Tra instabilità geopolitica, mercati frammentati e scenari economici sempre più complessi, il rischio più grande per i risparmiatori può essere quello di perdere lucidità. Guardare solo al breve periodo, inseguendo la volatilità o il movimento più recente dei listini, rischia di allontanare l’attenzione dalla domanda più importante: come costruire un patrimonio capace di accompagnare tutte le fasi della vita?
È da questa premessa che ha preso il via la conferenza organizzata da Fidelity International al Salone del Risparmio 2026, che ha riportato al centro il nodo della pianificazione finanziaria di lungo periodo, della previdenza e della longevità. Perché in un Paese che invecchia rapidamente, risparmiare resta essenziale. Ma imparare a investire meglio lo è ancora di più.
Dal risparmio fermo alla pianificazione di lungo periodo
Il punto di partenza è un paradosso molto italiano. Da un lato, le famiglie continuano ad attribuire grande valore al risparmio e mostrano una crescente consapevolezza delle sfide legate alla pensione, alla salute e alla protezione del proprio stile di vita. Dall’altro, questa consapevolezza non sempre si traduce in una vera “disciplina” d’investimento. Durante la conferenza è stato ricordato come l’orizzonte temporale medio degli investitori italiani resti spesso troppo breve per consentire una pianificazione finanziaria efficace.
Con un’aspettativa di vita dopo il pensionamento che può estendersi per oltre vent’anni, la distanza tra ciò che si accantona e ciò che sarà necessario per sostenere il proprio tenore di vita rischia di diventare sempre più evidente.
Pensioni, una “casa comune” tra generazioni
Il confronto con Elsa Fornero, professoressa onoraria di Economia all’Università di Torino ed ex ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, in apertura della conferenza, ha riportato il tema previdenziale alla sua dimensione più ampia. Al centro non c’è solo il calcolo pensionistico, ma l’equilibrio tra generazioni, demografia, lavoro e crescita economica.
“Il sistema pensionistico pubblico è come una casa comune. Riguarda chi lavora oggi, chi è già in pensione, ma anche chi deve ancora entrare nel mondo del lavoro. Per questo la demografia è decisiva: se aumentano gli anziani e diminuiscono i lavoratori, l’equilibrio diventa più fragile”, ha spiegato Fornero.
La sostenibilità del sistema non dipende da una sola variabile. Pesano demografia, economia e politica: un Paese che invecchia, un mercato del lavoro chiamato a generare occupazione, salari e produttività, e regole capaci di tenere insieme equità e sostenibilità. Uno dei punti centrali emersi dal confronto riguarda proprio il lavoro. Per Fornero, la qualità della futura pensione dipende in larga misura dalla qualità della vita lavorativa. Carriere discontinue, bassi salari, scarsa occupazione femminile e produttività stagnante finiscono inevitabilmente per riflettersi sulla capacità del sistema di garantire prestazioni adeguate.
Per questo motivo, benché la previdenza pubblica rimanga centrale, non può essere l’unica risposta. Accanto al welfare, serve una maggiore responsabilità individuale, sostenuta da educazione finanziaria, consapevolezza e capacità di fare scelte coerenti nel tempo.
Dalla pensione alla previdenza
Il passaggio dal tema della pensione a quello della previdenza è stato ripreso anche da Cosmo Schinaia, Head of Southern Europe and LatAm di Fidelity International, che ha messo in luce un gap culturale prima ancora che finanziario.
“Gli italiani parlano ogni giorno di pensione e iniziano a parlare di previdenza quando ormai è già tardi. È su questo gap che bisogna lavorare, aumentando la consapevolezza finanziaria e offrendo soluzioni di investimento semplici e comprensibili”, ha osservato.
La previdenza complementare può diventare una componente importante di questo percorso, soprattutto se costruita secondo una logica life cycle: maggiore esposizione agli asset di crescita nelle fasi iniziali, quando l’orizzonte temporale è più lungo, e progressivo contenimento del rischio man mano che ci si avvicina al pensionamento. Il sistema pubblico non va sostituito, ma integrato. E in un contesto demografico più fragile, il rapporto tra protezione pubblica, mercato e scelte personali diventa sempre più stretto.
La longevità come rischio finanziario
La longevità è stata uno dei concetti chiave della conferenza. Vivere più a lungo è una conquista, ma comporta anche una responsabilità finanziaria nuova: cercare di sopravvivere alle proprie risorse. Se il pensionamento può durare molti anni, il patrimonio non può essere pensato come una riserva statica, ma come una risorsa da amministrare, proteggere e far crescere nel tempo.
Schinaia ha riassunto questa prospettiva in tre dimensioni: life, legacy e leisure. La prima riguarda la capacità di mantenere il proprio stile di vita; la seconda, il trasferimento della ricchezza alle generazioni successive; la terza, il diritto a continuare a coltivare desideri, viaggi, passioni e progetti personali anche dopo la fine della carriera lavorativa. In questa logica, il dialogo tra consulente e cliente non può limitarsi al tema della pensione, ma deve aiutare le persone a immaginare il proprio futuro, definire priorità e tradurre bisogni e desideri in obiettivi finanziari concreti.
Accumulo, capitalizzazione composta e obiettivi di vita
La fase di accumulo della ricchezza diventa il primo passaggio – forse quello più importante – di un percorso più ampio e sicuramente lungo. Ma la liquidità non va lasciata “ferma”, esposta al rischio di erosione dell’inflazione. Va invece investita con metodo, sfruttando il tempo, la capitalizzazione composta e anche le fasi di volatilità.
Secondo gli esperti di Fidelity, strumenti come il PAC, oltre a essere una soluzione tecnica, possono diventare un esercizio di disciplina comportamentale. Iniziare presto, mantenere costanza e affidarsi a un supporto professionale diventano così tre condizioni decisive per trasformare gli obiettivi di lungo periodo in traguardi raggiungibili: una casa per i figli, un percorso di formazione, una riserva per gli imprevisti o un’integrazione del reddito pensionistico. In questa logica, la consulenza resta un punto fermo per il cliente e una fonte preziosa di supporto educativo e relazionale.
Portafogli robusti per mercati meno prevedibili
Il richiamo ai mercati è arrivato nella parte finale della conferenza, con l’intervento di Mario Baronci, portfolio manager Multi Asset di Fidelity International. In una fase in cui geopolitica, politica monetaria, shock dell’offerta e frammentazione degli scenari rendono meno affidabile l’idea che il futuro possa essere dedotto dal passato, la costruzione di portafoglio deve puntare più sulla robustezza che sulla pura ottimizzazione.
“L’ottimizzazione funziona se il passato assomiglia al futuro. Ma oggi gli scenari possibili sono più frammentati e spesso antitetici. Per questo i portafogli devono essere robusti e costruiti a strati”, ha spiegato Baronci. In questa prospettiva, la gestione attiva torna centrale: occorre utilizzare diversi “mattoni” di portafoglio in modo più selettivo, dalle commodity ai tassi reali, fino a fattori azionari più trascurati come il value.
Anche in questo caso il filo conduttore è sempre lo stesso: in un mondo in cui si vive più a lungo, più instabile e meno prevedibile, serve una pianificazione che trasformi il risparmio in investimento, protezione e progetto di vita.

