Coutts accelera sui private markets: trattative con Apollo e Ares su un mercato da oltre 13.000 miliardi
La decisione di Coutts di avviare trattative con Apollo Global Management e Ares Management per offrire fondi di private markets ai propri clienti private si inserisce in un contesto numerico ormai difficilmente ignorabile.
I mercati privati gestiscono oggi oltre 13.000 miliardi di dollari di asset a livello globale, secondo stime consolidate di settore, e sono attesi superare i 20.000 miliardi entro il 2030, con un tasso di crescita annuo superiore al 7%, nettamente più elevato rispetto ai mercati pubblici.
Dal canale istituzionale al wealth: cambia la base investitori
Storicamente, oltre l’80% degli asset nei private markets era detenuto da investitori istituzionali come fondi pensione e assicurazioni. Oggi questa quota è in progressiva riduzione, mentre il segmento wealth e Hnwi rappresenta circa il 25% dei nuovi flussi annuali, una percentuale destinata a crescere rapidamente.
È su questo spostamento strutturale che si innesta la strategia di Coutts, che per la prima volta valuta l’inserimento sistematico di fondi evergreen nella propria offerta di private banking.
Perché Apollo e Ares: masse e specializzazione contano
I partner scelti non sono casuali. Apollo Global Management gestisce circa 650 miliardi di dollari, di cui oltre il 70% concentrato in private credit e strategie illiquide, mentre Ares Management supera i 420 miliardi di dollari di asset, con una forte esposizione a direct lending, secondaries e real assets.
Entrambi i gruppi hanno investito negli ultimi anni in piattaforme dedicate al wealth management, con veicoli pensati per ticket più contenuti e una liquidità strutturata, seppur limitata.
Fondi evergreen: numeri di liquidità e compromessi strutturali
I fondi evergreen rappresentano oggi circa il 15-20% dei nuovi veicoli lanciati nei private markets destinati al canale wealth. Offrono finestre di rimborso trimestrali o semestrali, spesso con cap tra il 2% e il 5% del Nav per periodo, un compromesso che rende l’asset class più accessibile ma non elimina il rischio di illiquidità.
Per i wealth manager, questo significa integrare i private markets in portafogli con un orizzonte minimo di 7-10 anni, anche quando il veicolo non ha una scadenza formale.
Private credit: l’asset class che guida la domanda
All’interno dei private markets, il private credit è oggi il principale motore di crescita. Nel solo 2025, il settore ha superato i 1.600 miliardi di dollari di masse, con rendimenti medi lordi storicamente compresi tra 8% e 12%, contro il 3-4% dell’obbligazionario investment grade nei mercati sviluppati.
Questo differenziale di rendimento è uno dei motivi principali per cui i wealth manager stanno aumentando l’esposizione dei portafogli private verso il credito privato, spesso come alternativa parziale al reddito fisso tradizionale.
Mercati secondari: numeri in crescita per gestire il rischio timing
Un’altra area chiave è quella dei mercati secondari, che nel 2024 ha registrato transazioni per oltre 110 miliardi di dollari, quasi il doppio rispetto a cinque anni prima. Questa crescita è legata alla necessità di liquidità in un contesto di Ipo limitate e di exit rallentate.
Per il wealth management, i secondari consentono un ingresso a valutazioni già “mature” e una riduzione del rischio di J-curve, rendendoli particolarmente adatti a portafogli Hnwi.
Quanto pesano i private markets nei portafogli wealth
Nei portafogli dei grandi family office internazionali, l’esposizione ai private markets ha ormai raggiunto in media il 30-35% del totale, mentre nel wealth management bancario europeo la quota è ancora più contenuta, intorno al 10-15%, ma in crescita.
È proprio questo gap che iniziative come quella di Coutts cercano di colmare, intercettando una domanda di diversificazione che diventa sempre più esplicita.
Le parole dei manager: i numeri guidano la strategia
Secondo Jim Zelter, Co-President di Apollo Global Management, « la crescita dei private markets nel canale wealth è una conseguenza diretta dei numeri: rendimenti superiori, masse in espansione e una base investitori sempre più ampia ».
Una visione condivisa da Michael Arougheti, Ceo di Ares Management, che ha dichiarato che « il wealth management rappresenta oggi una delle principali direttrici di crescita per il private credit, soprattutto in Europa ».
Implicazioni per il wealth in Italia
Per i wealth manager italiani, la mossa di Coutts è un indicatore avanzato di ciò che diventerà progressivamente standard anche sul mercato domestico.
L’integrazione dei private markets richiede maggiore capacità di analisi, reporting più sofisticato e una comunicazione trasparente sui rischi di liquidità e valutazione.
Ma i numeri parlano chiaro: in un contesto di mercati pubblici costosi e rendimenti compressi, i private markets stanno diventando una leva sempre più centrale nella costruzione dei portafogli di lungo periodo.

