Negli ultimi anni i mercati azionari hanno concentrato sempre più la propria attenzione su un numero limitato di società considerate le principali beneficiarie dello sviluppo dell’AI. Il valore generato dai cambiamenti strutturali, tuttavia, raramente si limita alle aziende che occupano le prime pagine dei giornali.
In una fase come quella attuale, diventa quindi importante evitare che le scelte di portafoglio siano determinate unicamente dal momentum di mercato. Carmignac Investissement punta a combinare l’accesso ad alcune delle principali storie di crescita globale con una forte attenzione alle valutazioni, una diversificazione concreta tra settori e aree geografiche e la ricerca di fonti di alfa meno affollate.
In questa prospettiva, Nitto Boseki, Safran e Tradeweb rappresentano tre esempi significativi. Le società appartengono a comparti molto diversi, ma condividono una caratteristica: occupano una posizione strategica all’interno delle rispettive catene del valore e sono esposte a tendenze di crescita di lungo periodo, pur rimanendo relativamente lontane dal centro dell’attenzione degli investitori.
Nitto Boseki, il materiale nascosto dietro i semiconduttori avanzati
La crescita del settore dei semiconduttori non riguarda più soltanto i produttori di chip più conosciuti. L’aumento della domanda di capacità di calcolo, unito a un’offerta ancora limitata, ha fatto emergere nuovi colli di bottiglia lungo l’intera filiera. Uno di questi riguarda i materiali necessari per assemblare e rendere affidabili i chip più evoluti. È proprio in questo segmento che opera Nitto Boseki, o Nittobo.
La società giapponese nasce storicamente nel settore tessile, ma nel tempo si è trasformata in un fornitore fondamentale per l’industria dei semiconduttori avanzati. Il prodotto più rilevante è il T-glass, uno speciale tessuto in fibra di vetro impiegato nei substrati utilizzati per il packaging dei chip. Questi componenti costituiscono la base sulla quale vengono assemblati i semiconduttori e hanno il compito di garantirne stabilità, resistenza e affidabilità. In particolare, permettono di controllare la dilatazione provocata dal calore, ridurre le perdite di segnale e mantenere elevate le prestazioni anche in presenza di carichi di calcolo particolarmente intensi. La crescente potenza dei chip rende quindi sempre più importante tutto ciò che li circonda. Più aumentano velocità, calore e complessità, più la qualità dei materiali utilizzati nel packaging diventa determinante quanto quella del silicio.
Il T-glass, inoltre, non può essere considerato un prodotto standard. La sua realizzazione richiede competenze maturate in decenni di attività, dalla formulazione del vetro alla filatura delle fibre, fino alla chimica dei materiali e al controllo estremamente preciso del processo produttivo. Queste caratteristiche rendono il mercato difficilmente accessibile ai nuovi concorrenti. Non è sufficiente disporre di capitale per replicare rapidamente il know-how necessario. Nittobo ha quindi costruito una posizione particolarmente forte in una nicchia ad alto valore aggiunto.
Le indicazioni più recenti fornite dalla società confermano la solidità della domanda. Il management prevede una crescita dell’utile operativo superiore al 70% nell’arco di due anni¹, mentre la capacità produttiva dedicata al T-glass dovrebbe triplicare tra marzo 2024 e marzo 2028¹. Nonostante l’espansione programmata, l’offerta potrebbe continuare a non soddisfare pienamente il fabbisogno del mercato. La richiesta di materiali destinati ai semiconduttori avanzati è infatti così elevata che società come Apple e Nvidia si sarebbero rivolte direttamente ai produttori giapponesi per garantirsi capacità aggiuntiva.
La forza della domanda contribuisce a spiegare la performance positiva già registrata dal titolo. Secondo Carmignac, tuttavia, Nittobo potrebbe continuare a beneficiare nel medio periodo della scarsità di questi materiali e del loro ruolo sempre più rilevante nella produzione dei chip di nuova generazione.
Un altro elemento favorevole è rappresentato dalla progressiva miniaturizzazione dei dispositivi elettronici. La riduzione delle dimensioni, accompagnata da una maggiore potenza e complessità, richiede materiali sempre più sofisticati e affidabili.
Nitto Boseki può quindi essere considerata una beneficiaria indiretta, ma strategica, della crescita dell’AI. Le sue dimensioni sono contenute rispetto a quelle dei grandi protagonisti del settore, ma il posizionamento nella filiera dei semiconduttori le assegna un ruolo difficile da sostituire.
Safran: il valore della base installata
La crescita strutturale di Safran segue una logica completamente diversa. La società francese non è legata alle infrastrutture digitali o all’AI, ma alla progressiva espansione della propria base installata nel settore aerospaziale.
Nel primo trimestre Safran ha riportato risultati particolarmente positivi, con un incremento organico dei ricavi pari al 23%, superiore alle attese. Alla luce di questi numeri, il management ha indicato di puntare alla parte alta delle previsioni sull’utile operativo. Il mercato ha comunque reagito con cautela. Le tensioni geopolitiche in Iran hanno infatti alimentato dubbi sulla capacità delle compagnie aeree e sulla possibile evoluzione della domanda di viaggi.
