C’è qualcosa di profondamente italiano nel fatto che una delle opere più iconiche del Rinascimento — la Fontana del Nettuno in piazza della Signoria a Firenze, il “Biancone” dell’Ammannati, scolpito nel Cinquecento e guardato da secoli con rispetto reverenziale — sia finita al centro di una prematrimonial challenge. Una turista straniera di 28 anni, con il matrimonio in vista e probabilmente una buona dose di irriverenza social, ha scavalcato le protezioni della fontana, si è arrampicata sulle zampe dei cavalli marmorei e ha tentato di toccare le parti intime del dio del mare. Per buon auspicio, si dice. Come a dire: Nettuno, proteggi il mio matrimonio.
La Polizia Municipale, presente in zona, ha interrotto la scena prima che la challenge raggiungesse il suo ambizioso epilogo. Ma il danno era fatto. Gli specialisti della Fabbrica di Palazzo Vecchio hanno rilevato quello che hanno pudicamente definito “piccoli ma significativi danneggiamenti”: zampe dei cavalli scheggiate, un fregio lesionato. Stima provvisoria: cinquemila euro. La 28enne è stata denunciata per deturpamento di bene artistico-architettonico.
Cinquemila euro. Una cifra che fa sorridere amaro, se si considera che la fontana è un’opera del XVI secolo, che ha attraversato pestilenze, alluvioni e due guerre mondiali, e che rischia di non sopravvivere indenne all’era dei reel di Instagram.
Non è la prima volta. Nel 2023 un turista tedesco di 22 anni aveva compiuto la stessa scalata notturna — non per la buona fortuna, ma per una foto da mandare agli amici — con danni analoghi. La fontana, evidentemente, esercita un fascino irresistibile non solo per la sua bellezza, ma anche come prop per contenuti social di dubbia originalità.
La questione, però, non è solo di costume o di degrado civico, per quanto entrambi siano argomenti di grande e legittimo interesse. C’è un tema più profondo che questi episodi ripropongono con puntualità: chi paga? Chi tutela? E soprattutto: è possibile pensare alla protezione del patrimonio culturale — pubblico o privato che sia — in modo più strutturato e consapevole?
Per i beni pubblici, la risposta è nelle mani delle istituzioni e, in ultima istanza, dei contribuenti. Per chi invece custodisce opere d’arte in contesti privati — collezionisti, fondazioni, imprese, famiglie — la risposta passa necessariamente anche attraverso una gestione del rischio seria e professionale. Non si tratta soltanto di stipulare una polizza: si tratta di capire il valore reale di ciò che si possiede, di identificare i rischi specifici, di costruire una strategia di protezione che tenga insieme sicurezza fisica, copertura finanziaria e consapevolezza culturale.
Il Nettuno di Firenze è sopravvissuto a cinque secoli di storia. Sopravviverà anche alle challenge prematrimoniali. Ma il caso ci ricorda che la bellezza — sia essa di marmo o di tela — è sempre più fragile di quanto crediamo, e che proteggerla richiede molto più di una recinzione e un vigile in zona.
Per quella turista, nel frattempo, il viaggio di nozze si è complicato prima ancora di cominciare

