Per i più ricchi al mondo è difficile investire in criptovalute

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Dito con un dito su un chip con la scritta "Digital Assets" su uno sfondo tecnologico.

Ben oltre i quattro quinti dei family office globali sta adottando iniziative per aprirsi agli investimenti in asset digitali, ma le complessità legate alla regolamentazione e agli obblighi di rendicontazione stanno frenando una piena adozione delle criptovalute come classe di attivo

Indice

Investire in criptovalute per i più ricchi è molto semplice? Niente affatto. Secondo quanto riportano vari studi (Ocorian, Ubs), i family office stanno rivolgendo un’attenzione crescente agli investimenti in asset digitali, ma incontrano difficoltà nel reperire un adeguato supporto sul fronte normativo.

Secondo le evidenze che ha raccolto Ocorian, società specializzata in servizi per individui ad alto patrimonio, family office, istituzioni finanziarie, asset manager e imprese, circa il 70% dei family office che stanno valutando investimenti in criptovalute e asset digitali dichiara di avere difficoltà a trovare fornitori esterni in grado di offrire un supporto qualificato per gli adempimenti normativi e di reporting richiesti dal settore. Solo uno su dodici (8%) ritiene di trovarsi in una posizione molto solida nel soddisfare i requisiti normativi globali. E meno di un terzo (il 30%) afferma di non riscontrare questo problema.

Anche Ubs, nel suo ultimo rapporto dedicato ai family office, rileva che l’esposizione di queste realtà che gestiscono il patrimonio degli uhnwi a criptovalute e asset digitali rimane selettiva e molto contenuta È un fatto che al momento gli asset digitali e le criptovalute giochino un ruolo minore nei portafogli dei family office. Tuttavia, quasi la metà dei family office che investono in criptovalute considera ormai questa asset class parte della propria allocazione strategica di portafoglio. Allo stesso tempo, il 24% dei family office riporta una esposizione, seppur modesta (1%) ma quasi la metà, il 44%, li considera in ogni caso parte della propria allocazione strategia.

Per gli ultra ricchi e i loro family office investire in criptovalute è sia un desiderio che una sfida

Le criticità legate agli asset digitali si inseriscono in un contesto più ampio, caratterizzato dalla crescente complessità delle normative internazionali cui i family office devono conformarsi. Lo studio di Ocorian, condotto a livello globale tra membri delle famiglie e dirigenti di family office con un patrimonio complessivo di 119,37 miliardi di dollari, rileva che l’86% sta adottando iniziative per includere criptovalute e asset digitali nelle proprie strategie di investimento.

L’indagine, realizzata in 16 Paesi e territori (tra cui Regno Unito, Stati Uniti, Emirati Arabi Uniti, Singapore, Svizzera, Hong Kong, Sudafrica, Arabia Saudita, Mauritius e Bahrein), mostra tuttavia che le complessità legate alla regolamentazione e agli obblighi di rendicontazione stanno frenando una piena adozione delle criptovalute come classe di attivo.

Circa tre family office su quattro (74%) ritengono invece di essere abbastanza preparati ad adattarsi alla crescente complessità e ai continui cambiamenti della regolamentazione internazionale, mentre il 18% ammette che la propria capacità di adeguamento è soltanto nella media, evidenziando la necessità di un maggiore supporto specialistico.

Ubs rileva inoltre che i family office globali demandano la custodia degli asset digitali per lo più a canali istituzionali (banche globali, broker primari, prestatori specialistici di servizio). Questa predilezione per la custodia presso terze parti piuttosto che “all’interno” del family office stesso suggerisce secondo il colosso globale del wealth management una marcata attenzione verso la gestione del rischio, governance e solidità operativa.

Le autorità globali che presiedono alla regolamentazione faticano a tenere il passo

Come osserva Rebecca Thorpe, global head of regulatory consulting di Ocorian: «I family office stanno integrando gli asset digitali nelle proprie strategie di investimento con crescente rapidità, ma gli obblighi normativi e di rendicontazione, sempre più complessi e in continua evoluzione, non possono essere trascurati. Le autorità di regolamentazione globali faticano a tenere il passo con la velocità del cambiamento, ma lo stesso vale per molti fornitori di servizi tradizionali. Di conseguenza, individuare partner in grado di offrire un supporto normativo e di reporting sufficientemente specializzato e flessibile per cogliere appieno le opportunità offerte dagli asset digitali rappresenta ancora una sfida».

Domande frequenti su Per i più ricchi al mondo è difficile investire in criptovalute

Qual è la principale difficoltà che i family office incontrano nell'investire in criptovalute?

La principale difficoltà per i family office nell'investire in criptovalute risiede nel reperire un adeguato supporto sul fronte normativo. Nonostante il crescente interesse, la mancanza di chiarezza regolamentare rappresenta un ostacolo significativo.

I family office stanno mostrando interesse per gli investimenti in asset digitali?

Sì, secondo studi condotti da Ocorian e UBS, i family office stanno rivolgendo un'attenzione crescente agli investimenti in asset digitali. Questo indica un desiderio emergente di esplorare il settore delle criptovalute.

È semplice per i più ricchi al mondo investire in criptovalute?

Niente affatto. L'articolo evidenzia che, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, investire in criptovalute per i più ricchi non è un processo semplice. Incontrano sfide specifiche, in particolare legate al supporto normativo.

Le autorità globali sono in grado di gestire la regolamentazione delle criptovalute?

Le autorità globali che presiedono alla regolamentazione faticano a tenere il passo con l'evoluzione del settore delle criptovalute. Questa difficoltà contribuisce alla mancanza di un adeguato supporto normativo per gli investitori.

Qual è il ruolo di Ocorian nel contesto degli investimenti in criptovalute per gli individui ad alto patrimonio?

Ocorian è una società specializzata in servizi per individui ad alto patrimonio e family office, che ha raccolto evidenze sul tema. Ha rilevato che circa il 70% degli interessati incontra difficoltà, in particolare per la mancanza di supporto normativo.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Teresa Scarale

Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla fondazione. Collabora con Il Sole 24 Ore e Plus 24.

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