbligazionari dell’Europa periferica, non solo grazie al contenimento diretto degli spread derivante dall’acquisto di titoli, ma anche per l’impegno stesso della Banca Centrale ad intervenire in situazioni di stress”, ha affermato il portfolio manager di Moneyfarm, Michele Morra, per il quale, alla luce delle attuali incertezze “ concentrare i propri investimenti in alcuni Paesi puntando sistematicamente sula protezione della banca centrale rappresenta un azzardo”, meglio, “continuare a diversificare la componente obbligazionaria di portafoglio”.

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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