Il punto centrale è stabilire se il conflitto possa tradursi in una riduzione prolungata dell’utilizzo degli aeromobili e, di conseguenza, in un indebolimento della domanda per i servizi aftermarket. Per ora, gli effetti sembrano prevalentemente regionali. Le cancellazioni e le sospensioni dei voli sono aumentate in Medio Oriente, ma non si osservano segnali di una contrazione generalizzata del traffico aereo mondiale. Anche i tassi di dismissione degli aeromobili rimangono a livelli storicamente bassi. Questo indica che le compagnie non stanno riducendo in modo significativo le flotte operative.
Un rischio più concreto potrebbe derivare da una fase prolungata di prezzi elevati del petrolio. Un aumento persistente del costo del carburante potrebbe spingere le compagnie a limitare le ore di volo e a ritirare più rapidamente gli aeromobili a corridoio singolo di precedente generazione. Questo scenario avrebbe ripercussioni sul mercato aftermarket del CFM56, il motore commerciale prodotto da CFM International, la joint venture tra Safran Aircraft Engines e GE Aerospace. Anche in presenza di condizioni meno favorevoli, Carmignac ritiene che le conseguenze sugli utili sarebbero gestibili. Il mercato, infatti, potrebbe ancora sottostimare il potenziale di crescita del LEAP, il motore di nuova generazione destinato a sostituire progressivamente il CFM56.
Su un orizzonte più lungo, la tesi d’investimento rimane sostenuta da fondamentali solidi. Safran è una delle principali realtà industriali europee ed è esposta alla crescita del traffico aereo globale, stimata mediamente tra il 4% e il 6% annuo nei prossimi decenni¹. La ripresa successiva alla pandemia sta sostenendo l’intera industria aerospaziale, ma una parte crescente del valore economico viene oggi intercettata dai produttori di motori. Nel 2024 queste società hanno generato circa il 42% degli utili complessivi dell’aerospazio commerciale, quasi il doppio rispetto a dieci anni prima².
La posizione di Safran è particolarmente forte grazie alla partecipazione in CFM International. La joint venture con GE Aerospace domina il segmento dei motori destinati agli aerei a corridoio singolo attraverso il CFM56 e il LEAP. Quest’ultimo viene installato sia sull’Airbus A320neo sia sul Boeing 737 MAX. I problemi di affidabilità che continuano a interessare il GTF di Pratt & Whitney contribuiscono inoltre a rendere ancora più competitivo il posizionamento del LEAP.
L’ingresso di nuovi operatori in questo mercato è estremamente complesso. Progettare un motore aeronautico richiede tra cinque e quindici anni, investimenti per decine di miliardi, competenze ingegneristiche molto specialistiche e processi di certificazione particolarmente lunghi. La combinazione di questi fattori limita fortemente la concorrenza. Anche la Cina difficilmente riuscirà a introdurre un motore realmente competitivo prima del prossimo decennio.
Un altro punto di forza di Safran è la visibilità sui ricavi futuri. Airbus e Boeing dispongono di portafogli ordini record, equivalenti a più di dieci anni di produzione agli attuali ritmi di consegna. Ogni nuovo aeromobile consegnato amplia la base installata dei motori Safran. Il valore per la società non si esaurisce quindi nella vendita iniziale, ma si estende ai ricavi generati negli anni successivi attraverso manutenzione, riparazioni e ricambi. I margini realizzati al momento della prima vendita sono generalmente contenuti. La componente più redditizia emerge nel corso della vita del motore, che può durare tra venti e trent’anni. In questo arco temporale, il mercato aftermarket produce ricavi ricorrenti, margini elevati e flussi di cassa prevedibili. Ogni motore consegnato rappresenta quindi l’inizio di una relazione economica di lunga durata.
Le difficoltà che oggi interessano l’industria aerospaziale potrebbero addirittura rafforzare questo modello. I ritardi produttivi di Boeing, le tensioni sulle forniture e la mancanza di manodopera stanno costringendo le compagnie aeree a utilizzare più a lungo gli aeromobili già in flotta. Il prolungamento della vita operativa degli aerei aumenta la necessità di interventi di manutenzione più complessi e contribuisce a sostenere un ciclo particolarmente favorevole per l’aftermarket di Safran.
La società presenta inoltre un’esposizione alla difesa, che rappresenta circa il 12%-13% dei ricavi. Safran fornisce il motore del Rafale, soluzioni per gli elicotteri militari di Airbus e sistemi di propulsione, navigazione e guida utilizzati nei programmi missilistici europei. Alla luce dell’attuale contesto geopolitico, queste attività offrono una fonte aggiuntiva di domanda stabile.
Safran non è quindi soltanto un modo per esporsi alla crescita del traffico aereo. La società rappresenta un asset industriale strategico, sostenuto da barriere tecnologiche elevate, una base installata in continua espansione e un modello economico capace di accrescere il proprio valore nel tempo.
