Il primo semestre del 2026 è stato attraversato da conflitti e tensioni geopolitiche. Nonostante ciò, i titoli azionari hanno raggiunto una serie di nuovi massimi. È da questa constatazione che prende le mosse l’outlook per la seconda metà dell’anno degli esperti di Capital Group.
Il punto di partenza è il ruolo dell’AI. “Il ritmo degli investimenti e dei progressi suggerisce che l’AI possa avere un effetto duraturo sulla crescita del PIL, sulla domanda di energia, sull’allocazione del capitale, sui mercati del lavoro e sui prezzi degli asset in ogni settore”, afferma l’economista Jared Franz. Mark Casey, gestore azionario, sottolinea: “L’intelligenza artificiale è potenzialmente la tecnologia con il maggiore impatto di questa generazione e la forza più significativa nell’economia”.
A sostenere una visione costruttiva è anche la solidità degli utili: molte aziende stanno registrando buoni risultati, non soltanto nel settore dell’AI. “A mio avviso, sommando i pro e i contro a livello globale, i pro sono sufficienti a sostenere la traiettoria al rialzo generale del mercato”, osserva Robert Lovelace, presidente di Capital International, Inc.
Non solo AI: sanità, energia, banche ed economia reale
Non sono soltanto i titoli tecnologici a grande capitalizzazione a trainare il rialzo. Il settore sanitario presenta un potenziale non trascurabile, parte del quale non sarebbe ancora pienamente riconosciuto dal mercato: i semi della ricerca farmaceutica stanno dando i loro frutti. Molte aziende farmaceutiche generano un solido flusso di cassa libero, che consente loro di remunerare gli azionisti attraverso i dividendi o di rafforzare le pipeline attraverso acquisizioni mirate.
AstraZeneca, ad esempio, dispone di una gamma consolidata di prodotti oncologici e di un’attività in espansione in Cina, che rappresenta circa il 13% delle vendite. “Siamo entusiasti dell’innovazione che sta emergendo in questo Paese. Grazie alle sue dimensioni e alle solide partnership, AstraZeneca è in grado di finanziare sia la propria pipeline sia un dividendo consistente, il che potrebbe rendere l’azienda più solida di quanto il mercato supponga”, osserva Noriko Chen, gestore azionario. Chen menziona anche Roche e Novo Nordisk, che offrono rendimenti da dividendo intorno o superiori al 3%.
Merita attenzione anche Eli Lilly, le cui vendite nel primo trimestre sono aumentate del 56%, raggiungendo i 19,8 miliardi di dollari, trainate dalla forte crescita della domanda di farmaci per la perdita di peso e il diabete.
Ma gli utili in crescita non riguardano soltanto il settore sanitario. In quello energetico, aziende come ExxonMobil, Shell e TotalEnergies hanno registrato un aumento dei profitti mentre il conflitto con l’Iran determinava un forte rialzo dei prezzi del petrolio. Apple, nel frattempo, ha riportato utili particolarmente elevati ad aprile, non grazie a novità legate all’AI, ma al forte aumento delle vendite dell’iPhone 17. Inoltre, con l’aumento dei tassi di interesse, le banche stanno generando margini di profitto migliori.
Anche i titoli legati all’economia reale potrebbero tornare al centro dell’attenzione, perché aumenta la domanda di materiali per la costruzione delle infrastrutture necessarie allo sviluppo dell’AI. A tal proposito, Chris Buchbinder, gestore azionario, è costruttivo: “Prevedo che questo ciclo duri più a lungo di quanto, forse, il mercato creda”.
Stati Uniti: economia e lavoro resilienti, ma cresce l’incertezza sulle elezioni di metà mandato
L’economia statunitense continua a reggere. “Il boom dell’AI è talmente massiccio che, anche se l’attività in tutti gli altri settori scendesse a zero, la crescita economica rimarrebbe in territorio positivo, specialmente negli Stati Uniti”, afferma l’economista Darrell Spence. “Rimango cauto per quanto riguarda le prospettive di crescita degli Stati Uniti, ma resta possibile che il PIL possa essere significativamente superiore alle attese, nell’ordine del 2,5% o più. È questa la misura in cui la corsa all’AI sta mettendo in ombra ogni altro settore dell’economia”.
