Search fund: cosa sono e perché crescono in Italia tra le pmi

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Un modello nato nelle università americane e rimasto a lungo nell’ombra sta guadagnando terreno tra i giovani manager europei. L’idea è semplice quanto ambiziosa: trovare una piccola impresa sana, acquistarla e guidarla verso il successo. Senza avere un euro in tasca

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Immaginate di avere trent’anni, un Mba in tasca, qualche anno passato tra le sale riunioni di una banca d’affari o di una società di consulenza, e una domanda che non vi dà pace: e se provassi a fare l’imprenditore? Non costruendo qualcosa da zero — con tutto il rischio che ne consegue — ma rilevando un’azienda già in piedi, già profittevole, già con i suoi clienti e i suoi dipendenti. Un’azienda che funziona, ma che ha bisogno di qualcuno che la porti al livello successivo. È questa, in sintesi, la promessa dei search fund. Un veicolo d’investimento poco conosciuto al grande pubblico, ma che negli ultimi anni sta silenziosamente conquistando consensi anche nel Vecchio Continente — e, con crescente interesse, anche in Italia.

Come nascono i search fund: il modello creato a Stanford

La storia comincia negli anni Ottanta, nei corridoi della Stanford Graduate School of Business, dove il professor H. Irving Grousbeck teorizzò per la prima volta questo modello. L’intuizione era quella di creare un percorso strutturato che permettesse a giovani manager meritevoli di diventare ceo di aziende consolidate, bypassando sia i rischi della startup sia le barriere di capitale tipiche del buyout tradizionale.

Il meccanismo è rimasto sostanzialmente invariato da allora. Un imprenditore — nel gergo del settore, il searcher — raccoglie un primo round di capitali da un gruppo ristretto di investitori specializzati, tipicamente intorno al mezzo milione di euro. Con queste risorse si paga lo stipendio per uno o due anni, i costi di viaggio, le consulenze legali e finanziarie. In cambio, gli investitori ottengono il diritto di partecipare anche al finanziamento dell’acquisizione vera e propria, una volta individuato il target.

Come funziona un search fund e la ricerca dell’azienda perfetta

La fase di ricerca è forse la più delicata. Il searcher trascorre in media dai 18 ai 24 mesi a setacciare il mercato alla caccia dell’azienda giusta. Non una qualunque: deve essere profittevole, preferibilmente con ricavi ricorrenti, operante in un settore stabile, e — dettaglio fondamentale — con un fondatore che voglia cedere il passo. È qui che entra in gioco uno dei grandi driver strutturali del modello: il passaggio generazionale.

In Italia, come nel resto d’Europa, migliaia di imprenditori della generazione del boom economico si trovano oggi a fare i conti con un problema concreto: chi prenderà il timone dell’azienda che hanno costruito? I figli spesso non vogliono, o non sono pronti. I grandi fondi di private equity guardano altrove — le operazioni troppo piccole non li interessano. Ed è esattamente in questo spazio vuoto che i search fund trovano la loro ragione d’essere.

Perché i search fund attirano gli investitori

Dal punto di vista finanziario, i dati storici — quasi tutti riferiti al mercato americano, dove il modello ha ormai quarant’anni di storia — raccontano di rendimenti medi lordi attorno al 33-35% di Irr e di un multiplo medio sul capitale investito di circa 5x. Cifre che, se confermate, collocano i search fund tra le asset class più performanti del private equity di piccola dimensione.

Ma attenzione: la dispersione è ampia. Una quota non trascurabile di soggetti non riesce nemmeno a completare un’acquisizione. E molti di quelli che la completano faticano a generare ritorni significativi. Il rischio, insomma, esiste — e va guardato in faccia.

Search fund e passaggio generazionale: l’opportunità per le pmi italiane

Per il mercato italiano, il potenziale teorico è enorme. Oltre quattro milioni di piccole e medie imprese, un tessuto manifatturiero e artigianale di assoluta eccellenza, e una demografia imprenditoriale che sta invecchiando rapidamente. Eppure, il numero di search fund attivi nel Paese si conta ancora sulle dita di una mano.

