Per anni i mercati finanziari – e con loro i portafogli degli investitori – hanno premiato l’eccezionalismo statunitense. Investire ha significato spesso guardare oltreoceano più che al resto del mondo. Ma tra il 2025 e il 2026 questo paradigma ha iniziato a incrinarsi.
Dazi, inflazione, politiche commerciali dell’amministrazione Trump, nuove tensioni geopolitiche e indebolimento del dollaro hanno contribuito a riaprire il gioco a favore di altri mercati, a partire da Europa e Asia. Ma siamo davvero di fronte a una nuova fase o si tratta solo di una parentesi? Ne abbiamo parlato con Francesco Bergamini, Rappresentante in Italia di Freedom24.
L’eccezionalismo Usa si sta davvero ridimensionando?
Pochi giorni dopo l’ormai celebre Liberation Day, il sondaggio mensile di BofA aveva già fotografato una vera e propria fuga dagli asset statunitensi da parte degli investitori globali: un 36% dei fund manager risultava sottopesato sugli Usa, con un brusco calo rispetto a febbraio 2025 (-56%).
Ma non si è trattato solo di un deflusso dagli Stati Uniti. In parallelo, è emerso un graduale riavvicinamento ad altri mercati che per anni erano rimasti in secondo piano.
I tre fattori che stanno riaprendo il gioco
Bergamini individua tre fattori principali dietro questo ridimensionamento. Il primo riguarda il dollaro. “Negli ultimi anni – osserva – le banche centrali hanno aumentato gli acquisti di oro più che quelli di dollari, contribuendo a indebolire il biglietto verde. Un movimento che si è intrecciato anche con la politica commerciale dell’amministrazione Trump, orientata a favorire l’export manifatturiero statunitense.”
Il secondo fattore è la ritrovata attrattività dell’Europa. “Per anni – spiega – i mercati europei sono stati percepiti in ‘secondo piano’ rispetto alla supremazia americana. Oggi, invece, offrono non solo rendimenti sopra la media, ma anche un profilo più rassicurante in una fase di forte incertezza macro e geopolitica. Abbiamo sentito per tanti anni dire che l’Europa sia una grossa macchina che si muove molto lentamente a causa di una burocrazia un po’ macchinosa. Ma si rivela un porto sicuro per chi investe, soprattutto in un contesto macro e geopolitico così incerto.”
Il terzo fattore riguarda l’Asia. Secondo Bergamini, dopo la fase difficile legata alla crisi immobiliare cinese, il Continente sta tornando a offrire opportunità soprattutto nei comparti dell’intelligenza artificiale e delle auto elettriche, con valutazioni inferiori rispetto a quelle statunitensi.
AI e Mag 7: la leadership Usa è ancora intatta?
L’AI e il settore tecnologico restano uno dei pilastri della leadership di mercato statunitense. Non a caso, il rally dell’S&P 500 degli ultimi anni è stato trainato in larga parte dalle Mag 7 e dall’ondata di entusiasmo seguita al lancio di Chat GPT.
Questo non significa, però, che i dubbi siano scomparsi. “I veri interrogativi non riguardano tanto la centralità dell’AI, destinata a restare quanto la sostenibilità delle valutazioni e dei maxi-investimenti fatti finora. A pesare sono soprattutto due elementi: la necessità di trasformare quella spesa in ritorni produttivi concreti e un contesto macro in cui i tassi potrebbero restare più alti più a lungo, sullo sfondo di tensioni geopolitiche e fragilità nel mercato del credito privato”, chiarisce Bergamini.
Se è vero che la leadership tecnologica resterà centrale anche nei prossimi anni, potrebbe invece ridimensionarsi l’idea che l’innovazione di mercato passi solo dagli Stati Uniti e solo dalle Magnifiche Sette.
In una sua analisi, Freedom24 ha individuato nel Vecchio Continente sette grandi società considerate alternative credibili ai campioni americani: Novo Nordisk, LVMH, SAP, Siemens, ASML, TotalEnergies e l’italiana UniCredit. Più che replicare il profilo delle Mag 7, queste aziende rappresentano un’altra idea di leadership di mercato, con flussi di cassa più stabili, bilanci solidi e una distribuzione del rischio meno concentrata.
“Non ci sono solo Nvidia, Amazon, Google. Noi guardiamo gli Stati Uniti e l’Europa. C’è, per esempio, ASML, un player olandese molto importante nel settore dei semiconduttori, che sta performando molto bene ed è in continua crescita. Se guardiamo anche al mercato asiatico, posso menzionare anche Alibaba. Sono tutte aziende che stanno facendo bene, stanno investendo molto e hanno una forte adozione tecnologica”, spiega Bergamini.
Dove guardare oltre Wall Street
Oggi, secondo l’esperto, le alternative più credibili oltre Wall Street sono soprattutto tre: Europa, Asia e America Latina. In Europa, l’attenzione si concentra in particolare sul settore finanziario e bancario, considerato più stabile rispetto ad altri sistemi. In Asia, invece, il focus resta sulla tecnologia e sulla forte adozione di innovazione.
A queste due direttrici si aggiunge poi l’America Latina. “Il terzo continente a cui guardiamo con interesse è sicuramente l’America Latina. Con l’accordo commerciale UE-Mercosur di libero scambio è auspicabile aspettarsi che nei prossimi anni i rapporti tra i due continenti possano intensificarsi.”
Bergamini sottolinea però che una costruzione di portafoglio efficace oggi non passa solo dall’analisi delle geografie o dei settori, ma anche dai movimenti della politica e della geopolitica. “Abbiamo la politica che apre le porte, trova gli accordi commerciali e poi imprese e mercati seguono. Per capire quali possono essere le alternative di crescita bisogna guardare dove vanno gli accordi commerciali europei”, conclude.

