La trasparenza è il volano della sostenibilità

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Più sono chiare e visibili le informazioni sulle variabili ambientali, sociali e di governance, più le imprese possono attrarre gli istituzionali – e a cascata gli individui – a investire nei loro asset. Ecco come la comunità finanziaria può contribuire a una crescita economica responsabile e combattere il greenwashing

Il contributo della comunità finanziaria a una crescita economica sostenibile dipende dalla qualità delle informazioni disponibili sulle variabili ambientali, sociali e di governo societario. La trasparenza con cui le imprese descrivono i loro piani di transizione digitale ed energetica nella documentazione non finanziaria, si trasmette attraverso le strategie degli investitori istituzionali e determina le preferenze di sostenibilità degli individui che si avvalgono della consulenza finanziaria professionale per le loro scelte di investimento. Per questo motivo, essere in prima linea per promuovere la cultura della responsabilità sociale e della sostenibilità per incrementare il flusso degli investimenti Esg significa, prima di tutto, contrastare i fenomeni di greenwashing.

Le autorità europee di supervisione (Esma, Eba e Eiopa) sono intervenute per lo sviluppo di un nuovo set di regole relativo alla trasparenza nell’informativa precontrattuale e nelle relazioni periodiche per favorire il flusso delle informazioni (per l’applicazione degli art. 8, 9 e 11 della Sfdr), ma l’obiettivo che si sono date non è stato quello di “mantenere le cose semplici”. Si tratta di un cambiamento molto rilevante, che richiederà un percorso di adattamento per tutti i soggetti economici coinvolti, a partire dalle imprese e indipendentemente dalla loro scelta di finanziarsi attraverso il credito bancario, i mercati privati o quelli pubblici. Le imprese per prime dovranno percepire l’esercizio non come un carico amministrativo supplementare, ma come una reale opportunità di creare valore. Tuttavia, qualità e disponibilità di informazioni e dati richiedono un lavoro significativo da parte delle imprese, dei gestori e dei consulenti per gli investitori finali, con definizioni e unità di misura chiare, un controllo minuzioso della coerenza delle informazioni riportate. Le imprese andranno aiutate e motivate a intraprendere con determinazione questo percorso.

Si comprende così come mai tutta la comunità finanziaria proponga un “approccio progressivo”, che preveda inizialmente una parziale copertura dei portafogli degli investitori per facilitare la transizione nel medio periodo verso una piena adozione, senza tuttavia determinare un insostenibile aumento del costo dei servizi finanziari e assicurativi in capo agli investitori finali. Assicurare al cliente una piena diversificazione dell’asset allocation grazie a un approccio uniforme verso le diverse asset class resta l’obiettivo principale di tutti i professionisti della consulenza finanziaria. Il riferimento a tutti gli strumenti azionari e di debito, senza alcuna esclusione, assicurerà nel tempo che l’approccio di investimento sostenibile venga effettivamente incorporato nell’asset allocation e nella gestione del rischio di tutti gli investitori. 

Un ultimo elemento su cui riflettere: la mancanza di dati e di accesso ai dati per gli investitori lascia ampio spazio ai fornitori terzi per commercializzare queste “informazioni”. Questo potrebbe rappresentare un ostacolo per la piena integrazione e utilizzabilità dei dati in futuro. Una piattaforma europea centralizzata potrebbe immagazzinare e fornire informazioni tempestive rispetto all’allineamento della tassonomia delle azioni e del debito e fornire informazioni dettagliate alle successive modifiche dei criteri tecnici della tassonomia, assicurando che il mercato non dipenda esclusivamente da fornitori terzi.

(Articolo a cura di Simona Maggi, direttore scientifico di Aipb, tratto dal magazine We Wealth di aprile 2022)

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