Con le elezioni midterm Usa tra pochi giorni, Matt Miller, economista politico di Capital Group, esprime la sua view sul possibile esito. L’esperto ritiene che non ci saranno vittorie schiaccianti e che il risultato potrebbe essere uno stallo politico. In ogni caso, il suo suggerimento è quello di mantenere un approccio di lungo periodo evitando che le preoccupazioni politiche compromettano gli obiettivi di investimento.
Il malcontento degli elettori potrebbe cambiare gli equilibri politici
Miller si aspetta che i Democratici riescano a ottenere la maggioranza nella Camera dei Rappresentanti, ma che questa non sarà affatto netta. “La mia impressione è che la maggioranza democratica sarà più ridotta, forse di appena una manciata di seggi”, afferma. Allo stesso tempo, ritiene che il Partito Repubblicano manterrà la maggioranza al Senato. Il possibile cambiamento negli equilibri politici è riconducibile anche al malcontento generato dalla guerra in Iran e dall’aumento dei prezzi. Se il Partito Repubblicano perderà la Camera, sarà per questo motivo”, osserva l’esperto.
A esasperare gli elettori è l’aumento dei prezzi al consumo, nello specifico l’aumento cumulato dei prezzi negli ultimi anni. Gli elettori “dal 2021 hanno assistito a rincari del 30% o più su beni e servizi fondamentali per la vita della classe media, tra cui alimentari, utenze e benzina”, spiega Miller.
Inoltre, a causa del gerrymandering, ovvero della ridefinizione dei confini dei collegi elettorali a vantaggio di un partito, sono ormai pochi i seggi realmente contesi tra Democratici e Repubblicani. Meno di 20 competizioni elettorali sono infatti considerate davvero aperte, mentre la stragrande maggioranza dei 435 seggi della Camera è saldamente democratica o repubblicana. Ciò significa che è molto più difficile ottenere una vittoria schiacciante, dal momento che sono pochi i seggi che possono effettivamente passare da un partito all’altro.
Il probabile stallo politico
Se i Democratici conquisteranno la Camera e i Repubblicani manterranno la maggioranza al Senato, il probabile risultato sarà quello di uno stallo politico. “Avremo un governo diviso. Ciò significa che, nei prossimi due anni, il Congresso non riuscirà a ottenere grandi risultati sul fronte legislativo. Dovremmo inoltre aspettarci che gli scontri sul tetto del debito e sul bilancio federale provochino temporanee turbolenze sui mercati”, osserva l’esperto.
In alcuni ambiti si potrebbe comunque raggiungere una cooperazione, per esempio sul ripristino dei sussidi previsti dall’Affordable Care Act (ACA) e sulla regolamentazione dei data center. Da una parte, secondo Miller, “i Democratici hanno fatto del loro ripristino una priorità e i Repubblicani potrebbero essere disposti ad assecondarli”. Dall’altra, “in entrambi i partiti ci sono esponenti apertamente critici nei confronti della costruzione senza vincoli di data center per l’intelligenza artificiale”, afferma l’economista.
Miller si aspetta inoltre che i Democratici alla Camera avvieranno quasi immediatamente indagini su Trump, con l’obiettivo di metterlo nuovamente in stato d’accusa attraverso la procedura di impeachment.
Le implicazioni per gli investitori
Secondo Miller, le elezioni di metà mandato non rappresentano necessariamente un fattore negativo per il mercato azionario statunitense. “La buona notizia è che le azioni statunitensi tendono a registrare buone performance una volta superata l’incertezza generata dalle elezioni di metà mandato. Dal 1950, l’indice S&P 500 ha registrato un rendimento medio del 15% nei 12 mesi successivi alle elezioni di metà mandato” fa notare l’economista. Nonostante l’incertezza elettorale inoltre, secondo i dati al 19 ottobre, l’S&P 500 è in rialzo di circa il 12% da inizio anno.
Infine, storicamente un governo diviso non ha penalizzato i mercati azionari statunitensi: l’analisi di Capital Group condotta sui dati di investimento tra il 1933 e il 2025 mostra che la composizione partitica del Congresso sembra aver avuto un impatto pressoché nullo sui rendimenti.
In ogni caso, l’esperto invita a non farsi sopraffare dalle preoccupazioni politiche di breve periodo. “Gli investitori farebbero bene a guardare oltre gli alti e bassi di breve periodo e a mantenere un orizzonte di lungo termine, indipendentemente dalla direzione in cui soffiano i venti politici”, conclude Miller.


