La riorganizzazione societaria, se pianificata in modo strategico, può migliorare le prospettive di un’impresa familiare, accompagnando un passaggio generazionale, creando nuove opportunità e rafforzando la governance. Con le recenti risposte n. 9/2026 e n. 42/2026, l’Agenzia delle Entrate è intervenuta sul tema, fornendo indicazioni rilevanti per chi sta valutando un riassetto. Ne ha parlato a We Wealth l’avv. Marco Sandoli, partner dello Studio legale LED Taxand.
Perché queste pronunce sono rilevanti, soprattutto in vista di un passaggio generazionale?
Perché segnano un cambio di approccio: l’Agenzia interpreta queste operazioni in modo più aderente alla loro funzione economica e familiare. La risposta n. 9/2026 riguarda un socio unico titolare di due società, che intendeva apportare una partecipazione totalitaria nell’altra senza aumento di capitale, imputando l’operazione a riserva di patrimonio netto. L’Agenzia ha ritenuto comunque applicabile il realizzo controllato ex art. 177, co. 2, Tuir, nonostante il riferimento normativo ai “conferimenti” potesse portare a una diversa conclusione. La n. 42/2026 riguarda invece una famiglia imprenditoriale in cui il padre deteneva con i due figli una società commerciale, mentre questi ultimi possedevano anche una società immobiliare. Il progetto prevedeva il conferimento delle due società in una holding neo-costituita e la successiva donazione ai figli della nuda proprietà delle quote del padre, con un risparmio ai fini dell’imposta di donazione.
Qual è l’aspetto più interessante della risposta n. 42/2026 sul fronte antiabuso?
L’Agenzia non nega l’esistenza di un vantaggio fiscale. Riconosce, anzi, che il previo conferimento in holding – avvalendosi del realizzo controllato ex art. 177, co. 2 Tuir – può ridurre la base imponibile della successiva donazione, perché il patrimonio netto della holding risulta inferiore a quello complessivo delle due società conferite. Tuttavia, non conclude per l’abusività. Ricorda infatti che, ai sensi dell’art. 10-bis dello Statuto, non basta un risparmio fiscale indebito: occorre anche che l’operazione sia priva di sostanza economica e che il vantaggio fiscale sia l’elemento essenziale. In questo caso, l’Agenzia riconosce una sostanza economica e reali effetti organizzativi, diversi dal mero risparmio d’imposta. Il punto è importante perché conferma che la distinzione non è tra operazioni con o senza vantaggio fiscale, ma tra operazioni artificiali e operazioni sorrette da una funzione genuina.
Quanto conta, nella pratica, dimostrare le ragioni extra-fiscali?
Conta moltissimo, e la risposta n. 42/2026 lo conferma. Gli istanti hanno descritto un assetto in cui la holding serve a concentrare la governance, gestire la liquidità e prevenire conflitti familiari. Inoltre, lo statuto prevedeva clausole antistallo per evitare paralisi decisionali. La donazione della nuda proprietà delle quote della holding si inseriva in un percorso di graduale transizione generazionale, per evitare che un futuro trasferimento mortis causa non organizzato producesse una comunione problematica. In sintesi, la tenuta fiscale dell’operazione dipende dalla qualità del progetto: governance, statuto, sequenza negoziale e motivazioni devono essere coerenti e ben documentati.
Oggi, quindi, il quadro è più favorevole per le riorganizzazioni societarie?
Direi di sì, per alcuni aspetti. La risposta n. 9/2026 amplia gli strumenti tecnici disponibili nelle riorganizzazioni, mentre la n. 42/2026 riconosce il passaggio generazionale e la stabilizzazione della governance familiare come valide ragioni extra-fiscali. Questo, però, non equivale a un “via libera” indiscriminato. Occorre sempre verificare il caso concreto: nella n. 9/2026 pesa il fatto che il socio fosse unico prima e dopo l’operazione, mentre nella n. 42/2026 è decisiva la prova di un reale disegno organizzativo. La fiscalità può accompagnare il riassetto del patrimonio familiare, ma non sostituirne la sostanza: prima viene l’architettura giuridica ed economica dell’operazione, poi il suo trattamento tributario.
(Articolo tratto dal n° 89 del Magazine di We Wealth. Abbonati qui per leggere il Magazine in formato cartaceo o digitale.)


