Rialzo dei tassi Fed: cosa aspettarsi ora?

Rialzo dei tassi Fed: cosa aspettarsi ora?

Nella riunione di settembre la Fed ha aumentato i tassi per la prima volta da luglio 2023. Una decisione giustificata da un’economia complessivamente sana, sostenuta dagli investimenti legati all’AI e caratterizzata da un mercato del lavoro solido, spesa dei consumatori in crescita, prezzi azionari prossimi ai massimi storici e spread creditizi contenuti

Cosa aspettarsi dal rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve nella riunione di settembre? La parola agli esperti di Capital Group: Darrell Spence, economista, e i gestori di portafoglio Hilda Applbaum, per l’azionario, e Pramod Atluri, per l’obbligazionario.

Economia statunitense e tassi più elevati

Secondo Darrell Spence, “l’economia statunitense, sostenuta da un mercato del lavoro solido e da una produttività in aumento, può assorbire tassi di interesse moderatamente più elevati senza compromettere la crescita del PIL”. Infatti, “gli attuali livelli dei tassi non sono insoliti. Ciò che era insolito era il contesto di tassi estremamente bassi che abbiamo vissuto dopo la crisi finanziaria globale”, afferma l’esperto, ritenendo che potrebbe essere iniziato un processo di normalizzazione dopo anni di politica monetaria non convenzionale.

L’economia statunitense complessivamente in salute, con una spesa dei consumatori in crescita di circa il 2%, giustifica quindi, secondo l’economista, l’attuale incremento e anche eventuali rialzi futuri. “A mio avviso, questo rialzo dei tassi ha senso e ritengo probabile che ne vedremo altri tre o quattro entro la fine del 2027”, sostiene, aspettandosi di raggiungere il livello di circa il 5%. La domanda è però se l’aumento dei tassi sarà sufficiente a contenere l’inflazione. Secondo l’esperto, un elemento incoraggiante è rappresentato dall’attuale dinamica tra crescita salariale e produttività negli Stati Uniti, coerente con un’inflazione al 2%: “da questo punto di vista, quindi, l’obiettivo della Fed appare raggiungibile”, osserva.

Due aree dell’economia che, a suo avviso, potrebbero risentire dell’aumento dei tassi sono le vendite di abitazioni negli Stati Uniti e gli investimenti delle imprese al di fuori del boom dei data center legato all’AI. In ogni caso Spence ritiene che quest’anno il PIL statunitense rimarrà in territorio positivo, crescendo a un ritmo annualizzato compreso tra l’1,5% e il 2%. E fa notare che potrebbe non sembrare una crescita particolarmente significativa ma che, considerando i molteplici venti contrari, rappresenterebbe un risultato notevole. “Dimostra quanto l’economia statunitense possa essere resiliente di fronte alle avversità”, aggiunge.

Prospettive sul portafoglio

In un contesto di rialzo dei tassi, possono risultare favorite le società caratterizzate da flussi di cassa più prevedibili, minore dipendenza dal debito e un orientamento value o alla distribuzione di dividendi.  Al contrario, i titoli growth, che dipendono maggiormente dagli utili futuri, possono essere più volatili quando i tassi aumentano.

Secondo HildaApplbaum, opportunità potrebbero emergere nei settori meno sensibili al ciclo economico, come il sanitario, oppure in alcune società finanziarie selezionate. “Finché la crescita economica rimarrà positiva, banche, società di carte di credito e altri operatori del credito possono beneficiare di tassi più elevati”, osserva.

Rialzi della Fed e tassi di interesse a lungo termine

Quanto ai tassi a lungo termine, PramodAtluri sostiene che se la Fed sarà abbastanza convincente sulla propria determinazione a riportare l’inflazione al livello target, i rendimenti dei Treasury avranno maggiori probabilità di stabilizzarsi.

Secondo il gestore, a un certo punto il boom di investimenti in AI rallenterà e la stessa AI genererà aumenti di produttività in grado di far scendere i tassi di interesse. Tuttavia, “questo momento potrebbe essere ancora distante diversi anni e, nel frattempo, permane una notevole incertezza”, fa notare Atluri.

L’esperto conclude con una riflessione: allo stato attuale, se la Fed alzasse i tassi più del previsto, i rendimenti obbligazionari potrebbero salire ulteriormente e quindi i prezzi dei bond scendere. Tuttavia, partendo dall’attuale rendimento, l’investitore incasserebbe già un flusso di reddito significativo, che potrebbe compensare almeno in parte la perdita di prezzo. Al contrario, se la Fed alzasse i tassi meno di quanto il mercato oggi si aspetta, i rendimenti potrebbero scendere. In quel caso, i prezzi delle obbligazioni tenderebbero a salire: l’investitore beneficerebbe quindi sia del rendimento iniziale elevato sia dell’apprezzamento del prezzo dei bond.

Ritratto in bianco e nero di una giovane donna con lunghi capelli scuri, che indossa un blazer su un top scuro, sorride leggermente e guarda l'obiettivo, su uno sfondo chiaro.

di Giulia Morena

Giornalista multimediale di We Wealth, è laureata in Management per l’Impresa presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano

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