In tale scenario, “i mercati del lavoro sono più deboli rispetto a qualche anno fa, ma nel complesso stabili”, afferma Chitrang Purani, gestore obbligazionario. Questo potrebbe rendere la Fed guidata da Kevin Warsh meno incline ad aumentare i tassi di quanto il mercato stia scontando.
Nel frattempo, le elezioni di metà mandato si avvicinano. Per valutarne il potenziale impatto, Capital Group ha esaminato oltre 90 anni di dati relativi all’indice S&P 500. Ne è emerso che i titoli azionari mostrano alcune caratteristiche peculiari negli anni delle elezioni mid term: la volatilità del mercato tende ad aumentare, i rendimenti a essere più contenuti e, una volta noto l’esito delle elezioni, le azioni tendono a registrare un rialzo.
Medio Oriente: l’evoluzione delle tensioni resta determinante
Le pressioni inflazionistiche dipendono anche dall’evoluzione delle tensioni geopolitiche. Il conflitto in Iran ha ricordato che il mondo dipende ancora fortemente dal petrolio. Quando l’approvvigionamento è minacciato, l’aumento dei prezzi si ripercuote rapidamente sulle imprese, sui consumatori e sui mercati. Circa un quinto dell’approvvigionamento mondiale di petrolio transita infatti attraverso lo Stretto di Hormuz. Negli ultimi decenni, le azioni statunitensi si sono generalmente riprese dagli shock geopolitici, poiché questi non hanno comportato interruzioni prolungate dell’approvvigionamento fisico.
Nei sette shock verificatisi dalla prima guerra del Golfo negli anni Novanta all’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, l’S&P 500 ha registrato un calo medio dell’1% nelle due settimane successive alla crisi, per poi risalire dell’1,4% un mese dopo, del 12% un anno dopo e del 32,3% nei due anni successivi.
Un eventuale aggravarsi delle tensioni potrebbe provocare “un indebolimento dei titoli azionari, un rafforzamento del dollaro statunitense e un ampliamento degli spread creditizi”, osserva Paul Benjamin, gestore azionario.
Investire al di fuori degli Stati Uniti
Gli esperti di Capital Group invitano ad allargare lo sguardo al di fuori degli Stati Uniti, considerando che i titoli non statunitensi hanno superato quelli statunitensi dall’inizio del 2025. Le opportunità non mancano, sostenute anche da valutazioni interessanti, dalla debolezza del dollaro statunitense e dalla solidità degli utili societari. “Ci sono davvero tantissime aziende straordinarie al di fuori degli Stati Uniti che vengono scambiate a valutazioni interessanti. Penso che ci siano buone possibilità che la forza che stiamo osservando sia nei mercati sviluppati sia in quelli emergenti abbia ancora margine di crescita”, osserva Steve Watson, gestore azionario.
Europa
In Europa, il cambio di direzione delle politiche economiche e i piani pluriennali di investimento rendono gli esperti costruttivi sul lungo periodo. Difesa, transizione energetica, riorganizzazione delle catene di approvvigionamento, digitalizzazione e infrastrutture per i data center potrebbero alimentare nuove opportunità per le imprese industriali. “Mi aspetto uno shock molto più contenuto rispetto a quello che abbiamo visto nel 2022, grazie in parte a un’attività manifatturiera più forte e a una politica fiscale più espansiva in Germania”, sostiene l’economista Beth Beckett.
Giappone
Quanto al Giappone, il governo Takaichi punta a fare uscire ulteriormente il Paese dalla deflazione, spostando le priorità dagli stimoli di breve periodo alla crescita di medio-lungo termine. In tal senso, “è necessario un rinnovato impegno a favore di politiche che promuovano la crescita organica: governance ed efficienza aziendale, nonché flessibilità del mercato del lavoro”, constata l’economista Ann Vandenabeele. Come osserva il gestore giapponese Akira Horiguchi, “grazie alle riforme aziendali, il ROE giapponese, storicamente basso, ha registrato un miglioramento costante, passando dall’8,8% nell’anno fiscale 2023 al 9,7% nell’ultimo esercizio”.