Tradeweb: l’elettronificazione dei mercati obbligazionari
Tradeweb offre una terza modalità di accesso alla crescita strutturale. La società statunitense opera nel settore delle infrastrutture elettroniche per i mercati finanziari. Nata nel 1998 come piattaforma per la negoziazione elettronica dei Treasury statunitensi, nel corso degli anni ha ampliato la propria presenza ai mercati del credito, degli swap, degli ETF, delle azioni e della liquidità monetaria. Il segmento dei tassi rimane tuttora il principale contributore agli utili e rappresenta il nucleo dell’attività.
La tesi d’investimento è relativamente semplice: il mercato obbligazionario presenta ancora un livello limitato di elettronificazione. Le negoziazioni effettuate telefonicamente stanno progressivamente lasciando spazio alle piattaforme elettroniche, soprattutto nei mercati dei tassi, degli swap, del credito più liquido e della liquidità monetaria. Oggi circa il 60% delle transazioni sui tassi e il 45% di quelle sul credito avviene in formato elettronico¹. Rimane quindi un potenziale di crescita significativo, soprattutto nei segmenti caratterizzati da strumenti meno standardizzati.
Tradeweb genera ricavi applicando commissioni ai volumi scambiati, ma il suo modello non dipende esclusivamente dalle transazioni. La società monetizza anche dati, abbonamenti, servizi di analisi e strumenti destinati a rendere più efficienti i processi operativi dei clienti. Il risultato è un modello ibrido. Alla componente legata all’attività di negoziazione si affianca infatti una fonte di ricavi ricorrenti, caratterizzata da un elevato grado di fidelizzazione e simile a quella tipica delle aziende software.
Uno dei principali vantaggi competitivi è rappresentato dagli effetti di rete. Tradeweb collega gestori, hedge fund, banche, operatori wholesale, investitori retail e, dopo l’acquisizione di Institutional Cash Distributors, anche tesorerie aziendali. L’aumento del numero di utenti e dei flussi presenti sulla piattaforma migliora la quantità di liquidità disponibile e la qualità dell’esecuzione. Questo elemento assume particolare importanza nel mercato obbligazionario, dove gli scambi risultano ancora molto frammentati.
L’integrazione nei sistemi operativi dei clienti crea inoltre costi di sostituzione elevati. Una volta adottata, la piattaforma diventa parte dei processi quotidiani di negoziazione e risulta difficile da rimpiazzare. L’ampiezza dell’offerta, che comprende Treasury, swap, credito, ETF e mercati monetari, consente inoltre alla società di proporre più servizi agli stessi clienti, favorendo il cross-selling e rafforzando la fidelizzazione.
Tradeweb investe costantemente nell’innovazione. Le sue soluzioni includono strumenti di esecuzione automatica, trading multi-asset, algoritmi destinati ai dealer di Treasury, prodotti legati agli swap dei mercati emergenti e nuove collaborazioni nell’ambito dei dati finanziari. L’obiettivo non è replicare servizi già esistenti, ma offrire soluzioni proprietarie in grado di distinguersi da quelle della concorrenza.
Il modello presenta anche una componente difensiva. Le piattaforme di scambio tendono infatti a beneficiare dei periodi di maggiore volatilità, durante i quali aumentano le attività di copertura, negoziazione e riposizionamento dei portafogli.
La recente debolezza del titolo è riconducibile principalmente a due ragioni. Da una parte, gli investitori hanno privilegiato le società maggiormente esposte all’AI, trascurando realtà di elevata qualità attive nelle infrastrutture finanziarie. Dall’altra, la valutazione di Tradeweb aveva raggiunto livelli particolarmente elevati, incorporando aspettative quasi perfette sulla crescita futura. La successiva riduzione dei multipli ha contribuito a riportare l’attenzione sulla solidità dei fondamentali.
Tradeweb può dunque essere considerata una società capace di accrescere progressivamente il proprio valore grazie alla trasformazione delle infrastrutture di mercato. Il suo profilo è meno visibile rispetto a quello dei leader dell’AI, ma l’elettronificazione del reddito fisso rappresenta un cambiamento strutturale destinato a proseguire nel tempo.
Crescita strutturale oltre i titoli più noti
Nitto Boseki, Safran e Tradeweb operano in ambiti molto distanti tra loro. La prima è attiva nei materiali avanzati per i semiconduttori, la seconda nei motori aeronautici e la terza nelle infrastrutture dei mercati finanziari. Ciò che le accomuna è la capacità di occupare un punto particolarmente rilevante della catena del valore, in cui la crescita di lungo periodo può trasformarsi in utili sostenibili e ricorrenti.
Questi tre esempi sintetizzano l’approccio di Carmignac Investissement agli investimenti azionari globali orientati alla crescita. L’obiettivo è individuare opportunità anche al di fuori dei nomi più evidenti, coniugando l’esposizione ai grandi trend strutturali con disciplina nelle valutazioni e diversificazione tra settori, aree geografiche e fonti di rendimento. In un mercato sempre più concentrato intorno a poche società, guardare oltre i vincitori più visibili può risultare essenziale per partecipare alla crescita strutturale senza dipendere esclusivamente dal momentum.
1Fonte: Carmignac, 29/05/2026.
2Fonte: Carmignac, Bloomberg, 29 maggio 2026.
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