Previdenza complementare, la riforma apre una nuova partita

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Previdenza complementare, la riforma apre una nuova partita

L’adesione automatica segna un cambio di passo, ma il confronto resta aperto sulla portabilità del contributo datoriale. Dall’assemblea di Assofondipensione emerge anche un’altra priorità: parlare a giovani e donne con linguaggi nuovi

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Vent’anni dopo l’ultima grande riforma, la previdenza complementare torna al centro del dibattito politico. La Legge di Bilancio apre una nuova stagione per il secondo pilastro, introducendo strumenti destinati ad ampliarne la diffusione. Ma proprio mentre il settore guarda con favore all’adesione automatica dei nuovi assunti, si apre uno dei confronti più delicati degli ultimi anni: quello sulla portabilità del contributo datoriale, considerata dai fondi pensione negoziali un elemento di discontinuità rispetto al modello della contrattazione collettiva.

È questo il filo conduttore emerso dall’assemblea annuale di Assofondipensione, “Previdenza futura: i fondi pensione negoziali per rafforzare oggi le tutele di domani”, che ha riunito a Roma istituzioni, parti sociali, accademici e autorità di vigilanza per fare il punto sul futuro della previdenza complementare.

L’adesione automatica cambia il secondo pilastro

Ad aprire i lavori è stato il presidente di Assofondipensione, Giovanni Maggi, che ha parlato di un “cambio di passo significativo” del legislatore dopo oltre vent’anni dalla riforma del 2005. Dal 1° luglio entrano infatti in vigore alcune delle novità più attese dal settore: l’adesione automatica dei nuovi assunti, con possibilità di recesso entro sessanta giorni, i comparti life cycle e una maggiore flessibilità nelle prestazioni pensionistiche. Misure che puntano ad aumentare le adesioni e a favorire una pianificazione previdenziale più efficace.

Se su questi interventi il consenso appare pressoché unanime, molto più acceso è il confronto sulla nuova disciplina della portabilità del contributo datoriale. Secondo Assofondipensione, consentire il trasferimento del contributo negoziato nei contratti collettivi verso forme pensionistiche individuali rischia di indebolire un modello che negli ultimi vent’anni ha garantito stabilità, costi contenuti e una gestione collettiva del risparmio previdenziale. Da qui anche la richiesta di rivedere una norma che, insieme all’inasprimento del regime sanzionatorio per gli amministratori dei fondi, resta uno dei punti più contestati della riforma.

Sul tema è intervenuta anche la segretaria generale della CISL, Daniela Fumarola, che ha difeso il ruolo della contrattazione collettiva nella costruzione della previdenza complementare, chiedendo una revisione della disciplina sulla portabilità del contributo datoriale. Per il sindacato, il contributo del datore di lavoro rappresenta infatti parte integrante dell’accordo negoziale e, proprio per questo, dovrebbe continuare a rimanere all’interno del perimetro che lo ha generato.

La crescita non basta

La portabilità, però, è soltanto la parte più visibile del dibattito. Perché il vero interrogativo emerso nel corso della giornata è un altro: anche la migliore riforma rischia di produrre effetti limitati se milioni di lavoratori continueranno a rimandare la scelta di aderire a un fondo pensione.

La fotografia scattata dalla Covip racconta un sistema che continua a crescere, ma conserva ancora ampi margini di sviluppo. Il presidente Mario Pepe ha ricordato che nell’ultimo anno i nuovi iscritti sono stati 755 mila e, senza alcuni rallentamenti burocratici, avrebbero potuto avvicinarsi al milione. L’obiettivo dichiarato è arrivare a venti milioni di aderenti entro la fine del mandato.

La crescita, tuttavia, non basta. Come ha ricordato Maggi, solo il 15,4% degli italiani dichiara di conoscere bene la previdenza complementare e la copertura della forza lavoro resta ferma al 44%. È da questa consapevolezza che nasce Futura, il progetto di comunicazione sviluppato da Assofondipensione per accompagnare lavoratori e giovani verso una scelta più consapevole con strumenti digitali e un linguaggio più semplice.

Parlare a giovani e donne con linguaggi nuovi

È proprio su questo terreno che la tavola rotonda conclusiva ha offerto gli spunti più interessanti. Paola Profeta, professoressa di Scienza delle finanze all’Università Bocconi, ha ricordato come la trasformazione demografica, il progressivo allungamento della vita lavorativa e le carriere sempre più discontinue rendano indispensabile iniziare a costruire per tempo una pensione integrativa. Un’esigenza che riguarda in particolare giovani e donne, ancora sottorappresentati nella previdenza complementare.

Anche Marco Luppi, consigliere di Presidenza del Consiglio Nazionale Giovani con delega al Lavoro e all’Innovazione, ha invitato a cambiare prospettiva. Il problema delle nuove generazioni, ha osservato, non è la mancanza di informazioni, ma il loro eccesso: in un contesto dominato dall’iperinformazione, orientarsi diventa sempre più difficile e la previdenza finisce inevitabilmente per essere rimandata.

Ancora diverso il punto di vista di Lucrezia Fattobene, professoressa di Economia degli intermediari finanziari all’Università di Roma Tor Vergata, che ha riportato il confronto sul terreno dell’economia comportamentale. Pianificare la pensione significa accettare un sacrificio immediato in cambio di un beneficio percepito come molto lontano. Una decisione che il cervello tende naturalmente a procrastinare. Per questo, ha spiegato, non basta progettare prodotti efficienti: occorre costruire percorsi di comunicazione capaci di semplificare le scelte e ridurre gli ostacoli cognitivi che frenano l’adesione.

In fondo, è questa la vera partita che si apre dopo la riforma. Le nuove norme potranno rendere più semplice l’accesso alla previdenza complementare, ma non potranno sostituire la consapevolezza individuale. Perché la pensione del futuro si costruisce molto prima del pensionamento, quando ciascuno decide di investire sul proprio domani. E oggi la sfida più grande non è convincere chi conosce già il secondo pilastro, ma raggiungere chi continua a pensare che il tempo per occuparsene non sia ancora arrivato.

(Articolo tratto dal magazine n. 92 di luglio-agosto 2026 di We Wealth.Abbonati qui per leggere il Magazine in formato cartaceo o digitale.)

Una donna con i capelli lunghi, che indossa una camicetta arricciata, siede sorridente e tiene in mano un blocco per appunti. Lo sfondo è semplice e di colore chiaro. L'immagine è in bianco e nero.

di Chiara Samorì

Direttore editoriale di We Wealth e responsabile per l’area multimediale. Giornalista professionista, è laureata in Psicologia. Nel passato ha collaborato, tra gli altri, con il Corriere della Sera, l’agenzia di stampa Italpress, Ingenio, Reteconomy e Pop Economy.

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