Trust nullo, quando il guardiano può far saltare l’atto

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La parola "TRUST", in grassetto e in lettere nere, è centrata su uno sfondo blu con un effetto luminoso e radiante, che dà un senso di importanza e concentrazione.

Il guardiano non è obbligatorio, ma se l’atto istitutivo lo prevede non può restare sulla carta: in un trust liquidatorio la designata ha rifiutato, nessuno l’ha sostituita nei termini e la nullità è diventata definitiva, con oltre 317 mila euro da restituire al fallimento

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Nella costruzione di un trust il guardiano viene spesso trattato come una figura di contorno: un nome di fiducia da inserire nell’atto per rassicurare il disponente, a cui si penserà davvero soltanto se e quando ce ne sarà bisogno. La legge, del resto, non lo impone. Proprio per questo si tende a dimenticare che, una volta scritto nell’atto istitutivo, il guardiano smette di essere un’opzione e diventa un ingranaggio del meccanismo: se manca, il meccanismo può incepparsi.

Lo racconta l’ordinanza n. 12132 del 30 aprile 2026 della Terza sezione civile della Cassazione, che ha respinto il ricorso del trustee di un trust liquidatorio dichiarato nullo nei gradi di merito. La Corte non afferma, di suo, che ogni trust privo di guardiano sia nullo. Mostra però come quella conclusione, raggiunta dal tribunale e mai contestata in appello, sia diventata intoccabile, e come sia bastata da sola a far cadere l’intera operazione.

Trust liquidatorio, il caso della guardiana che ha detto no

Il 5 dicembre 2017 una società a responsabilità limitata in liquidazione istituisce un trust e trasferisce al trustee il proprio intero patrimonio. È lo schema del trust liquidatorio: i beni escono dalla società e vengono affidati a un trustee che li liquida fuori da una procedura concorsuale.

L’atto istitutivo prevede anche un guardiano e ne indica il nome. La persona designata, però, non accetta mai l’incarico, anzi lo rifiuta espressamente. Per questa eventualità l’atto conteneva una regola precisa: il trustee e il liquidatore della società disponente avrebbero dovuto nominare un sostituto entro sessanta giorni. Secondo quanto accertato dal Tribunale il termine trascorre senza che ciò avvenga, e la funzione resta scoperta.

In seguito, la società viene dichiarata fallita. Il curatore porta davanti al Tribunale di Como il trustee e la guardiana designata, chiedendo che il trust sia dichiarato inefficace o nullo e che il patrimonio segregato torni al fallimento.

Nel marzo 2022, dopo una consulenza tecnica, il Tribunale gli dà ragione: dichiara l’inefficacia del trust e la nullità di tutti gli atti di disposizione che ne erano derivati e condanna il trustee, in tale veste, a restituire 317.473 euro, cioè quanto era stato realizzato con i beni segregati, oltre agli interessi.
La domanda contro la guardiana designata viene invece respinta, proprio perché l’incarico non era mai stato accettato.

Trust nullo, due ragioni hanno fatto cadere l’operazione

La sentenza di Como poggia su due pilastri indipendenti.
Il primo riguarda la struttura. La nomina del guardiano (il protector) è facoltativa, ma se l’atto istitutivo la prevede quella funzione non può rimanere scoperta. Nel caso concreto la designata aveva rifiutato e il termine di sessanta giorni per sostituirla non era stato rispettato: per il Tribunale, l’assenza di un guardiano che l’atto istitutivo prevede comporta di per sé la nullità strutturale del trust.

Guardiano del trust: quando la nomina diventa vincolante

Il secondo riguarda la causa. Secondo il Tribunale il trust era stato istituito al posto della procedura fallimentare, con l’evidente fine di impedire lo spossessamento dell’imprenditore insolvente. Un trust liquidatorio di questo tipo non ha una reale finalità liquidatoria: elude le norme imperative che governano la liquidazione concorsuale e persegue perciò interessi che l’ordinamento non considera meritevoli di tutela. Quando lo stato di insolvenza esiste già, concludono i giudici, l’atto istitutivo non produce alcun effetto fin dall’origine, è tamquam non esset.