Mercati emergenti
Infine, nei mercati emergenti, i rendimenti più elevati del debito sono sempre più sostenuti dalla credibilità delle politiche economiche e dalla solidità dei bilanci, soprattutto in alcuni Paesi dell’America Latina, come Brasile, Messico e Colombia, e dell’Europa centrale e orientale, tra cui Ungheria e Polonia. “L’insieme delle opportunità oggi è molto più differenziato. In Paesi come il Brasile e il Messico, gli elevati rendimenti reali riflettono politiche credibili e fondamentali in miglioramento, non tensioni finanziarie”, osserva Kirstie Spence, gestore di portafoglio.
Diversificazione e selettività: le indicazioni per il portafoglio
Le principali indicazioni che emergono dall’outlook evidenziano, ancora una volta, l’importanza della diversificazione. Il crescente peso negli indici delle società legate all’AI rischia infatti di esporre gli investitori a un’elevata concentrazione. “Sono entusiasta degli incredibili progressi nell’AI e delle opportunità di investimento che rappresentano”, afferma Martin Romo, gestore azionario. “Allo stesso tempo, mi preoccupa il fatto che le società più grandi degli Stati Uniti e dell’Asia, così come quelle con i rendimenti più elevati, siano tutte guidate da un unico fattore fondamentale: l’AI”. La questione non è se investire in queste società, ma quanto. “Tutto si riduce sempre all’equilibrio. Un’attenta selezione dei titoli, un posizionamento flessibile e la diversificazione possono migliorare i risultati a lungo termine per gli investitori”, aggiunge Romo.
Obbligazioni: reddito, duration e qualità del credito
Anche il mercato obbligazionario presenta opportunità. In primo luogo, i rendimenti di partenza sono più elevati rispetto al recente passato. “Gli investitori possono puntare su obbligazioni di alta qualità senza rinunciare a rendimenti interessanti”, afferma il gestore obbligazionario Pramod Atluri. “Ci troviamo ancora in un periodo caratterizzato da rendimenti elevati rispetto ai livelli storici, il che rappresenta un contesto favorevole per gli investitori alla ricerca di reddito”, osserva Damien McCann, gestore obbligazionario.
Inoltre, una potenziale risoluzione del conflitto, insieme a un’inflazione di fondo relativamente stabile, potrebbe consentire alla Fed di concentrarsi maggiormente sul mercato del lavoro e di mantenere un orientamento meno restrittivo. Secondo il gestore Ritchie Tuazon, nei prossimi trimestri è più probabile che la Fed mantenga i tassi invariati piuttosto che procedere a un aumento. “Quando il mercato si innervosisce per i rialzi dei tassi, di solito è il momento favorevole per estendere la duration”, aggiunge. Un’estensione della duration può consentire al portafoglio di beneficiare dell’eventuale apprezzamento dei prezzi obbligazionari derivante da una discesa dei tassi. Al tempo stesso può fungere da potenziale copertura contro un rallentamento economico.
Segmenti corporate e private
Quanto al segmento corporate, la qualità è migliorata sia nell’investment grade sia nell’high yield. Nel primo comparto, la quota di emittenti con rating BBB è scesa da oltre il 50% a circa il 45% e la sensibilità ai tassi è diminuita. Nell’high yield, l’esposizione al rating CCC si è ridotta e la duration si attesta vicino ai minimi storici. Durante la correzione del 2025 legata ai dazi, per esempio, l’indice high yield statunitense ha registrato una perdita pari soltanto al 17% di quella dell’azionario, rispetto al 49% osservato durante la crisi finanziaria globale. Il cambiamento strutturale del mercato appare quindi evidente.
Per concludere, il credito privato, settore molto discusso negli ultimi mesi, non è un blocco omogeneo, ma comprende segmenti con livelli di rischio differenti. “La cattiva pubblicità potrebbe creare la sensazione che si stia profilando qualcosa di simile alla crisi finanziaria globale. Non credo che il credito privato si trovi in quella situazione”, dichiara il gestore di portafoglio Sandro Lazzarini. All’interno del mercato convivono infatti aree differenti, dal direct lending ai finanziamenti garantiti da attivi. Un orientamento verso la qualità, attraverso una selezione attenta, può consentire di ricercare un reddito più interessante corretto per il rischio.

