Cosa significa “città intelligenti”? Un agglomerato urbano è tale quando risulta capace di integrare tecnologia digitale e AI in cinque ambiti: risultati concreti per i residenti, qualità della strategia adottata dall’amministrazione, adozione di strumenti digitali da parte di cittadini e imprese, modalità di governance e collaborazione tra pubblico e privato e, infine, elementi abilitanti come dati, infrastrutture, talenti e capitali. Almeno secondo Boston Consulting Group (BCG), società di consulenza inventrice dell’indice delle città intelligenti, l’“Intelligent Cities Index”, che analizza 61 città di 39 Paesi in base a come tecnologia e intelligenza artificiale vengono messe al servizio di residenti e imprese. La combinazione di questi cinque fattori determina il livello di maturità complessivo, che BCG distingue in leading, accelerating, emerging o developing.
Qual è la numero uno al mondo fra le “città intelligenti”?
Al primo posto si piazza Londra, con 85 punti. In particolare la capitale britannica risulta leader per i risultati dell’implementazione dell’AI per i cittadini. Dietro di lei, si posizionano Dubai, New York, Washington e Amsterdam, con 80 punti ciascuna. Tra le città italiane incluse nel report, Roma e Milano occupano rispettivamente la 40esima e la 41esima posizione, entrambe con 61 punti che le collocano nella fascia di maturità “Emerging”, emergenti, come si può osservare dall’immagine che segue:

Roma e Milano condividono lo stesso punteggio complessivo e la stessa fascia di maturità, ma la capitale italiana emerge nel dominio “strategia”, che misura quanto è dettagliata e ampia la strategia ufficiale della città sul digitale e sull’AI. Un posizionamento che segnala una capacità di pianificazione superiore alla media, pur a fronte di un posizionamento ancora nella fascia emergente. Se è vero che “Roma non è stata costruita in un giorno”, questo vale anche per la sua “versione intelligente”: la strada verso una maturità digitale più avanzata passa dal continuare a investire nelle aree in cui i risultati sono già solidi, colmando gradualmente i divari negli ambiti restanti.
Tanti modi per diventare città intelligenti
I cinque centri urbani in cima alla graduatoria mostrano un elevato grado di maturità in almeno due delle cinque dimensioni, sebbene nessuna città li copra tutti. Ad oggi, infatti, anche i centri urbani più all’avanguardia nell’implementazione delle soluzioni di ultima generazione eccellono in ambiti diversi tra loro, a conferma che la leadership delle città intelligenti è da ricondurre a combinazioni diverse di forze, piuttosto che da un modello unico. Oltre a Londra, Madrid è la prima in termini di strategia, Dubai per l’adozione della tecnologia, New York per le modalità di lavoro e governance, Amsterdam per gli elementi abilitanti (dai dati ai talenti).
Non serve essere “di livello mondiale”
È interessante notare che i poli urbani non devono necessariamente concentrarsi su infrastrutture di rilievo mondiale per migliorare i servizi per i residenti. Espandere i servizi urbani basati sull’AI può rafforzare la qualità della vita e la maturità digitale complessiva indipendentemente dal punto di partenza.
L’Indice mappa a questo proposito quasi 40 casi d’uso concreti già attivi nelle città analizzate: dal traffico ottimizzato in tempo reale e il parcheggio smart nella mobilità, ai contatori energetici intelligenti per la sostenibilità, fino alla telemedicina in ambito sanitario e ai sistemi di allerta precoce per la sicurezza pubblica. Un ventaglio di applicazioni che conferma come esistano percorsi diversi per diventare intelligent cities, ciascuno coerente con il proprio livello di maturità.
L’AI può innescare un circolo virtuoso?
Coloro che usano più spesso la tecnologia sono anche i più ottimisti sul suo potenziale di migliorare opportunità, produttività e livello di benessere, generando un circolo virtuoso particolarmente evidente in aree come Africa, Asia e Medio Oriente. Lo stesso meccanismo si ritrova nell’uso delle app cittadine: dove la frequenza di utilizzo è più alta, cresce anche la soddisfazione dei residenti.
«L’AI è oggi un fondamento delle città intelligenti e l’ottimismo che genera la sua adozione non è confinato agli hub tecnologici», spiega Akram Awad, managing director e partner di BCG e coautore del report. «Le città di tutto il mondo creano valore per i residenti in modi diversi e da punti di partenza diversi. Abbiamo costruito l’Intelligent Cities Index per offrire una visione oggettiva di come le città sviluppano le proprie ambizioni sull’AI e di quanto queste si traducano in miglioramenti concreti nella vita delle persone».
Come diventare città più intelligenti?
Per le città che vogliono diventare più “intelligenti”il rapporto suggerisce un percorso su quattro direzioni: chiarire le priorità strategiche di lungo periodo, concentrando gli investimenti sui casi d’uso con il maggiore impatto per i residenti; rafforzare la governance e le partnership tra pubblico e privato; estendere l’adozione di applicazioni AI già testate; sviluppare gli abilitatori, dalle piattaforme dati alle infrastrutture, fino ai talenti e agli ecosistemi di innovazione.
Nelle parole di Rami Mourtada, partner e director di BCG, coautore del report: «Considerando il ritmo con cui cambiano le aspettative dei cittadini oggi, costruire le fondamenta digitali di una città intelligente richiede impegno. Ma attenzione: non tutto deve avvenire in un’unica fase. È un percorso di lungo periodo e non esiste un’unica strada da seguire. Lo slancio delle città intelligenti nasce da scelte intenzionali, talvolta graduali, guidate da una roadmap chiara».