Trust liquidatorio e insolvenza: il problema della causa

È a questo punto che la difesa del trustee compie il passo falso decisivo. L’appello contesta soltanto il secondo pilastro e lascia in piedi il primo. La Corte d’appello di Milano, nel novembre 2023, lo dichiara inammissibile: quando una decisione si regge su più ragioni autonome, ciascuna capace di sostenerla da sola, chi impugna deve attaccarle tutte, altrimenti quella rimasta fuori si consolida e rende inutile discutere delle altre.

Cosa ha detto la Cassazione: perché il guardiano diventa decisivo

In Cassazione il trustee prova a recuperare. Sostiene che il passaggio sul guardiano era una semplice affermazione incidentale, estranea alle domande del curatore e mai discussa tra le parti, e aggiunge che il guardiano era stato poi sostituito nel corso della vita del trust. La Corte non lo segue. Le ragioni della sentenza di primo grado erano due e ben distinte, tanto che la seconda era introdotta dall’espressione “in ogni caso”, e la prima aveva prodotto un effetto concreto, il rigetto della domanda contro la guardiana designata. Quanto al resto, si trattava di argomenti mai portati davanti alla Corte d’appello, e la successiva sostituzione del guardiano era un’affermazione del tutto nuova.

Trust e beneficiari: chi deve partecipare al processo

L’altro motivo riguardava i beneficiari. Secondo il trustee avrebbero dovuto partecipare al processo come parti necessarie, perché il trust aveva ormai disposto in loro favore di tutti i beni ricevuti e la loro posizione dipendeva dall’esito della causa.

La Cassazione riconosce che il tema non è pacifico e ricorda che le Sezioni Unite (n. 7621/2019) hanno escluso che l’estraneità dei beneficiari possa darsi per scontata nelle azioni di nullità, quando è in discussione la validità stessa della nascita del trust e le posizioni di tutti i soggetti del rapporto ne risultano condizionate in modo inscindibile. Un legame del genere, però, non emergeva dalla sentenza impugnata, né il ricorrente aveva chiarito se e quando ne avesse investito il giudice d’appello.

Resta così la regola: parti necessarie sono il disponente e il trustee, unico riferimento nei rapporti con i terzi (n. 19376/2017 e, più di recente, n. 26858/2025), mentre i beneficiari a cui l’atto non attribuisce diritti attuali sui beni, ma semplici facoltà rimesse alla valutazione discrezionale del trustee, restano fuori dal giudizio. A maggior ragione, osserva la Corte, quando non è contestato che l’atto sia a titolo gratuito. Il ricorso viene rigettato e il ricorrente condannato, oltre che alle spese, al pagamento di una somma ulteriore per responsabilità aggravata (art. 96, terzo comma, c.p.c.).

Trust e guardiano, cosa cambia per chi pianifica

La prima indicazione riguarda il guardiano. Inserirlo nell’atto è una scelta, non un obbligo, ma una volta inserito diventa parte dell’architettura del trust e la sua assenza si paga. L’accettazione va quindi raccolta per iscritto prima della firma o contestualmente, senza darla per scontata in nome di un rapporto di fiducia.
E il meccanismo di sostituzione deve essere costruito per funzionare davvero: un sostituto già individuato nell’atto, un soggetto che abbia il potere e il dovere di nominarlo, un termine che qualcuno tenga sotto controllo.

Trust, perché l’accettazione del guardiano va formalizzata

La seconda riguarda le clausole. Tutto ciò che l’atto istitutivo promette diventa il metro con cui un giudice, anni dopo, misurerà la serietà dell’operazione. Un termine di sessanta giorni lasciato scadere, una funzione di controllo prevista e mai attivata, un ufficio che esiste soltanto sulla carta sono elementi che un curatore o un creditore sanno leggere benissimo. È preferibile un atto più asciutto, ma rispettato in ogni sua parte, a un atto ricco di presidi rimasti inattuati.

