Collezioni private, tra mercato e patrimonio

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Opere d'arte astratta e vasi di vetro su un tavolo di vetro, con logo "Finarte" in alto.

Gestire una collezione privata significa saper leggere la storia che custodisce. Perché ogni percorso di valorizzazione
comincia molto prima dell’asta

Indice

Dietro una grande collezione privata non c’è solo un insieme di opere o di oggetti, ma una storia, un’identità, talvolta persino una visione. In un mercato dell’arte tornato a crescere, il collezionismo guarda oltre la sola logica speculativa.

Sempre più spesso chi colleziona cerca un patrimonio coerente con la propria sensibilità, da custodire anche in vista del passaggio generazionale. Un approccio che Finarte, casa d’aste milanese, ha saputo fare proprio, fino a renderlo uno dei tratti distintivi della sua attività. Una strategia che ha portato al successo di aste dedicate a collezioni appartenute a personaggi illustri o figure nobiliari, accomunate da una forte identità collezionistica.

E, come conferma Alessandro Guerrini, Amministratore Delegato del Gruppo Finarte, sono raccolte che continuano ad attrarre il mercato. “Sono vendite che raccontano la storia, l’identità, il gusto, il percorso collezionistico e lo stile di vita di un personaggio. Per questa tipologia di progetti lo storytelling è un fattore decisivo. La possibilità di ‘spendere’, in termini di comunicazione, il nome del collezionista contribuisce in modo sostanziale al successo della vendita, a maggior ragione se si tratta di un personaggio noto al grande pubblico che può innescare la corsa all’acquisto del ‘cimelio’”.

Collezioni private: quando la provenienza crea valore

Lo si è visto nell’asta di arte moderna e contemporanea, in cui si sono distinte la collezione di Lella e Fausto Bertinotti e alcune opere provenienti da quella di Monica Vitti. Tra queste, I Bagni Misteriosi, olio su tela di Giorgio de Chirico, venduto a 468.000 euro, uno dei migliori risultati italiani di sempre per l’artista. Significativa anche la vendita dei Warhol della collezione Bertinotti: le due serigrafie Mao del 1972, partite da una stima di 20.000-30.000 euro, sono state aggiudicate a 133.000 e 101.000 euro. Complessivamente, l’asta ha raccolto circa 2,2 milioni di euro, coinvolgendo oltre 1.000 partecipanti provenienti da tutto il mondo. Risultati che confermano il valore riconosciuto all’arte anche come asset alternativo e mostrano come la provenienza illustre resti un forte catalizzatore di interesse, ma non l’unico.

“Spesso – spiega Guerrini – ad attirare l’attenzione dei compratori sono anche altri elementi: quelle rimaste per decenni nella stessa collezione, ad esempio, sono opere che, in qualche modo, sono state ‘sottratte’ al mercato e alla speculazione e che, a un certo punto, riemergono, magari accompagnate da vicende curiose, storie o dediche specifiche che le legano indissolubilmente al collezionista che le ha possedute.”

Un altro esempio è la collezione privata di Antonio Crivellaro, professore e giurista milanese, al centro di una house sale guidata da Finarte. Una raccolta costruita nel tempo con passione e rigore, poi affidata ai nipoti tramite testamento, che restituisce il profilo di un collezionista colto e sensibile.

La vita di Crivellaro, trascorsa tra Milano e Lerici, tra Italia ed estero, si riflette nelle opere della collezione. Stili diversi si intrecciano con oggetti di design, testimoniando un gusto eclettico ma coerente. I risultati più significativi sono arrivati dalle opere di Piero Dorazio, Alla lunga II e Interno, vendute rispettivamente a 101.600 e 27.940 euro, ben oltre le stime iniziali. Apprezzati anche il tavolo modello Doge di Carlo Scarpa venduto a 6.350 euro e la scultura Calao dei Senufo, Costa d’Avorio, aggiudicata a 17.780 euro, a fronte di una stima iniziale di circa 1.000 euro. Qui il ruolo di Finarte è stato quello di restituire al mercato l’identità e la coerenza della raccolta.

“Affidare la propria collezione a una casa d’aste è un vero e proprio atto di fiducia”, sottolinea Guerrini. “Le collezioni che ci vengono affidate hanno un valore significativo, economico ma anche affettivo, perché rappresentano il frutto di un percorso svolto dal collezionista, spesso, nell’arco di una vita intera, come nel caso di Crivellaro. Essere scelti significa assumersi la responsabilità di preservarne il valore e gestirne con cura la dispersione. Tanto più se si tratta di personalità note ed esposte mediaticamente”, aggiunge.

Dall’arte alla numismatica: il mercato premia le raccolte coerenti

Lo stesso principio ha guidato anche un’altra asta di successo, quella dedicata alla numismatica: un “white glove” che ha registrato il 100% dei lotti venduti. La collezione apparteneva a un’importante famiglia nobiliare italiana e attraversava oltre due millenni di storia monetaria. Il protagonista è stato un raro esemplare del Sacro Romano Impero riferibile a Massimiliano I: partito da una base d’asta di 30.000 euro, ha raggiunto i 158.600 euro. Nel complesso, l’asta ha totalizzato oltre 1,7 milioni di euro, coinvolgendo collezionisti esperti e semplici appassionati.

Dalla successione all’asta: come si valorizza una collezione

Per Finarte, queste operazioni rappresentano oggi l’esito naturale di una credibilità costruita negli anni. Ad accomunare le aste dedicate alle collezioni Bertinotti, Vitti, Crivellaro e alla numismatica è il lavoro di preparazione che le precede. Un processo lungo, affidato a professionisti esperti, che può durare mesi e svilupparsi in più fasi. “Tutto nasce da una necessità di vendita, spesso legata alla pianificazione successoria o al passaggio generazionale.

Seguono l’analisi della collezione e la valutazione della fattibilità dell’operazione, una fase che richiede anche la capacità di mediare tra i diversi soggetti coinvolti. Se stime e ipotesi di realizzo incontrano le aspettative della proprietà, si apre la parte più operativa del progetto: trasferimento in sicurezza dei beni, qualora non sia possibile svolgere l’asta in loco, studio, schedatura, stima delle opere e realizzazione del catalogo, che resta il principale strumento di promozione della vendita. Da lì prende forma la campagna di comunicazione, online e offline, fino all’esposizione della collezione e all’incontro diretto con collezionisti e potenziali acquirenti”, racconta Guerrini.

L’asta, in questo processo, è solo la punta dell’iceberg, il momento conclusivo di un lavoro più ampio, fatto di studio, mediazione, catalogazione e promozione. È in questo spazio, sospeso tra mercato e patrimonio, che Finarte ha costruito una parte riconoscibile della sua identità: valorizzare beni e storie da trasmettere.

Articolo tratto dal n. 5 del Magazine Family Office & Family Business. Abbonati qui per leggere il Magazine in formato cartaceo o digitale.

di Paola Ragno

Giornalista pubblicista e Senior Content Editor di We Wealth, è laureata in Mediazione linguistica e interculturale presso l’Università degli Studi di Bari. In We Wealth cura lo sviluppo di prodotti multimediali e redazionali, per l’online e il cartaceo. Nel passato ha lavorato e collaborato anche con Class CNBC.

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