Le masse gestite dal private banking italiano continueranno a crescere anche nel 2026, nonostante un previsto rallentamento economico in Europa a causa della crisi energetica, arrivando a toccare un nuovo record a 1.491 miliardi di euro. Un incremento del 5,2% rispetto ai livelli di fine 2025 che, però, rallenta il passo rispetto al recente passato: lo attestano le proiezioni diffuse il 4 maggio dall’Associazione Italiana Private Banking. Pur segnando la fine della crescita a doppia cifra del triennio precedente, il settore continuerà a sovraperformare il mercato, intercettando il 77% dei nuovi flussi di ricchezza finanziaria (54 miliardi di euro su 72 complessivi), si legge nel comunicato dell’associazione. A fine 2026 dunque, AIPB si aspetta un’ulteriore crescita della quota di mercato delle sue associate al 37%.
Più nel dettaglio l’effetto mercato sulle masse contribuirà per l’1,4%, mentre la raccolta netta peserà per 3,8% della crescita stimata nell’anno in corso. Numeri che fanno pensare a mercati non troppo esuberanti, in relazione ai portafogli private. Dietro a un effetto mercato così debole, prevale “una logica di difesa del valore dei portafogli, più che con una piena partecipazione alle opportunità di rendimento offerte dai principali indici nel medio periodo”.
“In uno scenario di crescita debole e crescente incertezza, il Private Banking continua a intercettare una parte rilevante dei nuovi flussi finanziari delle famiglie italiane, la cui ricchezza complessiva si mantiene su livelli elevati, prossimi ai 4.000 miliardi di euro”, ha dichiarato Andrea Ragaini, Presidente AIPB, “il rallentamento del quadro macroeconomico si riflette su redditi disponibili e consumi, che vedono un incremento dimezzato rispetto al 2025, attestandosi nel 2026 intorno al +0,4% e +0,5%. In questo contesto, la propensione al risparmio resta elevata, intorno all’8%, contribuendo alla crescita della ricchezza finanziaria, attesa al +2,5% (dal +4,5% del 2025). Si tratta tuttavia di una crescita nominale, che si traduce più in una tenuta del potere d’acquisto che in un reale incremento della ricchezza”.
A livello di portafoglio, la clientela del private ha incrementato la quota investita all’87%, portando quindi la liquidità al minimo storico del 13%; il gestito ha fatto il balzo avanti più significativo con il 7,1% di incremento, mentre il risparmio assicurativo è cresciuto del 4,9% e l’amministrato del 4,3%.
“Il Private Banking continua a crescere, ma senza beneficiare appieno del contributo dei mercati”, afferma l’associazione in una nota, “la direzione intrapresa è quella corretta: negli ultimi anni il risparmio è stato progressivamente orientato verso gli investimenti, riducendo il peso della liquidità detenuta a fini precauzionali. Il passo successivo, però, è rafforzare ulteriormente la componente più dinamica dei portafogli, aumentando l’esposizione agli strumenti di mercato, in particolare all’equity”.
Uno scenario macro che impone prudenza
A spiegare il cambio di passo è soprattutto il contesto macroeconomico. Le previsioni elaborate con Prometeia indicano per il 2026 una crescita globale del 2,6%, con un’Europa più debole (+0,8%) rispetto agli Stati Uniti (+2,1%). A pesare è soprattutto il nuovo shock energetico legato alle tensioni geopolitiche, che si traduce in un’inflazione più persistente – attesa al 2,8% nell’area euro – e in una maggiore cautela da parte delle banche centrali. In questo contesto, le attese di taglio dei tassi si allontanano e non si esclude, per l’Europa, una fase di ulteriore rigidità monetaria. Nel quadro europeo, l’Italia resta caratterizzata da una crescita particolarmente contenuta (+0,4%), sostenuta quasi interamente dal contributo del PNRR. Il rallentamento si riflette direttamente sulla dinamica dei redditi e dei consumi, ma non intacca in modo significativo la propensione al risparmio delle famiglie, che rimane su livelli elevati.
In questo contesto, ha concluso Ragaini, “diventa quindi prioritario orientare meglio il risparmio verso investimenti produttivi: preservare il patrimonio non è più sufficiente se non se ne sostiene il valore reale nel tempo. In questo percorso, la consulenza può accompagnare le famiglie verso scelte più consapevoli e coerenti con le opportunità offerte dai mercati”.