Trust liquidatorio: cosa rischia chi lo usa in caso di insolvenza

La terza riguarda i trust liquidatori. Il Tribunale di Como lo ha detto senza giri di parole: quando l’insolvenza è già in atto, il trust non può prendere il posto della procedura concorsuale, perché finisce per sottrarre i beni alle regole poste a tutela di tutti i creditori. Chi lo istituisce in quelle condizioni non mette al riparo nulla: costruisce un atto destinato a cadere ed espone il trustee a restituire quanto ha realizzato.

Trust, perché in appello bisogna contestare tutte le ragioni della sentenza

La quarta riguarda la difesa. Quando una sentenza poggia su più ragioni vanno impugnate tutte, comprese quelle che sembrano secondarie o scritte di passaggio. Qui la ragione trascurata era proprio quella sul guardiano: non contestata in appello, si è consolidata e ha chiuso la partita prima che si potesse discutere del resto. Vale anche un’avvertenza per chi viene indicato come guardiano: l’incarico si accetta o si rifiuta in modo espresso e documentabile. In questa vicenda è stato il rifiuto esplicito a tenere la designata al riparo dalle pretese del fallimento.

L’ordinanza n. 12132/2026 non dice che un trust abbia bisogno del guardiano per esistere. Dice qualcosa di più utile per chi lo costruisce: un atto istitutivo si giudica per come è stato scritto e per come è stato attuato, e una carica rimasta vuota può pesare quanto un vizio della causa.

Un trust liquidatorio istituito da una società che il Tribunale ha ritenuto già insolvente, con una guardiana che aveva detto no e un termine di sostituzione lasciato scadere, era fragile dal primo giorno. E una volta che una delle due ragioni della nullità è passata senza contestazioni, non c’è stato argomento capace di rimetterlo in piedi.

Domande frequenti su Trust nullo, quando il guardiano può far saltare l’atto

Qual è il ruolo tipico del guardiano in un trust e perché viene spesso sottovalutato?

Il guardiano in un trust è spesso considerato una figura secondaria, inserita nell'atto per rassicurare il disponente e a cui si pensa solo in caso di necessità. Questa percezione è dovuta al fatto che la legge non ne impone la nomina, portando a sottovalutarne l'importanza.

Cosa succede se la figura del guardiano non viene formalizzata nell'atto istitutivo di un trust?

Una volta inserito nell'atto istitutivo, il guardiano cessa di essere un'opzione e diventa un elemento essenziale del meccanismo del trust. La sua assenza può causare il malfunzionamento o l'inceppamento dell'intera struttura.

In quali circostanze la nomina del guardiano diventa vincolante per il trust?

La nomina del guardiano diventa vincolante nel momento in cui viene formalizzata nell'atto istitutivo del trust. Da quel momento, la sua presenza è necessaria per il corretto funzionamento del meccanismo.

Quali sono le implicazioni finanziarie o di investimento se un trust liquidatorio si trova in una situazione di insolvenza?

L'articolo accenna al problema della causa nei trust liquidatori in caso di insolvenza, suggerendo che l'uso di tali strumenti in queste circostanze può comportare dei rischi. Tuttavia, i dettagli specifici sui rischi finanziari non sono esplicitati in questo estratto.

Perché la decisione della Cassazione rende la figura del guardiano decisiva per la validità di un trust?

La Cassazione ha stabilito che il guardiano, una volta nominato nell'atto, assume un ruolo cruciale nel meccanismo del trust. La sua partecipazione o il suo consenso possono diventare determinanti per la validità e l'operatività dell'atto stesso.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale
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di Giancarlo Marzo

Fondatore dello studio Marzo Associati, classe ’82, esperto di fiscalità e, in particolare, di wealth
management. Dopo la laurea con lode presso l’Università degli studi di Bari e il master in Diritto tributario d’impresa alla Bocconi, ha conseguito l’abilitazione professionale nel 2012. È autore di numerosi contributi in manuali, quotidiani e riviste specialistiche, oltre che relatore in svariati
convegni di settore.

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