Il mercato del credito sta prezzando correttamente l’escalation?

Il mercato del credito sta prezzando correttamente l’escalation?

Gli attivi rischiosi stanno scontando uno scenario positivo, tuttavia la cautela non è mai troppa: secondo gli esperti di Vontobel IC il potenziale downside in uno scenario negativo sarebbe maggiore del possibile guadagno in caso di esito positivo

Dopo una correzione in risposta allo shock petrolifero causato dalla guerra, i mercati sembrano essersi “tranquillizzati”. Tuttavia, gli esperti di Vontobel Institutional Clients invitano alla prudenza: gli effetti di un possibile inasprimento del conflitto potrebbero essere ben più duri di quelli derivanti da una risoluzione.

George Curtis, Portfolio Manager, e Gordon Shannon, Co-Head of Investment Grade, illustrano le reazioni del mercato del credito ai recenti avvenimenti geopolitici ed economici e il loro posizionamento in portafoglio.

Inflazione, proiezioni sui tassi e banche centrali

Il conflitto in Medio Oriente sta mettendo le banche centrali a dura prova, soprattutto dopo l’esperienza inflazionistica vissuta nel 2022. In realtà però, le pressioni inflazionistiche sono diverse: nel 2022 vi era una combinazione tra shock energetico e spinta alla domanda indotta dal Covid.

Questo non ha impedito alla curva dei rendimenti di subire, a inizio marzo, un bear flattening, situazione in cui i rendimenti sulle brevi scadenze salgono più di quelli sulle lunghe, provocando un appiattimento della curva.

Con l’appiattimento della curva, molti operatori con leva, posizionati su un suo irripidimento, si sono visti costretti a chiudere le posizioni, amplificando ulteriormente il movimento.

A ciò si sono aggiunti i toni più “hawkish” delle banche centrali: le stime sui tassi sono aumentate bruscamente a marzo per Fed, Bce e Bank of England, per poi rientrare in parte — tornando in territorio di riduzione per la Fed e rimanendo in territorio di rialzo per Bce e Bank of England.

Il “premio guerra” si è ridimensionato

Gli spread creditizi hanno subito un forte ridimensionamento, soprattutto quelli statunitensi: dopo aver raggiunto un picco verso l’alto, si sono nuovamente abbassati intorno ai livelli pre-bellici.

Questa dinamica è coerente, secondo gli esperti, con l’ipotesi di una rapida risoluzione dell’escalation. Ma se non fosse così? I gestori invitano alla prudenza, perché il potenziale restringimento degli spread risulta molto inferiore rispetto al possibile allargamento qualora la situazione dovesse aggravarsi.

Il mercato dei titoli di Stato

Quanto al mercato delle obbligazioni sovrane, queste non hanno svolto il tradizionale ruolo difensivo di fronte al calo degli attivi rischiosi, soprattutto perché lo shock scontato dal mercato oggi è prevalentemente inflazionistico. Questo penalizza in particolar modo i titoli governativi nominali, i cui flussi vedono ridursi il proprio valore reale.

Invece, gli esperti ritengono che i titoli di Stato possano fungere da protezione adeguata in uno scenario negativo, in cui il mercato iniziasse a prezzare uno shock alla crescita più marcato.

A questo aspetto si aggiunge la maggiore liquidità delle obbligazioni governative, che offre una protezione aggiuntiva in scenari di volatilità.

Il posizionamento di portafoglio

In questo scenario complesso, i gestori suggeriscono particolare cautela: emittenti solidi, eventuali coperture e una gestione attenta della duration. I titoli di Stato potrebbero proteggere efficacemente se il mercato iniziasse a temere una recessione.

Ritratto in bianco e nero di una giovane donna con lunghi capelli scuri, che indossa un blazer su un top scuro, sorride leggermente e guarda l'obiettivo, su uno sfondo chiaro.

di Giulia Morena

Giornalista multimediale di We Wealth, è laureata in Management per l’Impresa presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano

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