Il fondo sovrano saudita punta 2,3 miliardi sul calcio (e non solo)

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Il fondo sovrano ha impegnato oltre 2 miliardi di dollari in accordi di sponsorizzazione. Ma il calcio non è l’unico sport nel mirino dell’Arabia Saudita

Nell’ultima dichiarazione finanziaria, il fondo sovrano saudita ha dichiarato di aver stipulato accordi di sponsorizzazione con diversi club per un ammontare di 8,75 miliardi di riyal (2,3 miliardi di dollari) nei primi otto mesi dell’anno

Lo scorso agosto un incontro tra Mohammed bin Salman e Gianni Infantino (presidente della Fifa) ha alimentato i rumors sul fatto che l’Arabia Saudita si candiderà per ospitare la Coppa del mondo 2030

L’Arabia Saudita continua a puntare sul pallone, ma non solo. Il Public investment fund (Pif), uno dei più grandi fondi sovrani al mondo con un patrimonio in gestione superiore ai 600 miliardi di dollari, ha impegnato oltre 2 miliardi in accordi di sponsorizzazione a lungo termine con diversi club solo nei primi otto mesi dell’anno. Un “tesoretto”, stando a quanto risulta al Financial Times, destinato principalmente a sostenere l’industria calcistica nazionale. Ma che punta il faro su quello che l’Human Rights Watch (organizzazione non governativa internazionale che si occupa della difesa dei diritti umani) definisce come il rischio di “sportwashing”.

Nell’ultima dichiarazione finanziaria, il fondo sovrano saudita ha dichiarato in particolare di aver stipulato accordi di sponsorizzazione “con diversi club calcistici per un ammontare di 8,75 miliardi di riyal (2,3 miliardi di dollari)” tra gennaio e agosto dell’anno in corso. Il Pif viene utilizzato dal principe ereditario Mohammed bin Salman per diversificare l’economia del Paese, con il duplice mandato di contribuire allo sviluppo della nazione e ottenere rendimenti. La maggior parte della spesa, come anticipato in apertura, riguarda una serie di partnership ventennali con Qiddiya e Jeddah Central e con alcuni club nazionali ma anche un accordo quinquennale per la sponsorizzazione del campionato di calcio saudita da parte dell’azienda immobiliare Rosh (di proprietà del Pif).

Ricordiamo che il fondo sovrano saudita aveva acquistato lo scorso anno anche il Newcastle United, che milita in Premiere League, per oltre 300 milioni di sterline. Una cifra cui si sono aggiunti oltre 200 milioni di sterline investiti poi nell’acquisizione di nuovi giocatori, un nuovo allenatore e un nuovo direttore generale. Anche Noon, azienda di e-commerce mediorientale sostenuta sempre dal Pif, ha recentemente stretto una partnership con il Newcastle per la stagione 2022-2023 dopo aver stipulato un accordo con il Manchester City (di proprietà dello sceicco e imprenditore dell’Arabia Saudita, Mansur bin Zayd Al Nahyan).

Tra l’altro, secondo il quotidiano economico-finanziario britannico, gli investimenti sauditi nel pallone sono destinati a impennare. Lo scorso agosto, per esempio, un incontro tra Mohammed bin Salman e Gianni Infantino (presidente della Fifa) ha alimentato i rumors sul fatto che l’Arabia Saudita si candiderà accanto a Egitto e Grecia per ospitare la Coppa del mondo 2030, la ventiquattresima edizione del campionato mondiale di calcio. Inoltre, la regione ha stanziato almeno 2 miliardi di dollari per il Liv Golf (tour di golf professionale finanziato dal Pif appunto) e lo scorso anno il circuito di Jeddah ha ospitato il primo GP di Formula 1. Human Rights Watch, in questo contesto, ha accusato il governo saudita di sfruttare il calcio, le corse automobilistiche e il golf per fare dello “sportwashing”, definendolo come “uno sforzo per distrarre dalle sue gravi violazioni dei diritti umani appropriandosi di eventi che celebrano risultati umani”.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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