Chi ha investito in azioni bancarie a inizio 2025 avrebbe avrebbe avuto qualche motivo per pensare che il vento favorevole avesse ormai finito di soffiare. Invece, nell’anno che volge al termine, le banche italiane hanno battuto l’indice generale di Piazza Affari, il Ftse Mib, per il terzo anno consecutivo di grasse sovraperformance — e senza nemmeno considerare i dividendi, che potrebbero ulteriormente allargare il divario.
L’indice settoriale Ftse Italia Banche ha chiuso l’anno con una performance di prezzo vicina al 67%, contro il 31% realizzato dal Ftse Mib — che risulta comunque la seconda Borsa europea più performante del 2025, tornando ai massimi dal 2001. Le banche, nonostante il calo dei tassi Bce portato avanti nella prima parte dell’anno, elemento negativo per la tenuta dei margini di profitto sui crediti, hanno superato persino la performance azionaria del 2024, chiusa a +52,7%, così come quella realizzata nel 2023, pari al +39,34% (il Ftse Mib, negli stessi anni, è salito rispettivamente del 12,55% e del 25,6%). La corsa del settore non solo non si è mai fermata, correndo sistematicamente più del resto del mercato azionario italiano, ma sembra godere ancora dei favori del pronostico per il 2026.
Nel terzo trimestre il margine d’interesse ha registrato una flessione dell’8,7% su base annua, riflettendo l’effetto combinato della discesa dei tassi e del maggior costo della raccolta. Tuttavia, con la politica monetaria della Bce ormai in una fase di stabilizzazione, le prospettive per il prossimo biennio appaiono ancora una volta favorevoli.
Alla normalizzazione del margine si affiancano infatti una crescita moderata dei prestiti, un’espansione regolare delle commissioni e una struttura dei costi sostanzialmente stabile: elementi che, nel loro insieme, dovrebbero sostenere la redditività prima delle rettifiche e segnare la fine della fase di contrazione dei margini, come sosteneva a novembre un rapporto di Scope Ratings.
Margini più stabili e una crescita contenuta dei volumi dovrebbero tradursi in un graduale recupero del margine d’interesse, atteso in aumento dello 0,6% nel 2026 e dell’1,7% nel 2027. Nel frattempo, aiuta le banche un’economia italiana ancora stabile, con livelli di insolvenze storicamente bassi. Il costo del rischio potrebbe aumentare, ma in modo contenuto e partendo da livelli gestibili. In parole semplici, anche con qualche cattivo pagatore in più, i margini delle banche continueranno a crescere in valore assoluto grazie a una maggiore propensione a prestare. Musica per le orecchie degli azionisti.
A livello generale è stata proprio una banca a occupare il gradino più alto del podio fra i titoli più performanti del 2025: Popolare di Sondrio, spinta dall’acquisizione da parte di Bper Banca, risulta anche il miglior titolo azionario dell’indice Ftse Mib — dopo Fincantieri e Telecom Italia. Sul versante opposto, quello dei titoli più colpiti dalle vendite, spiccano Amplifon (-44,67%), Diasorin (-31%) e Stellantis (-24,85%).
Tornando alle banche, dopo Popolare di Sondrio quasi tutti gli altri istituti quotati in Borsa sono riusciti a superare la performance del Ftse Mib, e solo Banca Generali e Mediobanca (passata sotto il gruppo Mps) hanno leggermente mancato questo obiettivo.

