A tre anni dalla riorganizzazione del team di gestione, il Fondo Carmignac Patrimoine ha ritrovato una dinamica positiva. Più che un cambiamento radicale, questa ripresa riflette un modo diverso di valorizzare ciò che da sempre caratterizza il Fondo: la capacità di combinare molteplici motori di performance, contemporaneamente o in differenti fasi del ciclo di mercato.
Fin dalla sua nascita, infatti, il Fondo si è basato su una forte convinzione: ricercare la performance attraverso una pluralità di fonti di rendimento, senza legarsi a un solo scenario di mercato. A seconda delle condizioni, il contributo può arrivare dalle azioni, dalle obbligazioni, dalle valute, dalle strategie tattiche o dalle decisioni di asset allocation. È una filosofia che accompagna il Fondo da 37 anni e che, con la riorganizzazione del team di gestione avvenuta nel settembre 2023, ha conosciuto un’ulteriore evoluzione. Nell’analisi dedicata a Carmignac Patrimoine, la società approfondisce come questo approccio sia stato adattato alle nuove dinamiche dei mercati finanziari.
Diversificazione: come cambia la gestione nel nuovo contesto di mercato
Secondo Carmignac, il cambiamento dell’approccio gestionale nasce da una situazione apparentemente contraddittoria: i fondi diversificati operano oggi in un contesto potenzialmente più favorevole, proprio mentre diversificare è diventato più difficile. In passato, gli equilibri tra le principali asset class erano più prevedibili. Le azioni rappresentavano una fonte di crescita, mentre le obbligazioni tendevano a proteggere il portafoglio nelle fasi di maggiore tensione. A sostenere entrambe contribuiva inoltre la progressiva discesa dei tassi d’interesse, favorevole a gran parte delle attività finanziarie. Con il ritorno dell’inflazione, però, queste dinamiche sono cambiate: oggi i rendimenti obbligazionari possono salire anche durante una fase di ribasso azionario. Di conseguenza, i bond non garantiscono più quella funzione di protezione che tradizionalmente veniva loro attribuita, ma possono rappresentare contemporaneamente un fattore di rischio e una fonte di opportunità. È partendo da questa trasformazione che Carmignac ha rivisto il modo di gestire il Fondo.
Quattro driver per diversificare le fonti di rendimento
Nel corso degli ultimi tre anni, il peso dei diversi motori di performance è cambiato insieme alle condizioni dei mercati. In alcune fasi è stato determinante il contributo azionario, in altre quello obbligazionario, valutario o delle strategie macro. I risultati del Fondo non sono stati riconducibili a una sola componente. Proprio la possibilità di combinare queste leve ha permesso di ricercare valore tra le diverse asset class, anche nei periodi caratterizzati da maggiore instabilità. Alcuni episodi di mercato consentono di comprendere concretamente il funzionamento di ciascun driver.
Obbligazioni: la flessibilità come leva d’investimento
Per Carmignac, uno degli elementi distintivi della gestione obbligazionaria è la libertà di modificare il posizionamento del portafoglio in funzione delle condizioni di mercato. La duration modificata, che può oscillare tra -4 e +10, permette infatti al Fondo non soltanto di gestire l’impatto di un rialzo dei rendimenti obbligazionari, ma anche di assumere posizioni orientate a beneficiare di questo movimento.
Questa capacità di adattamento ha acquisito particolare rilevanza a partire dal 2022, quando il mercato obbligazionario ha smesso di rappresentare una componente naturalmente difensiva dei portafogli multi-asset ed è tornato a mostrare una volatilità significativa. Tuttavia, l’aumento dei rischi può ampliare anche le possibilità offerte dalla gestione attiva.
Esempio 1 – Il caso del 2026: opportunità in uno scenario obbligazionario complesso
Dall’inizio del 2026, a fronte di perdite comprese tra il 2% e il 4% registrate da alcuni importanti indici obbligazionari, la componente obbligazionaria di Carmignac Patrimoine ha apportato un contributo positivo di circa il 3% alla performance del Fondo¹.
Alla base di questo risultato, Carmignac individua tre principali scelte d’investimento. La prima riguarda l’inflazione, la cui persistenza era ritenuta sottovalutata dai mercati: da qui la decisione di utilizzare obbligazioni indicizzate per ottenere un’esposizione a un rischio che, secondo il team, non risultava ancora pienamente incorporato nei prezzi. La seconda scelta deriva dalla convinzione che i rendimenti a lunga scadenza non tenessero sufficientemente conto del peggioramento dei conti pubblici. Questo ha portato a selezionare posizioni corte sui segmenti lunghi delle curve dei rendimenti negli Stati Uniti e in Europa, con l’obiettivo di beneficiare del loro rialzo. La terza direttrice si è concentrata sulle differenze tra i mercati del debito sovrano, caratterizzati da profili di rischio e rendimento non omogenei. In particolare, il Fondo ha affiancato una posizione corta sui titoli di Stato francesi a una posizione lunga sui titoli tedeschi, puntando a trarre vantaggio dall’allargamento dello spread tra i due Paesi.
