Accedere ai mercati e controllare il portafoglio è diventato più semplice. Ma avere più strumenti e informazioni non significa necessariamente investire meglio. Cresce anche la necessità di comprendere ciò che si possiede, quanto costa e quali obiettivi si vogliono raggiungere. È un cambiamento che coinvolge tanto gli investitori autonomi quanto la consulenza tradizionale. Ne ha parlato alla terza edizione del Wealth Management Summit di We Wealth Massimo Citoni, Country Head Italy di eToro, intervenuto in collegamento per raccontare l’evoluzione delle aspettative degli investitori e il ruolo della tecnologia nelle scelte finanziarie.
Quattro cambiamenti nelle aspettative degli investitori
Secondo quanto illustrato da Citoni, negli ultimi anni sono cambiate quattro dimensioni del rapporto con gli investimenti: accesso, costi, esperienza e consapevolezza. Oggi si può investire online con capitali contenuti e meno passaggi rispetto al passato. Inoltre, chi investe vuole confrontare le alternative e conoscere i costi prima di operare. “La trasparenza negli investimenti non è più un plus, è diventato un requisito di base”, ha osservato.
Citoni ha poi richiamato l’abitudine a verificare il portafoglio in ogni momento dall’app, senza attendere un rendiconto periodico. Ma ha dato particolare rilievo alla consapevolezza: i clienti cercano informazioni, confrontano opinioni e arrivano dal professionista con domande già formulate, anche se non sempre con una preparazione corretta.
Come ha spiegato il manager, queste aspettative non restano confinate agli investimenti fai-da-te, ma diventano criteri con cui valutare anche la consulenza. Citoni ha sintetizzato il cambiamento così: “Chi fa consulenza oggi non compete con la tecnologia, bensì si confronta con l’esperienza che il cliente ha già altrove”. Semplicità d’accesso, chiarezza dei costi e visibilità del portafoglio diventano così condizioni di partenza anche nella consulenza.
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La tecnologia aiuta, ma si parte dagli obiettivi
Una piattaforma digitale può facilitare l’accesso a strumenti e strategie differenti. Resta però una questione preliminare: capire a cosa debba servire l’investimento. Come ha ricordato Citoni, diversificare non significa semplicemente accumulare molti prodotti, ma individuare quelli coerenti con un obiettivo preciso, a costi comprensibili. “Un ambiente digitale può aiutare su entrambi i fronti, ma non risolve da solo la domanda più importante, cioè qual è l’obiettivo iniziale”, ha spiegato.
Tra gli strumenti citati dal manager figuravano gli Smart Portfolios di eToro, costruiti dal comitato investimenti o da partner esterni per offrire strategie già definite senza selezionare ogni singolo titolo. Citoni ha ricordato, tra gli esempi, una gamma basata su ETF sviluppata con la guida di BlackRock e articolata per profili di rischio, portafogli di Franklin Templeton che modificano nel tempo il peso di azioni e obbligazioni e soluzioni con Amundi che combinano esposizione azionaria e temi di lungo periodo.
Il manager ha illustrato due esempi ipotetici di utilizzo della piattaforma. Il primo riguarda chi vuole accumulare capitale in vista della pensione o del futuro dei figli. In questo caso entrano in gioco l’orizzonte temporale, la diversificazione e il peso dei costi sul risultato finale. Accanto ai portafogli predefiniti ci sono anche gli investimenti diretti, comprese le azioni frazionate. Conta la coerenza degli strumenti con gli obiettivi dell’investitore, eventualmente valutata insieme al consulente.
Il secondo esempio riguarda chi desidera esplorare direttamente singoli mercati o temi, dall’intelligenza artificiale alle materie prime. Oltre ai portafogli tematici, Citoni ha richiamato le funzionalità di social trading, che consentono di replicare gli investimenti di altri utenti della piattaforma. L’autonomia operativa, tuttavia, non elimina la necessità di stabilire regole. Per i consulenti indipendenti, portafogli con composizione e logica dichiarate possono offrire elementi da valutare insieme ai clienti.
L’AI rende le informazioni più pertinenti
Il passaggio successivo dell’intervento ha riguardato l’intelligenza artificiale, che può aiutare l’investitore non soltanto a reperire dati, ma anche a interpretarli in relazione alla propria situazione. Citoni ha portato l’esempio di Tori, l’assistente AI di eToro, al quale è possibile chiedere come sia composto il portafoglio e in quali settori si concentrino maggiormente le esposizioni. La risposta può far emergere interrogativi che non sempre l’investitore si pone spontaneamente: una concentrazione elevata è il frutto di una scelta consapevole oppure si è creata nel tempo senza una precisa intenzione?
Come ha illustrato il manager, l’assistente può inoltre segnalare sviluppi relativi agli strumenti detenuti o monitorati. L’obiettivo è passare dalla semplice lettura delle notizie a una domanda più utile per il singolo investitore: che impatto può avere questa informazione sul mio portafoglio? Tori può anche tenere conto degli obiettivi che l’utente ha condiviso, contribuendo a leggere le esposizioni alla luce del percorso personale, anziché limitarsi a fornire risposte generiche.
Il giudizio umano resta decisivo
È proprio su questo confine che Citoni si è soffermato nella parte finale dell’intervento. Confrontare il portafoglio con un progetto di vita richiede ancora una valutazione personale, eventualmente accompagnata da quella del consulente. Le informazioni possono essere più numerose, tempestive e comprensibili, ma devono essere interpretate in relazione agli obiettivi, alle esigenze familiari e alla capacità di affrontare le fasi difficili dei mercati, comprese le perdite.
La tecnologia offre maggiore chiarezza, senza assumersi la responsabilità della scelta. “È un supporto, non può decidere al posto dell’investitore”, ha chiarito Citoni. Il ruolo del professionista resta quello di collegare gli strumenti finanziari alla situazione concreta della persona, trasformando le informazioni disponibili in un ragionamento coerente con i suoi bisogni.
In questa prospettiva, l’accessibilità non è un traguardo sufficiente di per sé. Il punto, ha concluso il manager, è che “rendere gli investimenti accessibili ha valore quando aiuta le persone a fare scelte più consapevoli”. Un messaggio per piattaforme digitali e consulenza tradizionale: la sfida non è soltanto mettere più strumenti nelle mani degli investitori, ma aiutarli a usarli con maggiore consapevolezza.