Le ragioni sono diverse. La scarsa familiarità degli imprenditori italiani con questo tipo di strumento. La complessità normativa e fiscale delle operazioni di acquisizione. Le similitudini con la gestione del risparmio. E la limitata presenza di investitori professionali specializzati pronti a scommettere su un searcher esordiente. Come pure l’assenza di una precisa definizione di investitore semi-professionale e le restrizioni sulle reti distributive.

Negli ultimi anni, tuttavia, qualcosa sta cambiando. Le business school italiane — e soprattutto quelle frequentate da giovani manager italiani all’estero — hanno iniziato a inserire il tema nei propri curricula. E qualche pioniere ha già percorso la strada fino in fondo, aprendo la via a chi verrà dopo.

Chi è il searcher e cosa rischia davvero

Fare il searcher non è per tutti. Richiede una solida preparazione analitica, capacità relazionali fuori dal comune — perché convincere un imprenditore a cedere la sua creatura non è cosa banale — e, soprattutto, la disponibilità a rinunciare per anni a una carriera tradizionale, con la certezza di niente e la prospettiva di molto.

Il search fund non è una scorciatoia. È una scommessa ragionata, strutturata, che richiede competenza, pazienza e una buona dose di coraggio. Ma in un Paese dove il problema della successione imprenditoriale rischia di disperdere un patrimonio industriale costruito in decenni, potrebbe anche essere — almeno in parte — una risposta.

(Articolo tratto dal magazine We Wealth n. 92 di luglio-agosto 2026)

Domande frequenti su Search fund: cosa sono e perché crescono in Italia tra le pmi

Qual è il modello di business di un search fund e come nasce?

Il modello di un search fund nasce a Stanford e si basa sull'idea di un individuo (il 'searcher') che cerca di rilevare un'azienda già esistente e profittevole, anziché crearne una da zero. L'obiettivo è acquisire un'impresa funzionante per portarla a un livello di crescita superiore.

Quali sono i vantaggi per gli investitori che finanziano un search fund?

I search fund attirano gli investitori perché offrono l'opportunità di investire in un'azienda già consolidata e con un track record di profittabilità. Questo riduce il rischio rispetto a un investimento in una startup e permette di beneficiare della crescita guidata da un imprenditore esperto.

In che modo i search fund rappresentano un'opportunità per le PMI italiane?

I search fund offrono una soluzione per il passaggio generazionale nelle PMI italiane. Permettono a imprenditori esperti di acquisire aziende che necessitano di una nuova guida per continuare a crescere, garantendo la continuità operativa e lo sviluppo futuro.

Qual è il profilo tipico di un 'searcher' e quali sono i rischi associati?

Un 'searcher' è solitamente un professionista con un MBA e anni di esperienza in finanza o consulenza, che desidera diventare imprenditore rilevando un'azienda. Il rischio principale per il searcher è legato alla ricerca e all'acquisizione di un'azienda adatta, oltre alla responsabilità della sua successiva gestione e crescita.

Qual è l'obiettivo finanziario principale di un search fund?

L'obiettivo finanziario principale di un search fund è acquisire un'azienda già in piedi e profittevole, con l'intento di migliorarne le performance e aumentarne il valore nel tempo. Questo modello mira a generare ritorni significativi per gli investitori attraverso la crescita dell'azienda acquisita.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Emanuele Grippo

Socio dello Studio Gianni, Origoni, Grippo, Cappelli & Partners
Avvocato esperto nella regolamentazione dei servizi finanziari, bancari e assicurativi, fondi pensione e fondi di investimento, nella sollecitazione all’investimento e nella disciplina degli emittenti quotati, nonché assiste soggetti vigilati in operazioni straordinarie e nello svolgimento dell’attività ordinaria.

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