Azioni: crescita strutturale e attenzione alle valutazioni
Nell’ambito della gestione azionaria, Carmignac sottolinea l’importanza di affiancare alle convinzioni d’investimento di lungo periodo una rigorosa analisi delle valutazioni. In uno scenario in cui il costo del capitale si mantiene strutturalmente più alto, secondo la società non è sufficiente individuare imprese con buone prospettive di crescita: diventa altrettanto importante valutare quanto il mercato sia disposto a pagare per quelle prospettive.
La selezione si concentra quindi su aziende che possono beneficiare di trend strutturali, accompagnando l’analisi dei singoli titoli con uno studio dell’intera catena del valore. L’obiettivo è comprendere quali segmenti riescano a intercettare maggiormente i profitti e dove permangano valutazioni considerate interessanti. Questo metodo richiede anche di rivedere il peso degli investimenti quando, secondo il team, il potenziale di apprezzamento non giustifica più adeguatamente i rischi assunti.
Esempio 2 – Il caso dell’intelligenza artificiale: opportunità oltre le big tech statunitensi
A partire dal 2024, il tema dell’intelligenza artificiale ha rappresentato una componente rilevante della strategia azionaria, contribuendo da solo a generare quasi 8 punti percentuali di sovraperformance rispetto all’MSCI AC World². Carmignac ha scelto di non limitare gli investimenti alle maggiori piattaforme tecnologiche statunitensi, preferendo esplorare i segmenti considerati strategici lungo l’intera filiera dell’AI.
Tra gli investimenti presenti in portafoglio dal 2024 figurano TSMC, Broadcom e SK Hynix³, società che hanno beneficiato dell’incremento della domanda di capacità di calcolo, semiconduttori avanzati e memorie. Dopo i risultati positivi ottenuti da questi titoli, il team ha progressivamente allargato la ricerca di opportunità ad altri comparti e mercati geografici, includendo anche alcuni fornitori giapponesi selezionati attivi nell’industria dei semiconduttori. La finalità è mantenere un’esposizione al potenziale di crescita di lungo periodo dell’intelligenza artificiale, evitando al tempo stesso un’eccessiva concentrazione delle fonti di rendimento.
Valute: distinguere l’investimento dal rischio di cambio
Un altro elemento centrale della strategia è la gestione valutaria attiva, che permette di trattare separatamente la scelta di investire in un’attività finanziaria e quella di esporsi alla moneta in cui è denominata. Infatti, avere una visione favorevole su un titolo azionario o obbligazionario estero non implica necessariamente condividere le stesse aspettative sulla relativa valuta.
Questa distinzione consente al Fondo di intervenire sui rischi di cambio, limitando alcune esposizioni considerate poco favorevoli e assumendo, quando opportuno, posizioni valutarie specifiche. Le decisioni possono riflettere differenze nelle prospettive di crescita economica, negli orientamenti delle banche centrali o nelle valutazioni delle singole monete.
Esempio 3 – Il caso del 2025: investire negli Stati Uniti limitando l’esposizione al dollaro
Nel 2025, il dollaro statunitense si è deprezzato di circa il 12% nei confronti dell’euro. Carmignac Patrimoine ha continuato a investire in diverse società americane sulle quali il team manteneva convinzioni positive, scegliendo però di ridurre sensibilmente il rischio valutario associato. Il sottopeso sul dollaro derivava anche dai dubbi dei gestori sulla capacità della valuta statunitense di conservare il suo tradizionale ruolo di bene rifugio, in una fase in cui una parte dell’incertezza aveva origine proprio negli Stati Uniti. Questa impostazione ha permesso di contenere gli effetti negativi della svalutazione del dollaro sugli investimenti americani.
Parallelamente, il Fondo ha ricercato rendimento attraverso posizioni su alcune valute emergenti, soprattutto sudamericane, che hanno offerto un contributo aggiuntivo. La componente valutaria ha così svolto una doppia funzione: da un lato proteggere il portafoglio da specifici rischi di cambio, dall’altro tradurre le convinzioni del team in opportunità d’investimento capaci di ampliare la diversificazione.
Strategie macro azionarie: gestire il rischio senza rinunciare alle convinzioni
Nella componente macro azionaria, Carmignac distingue le scelte strategiche di lungo periodo dalla gestione dell’esposizione al rischio nel breve termine. Il ricorso a futures, opzioni e strategie sulla volatilità permette al team di intervenire rapidamente sull’esposizione azionaria netta, che può variare tra lo 0% e il 50%. Questi strumenti non vengono impiegati esclusivamente per contenere le perdite potenziali. Possono anche servire a ripristinare velocemente il beta di mercato, assumere posizioni tattiche su specifici mercati, settori o fattori d’investimento e aggiungere temporaneamente esposizioni poco rappresentate nella componente azionaria del portafoglio.
Carmignac considera quindi la gestione macro azionaria una vera e propria leva di asset allocation, attraverso la quale modificare tempestivamente il posizionamento del Fondo al mutare delle condizioni di mercato.
Esempio 4 – Il caso di aprile 2025: la risposta allo shock dei dazi
Nell’aprile 2025, gli annunci statunitensi sui dazi commerciali hanno provocato una correzione dei mercati vicina al 20%, seguita da un recupero di quasi il 15% nel giro di un mese. Il portafoglio disponeva già, prima dell’inizio delle turbolenze, di opzioni put sugli indici azionari e opzioni sul VIX. Queste coperture hanno consentito ai gestori di portare rapidamente l’esposizione azionaria netta al 17%, contenendo il drawdown massimo al -5,4%.
In seguito, quando il VIX si è avvicinato a quota 60, il team ha giudicato particolarmente interessante il rapporto tra rischio e rendimento. Ha quindi monetizzato una parte delle protezioni precedentemente acquistate e ha iniziato a incrementare gradualmente l’esposizione azionaria. Questo episodio dimostra come la gestione macro abbia consentito di affrontare sia la fase di correzione sia il successivo recupero dei mercati, senza modificare le convinzioni d’investimento di fondo.
Carmignac Patrimoine: i risultati dopo tre anni
Tra settembre 2023 e la fine di settembre 2026, Carmignac Patrimoine ha registrato un rendimento del 33,7%, superiore al 25,2% del proprio indice di riferimento. La performance corrisponde a circa il 10% annualizzato, a fronte di una volatilità intorno al 6%. Nello stesso periodo, il drawdown massimo del Fondo è stato pari al –5,4%, contro il -9,4% del benchmark.
Nella lettura di Carmignac, questi numeri non riflettono soltanto una serie di decisioni d’investimento favorevoli, ma evidenziano soprattutto la capacità di conservare una visione strategica modificando gli strumenti utilizzati per realizzarla. È quanto emerge dalla scelta di mantenere investimenti nelle società statunitensi riducendo il rischio dollaro, dalla ricerca di opportunità obbligazionarie anche durante il rialzo dei rendimenti sovrani e dalla gestione di uno shock azionario senza rinunciare alle posizioni di lungo termine. La ripresa del Fondo, secondo la società, è dunque riconducibile non tanto all’introduzione di nuove fonti di rendimento, quanto a una diversa modalità di combinare e utilizzare quelle già presenti nella strategia.
1Al 30/09/2026, dati di performance lordi.
2Dal 01/01/2024 al 30/09/2026. Componente azionaria dell’indicatore di riferimento.
3I riferimenti a determinati titoli e strumenti finanziari sono forniti esclusivamente a scopo illustrativo, per evidenziare i titoli detenuti, o detenuti in passato, nei portafogli dei fondi Carmignac.
Fonte: Carmignac, al 30 settembre 2026. Carmignac Patrimoine, classe A EUR Acc, ISIN FR0010135103. Indice di riferimento: 40% MSCI AC World + 40% ICE BofA Global Government Index + 20% €STR capitalized. La performance del Fondo è al netto delle commissioni, escluse le eventuali commissioni di ingresso applicate dal distributore. Le performance passate non sono necessariamente indicative delle performance future. Il team di gestione può cambiare nel corso della vita del Fondo. Anche la composizione del portafoglio può cambiare nel tempo. Il Fondo è soggetto a un rischio di perdita di capitale. Le strategie di diversificazione e copertura non garantiscono protezione dalle perdite.
Carmignac Patrimoine A EUR Acc
ISIN: FR0010135103
Periodo minimo di investimento consigliato
3 anni
Livello di rischio*
3/7
Classificazione SFDR**
Articolo 8
*Scala di Rischio del KID (documento contenente le informazioni chiave). Il rischio 1 non significa che l’investimento sia privo di rischio. Questo indicatore può evolvere nel tempo. **Regolamento SFDR (Regolamento relativo all’informativa sulla sostenibilità nel settore dei servizi finanziari) 2019/2088. La classificazione SFDR dei Fondi può evolvere nel tempo.
Principali rischi del Fondo
Azionario: Le variazioni del prezzo delle azioni, la cui portata dipende da fattori economici esterni, dal volume dei titoli scambiati e dal livello di capitalizzazione delle società, possono incidere sulla performance del Fondo.
Tasso d’interesse: Il rischio di tasso si traduce in una diminuzione del valore patrimoniale netto in caso di variazione dei tassi.
Credito: Il rischio di credito consiste nel rischio d’insolvibilità da parte dell’emittente.
Cambio: Il rischio di cambio è connesso all’esposizione, mediante investimenti diretti ovvero utilizzando strumenti finanziari derivati, a una valuta diversa da quella di valorizzazione del Fondo.
L’investimento nel Fondo può comportare un rischio di perdita di capitale. Per consultare l’elenco completo dei rischi, fare riferimento al prospetto e al KID del Fondo.
Comunicazione di marketing. Si prega di consultare il KID/prospetto prima di prendere una decisione finale di investimento. Questo documento è destinato ai clienti professionali.
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