La normalizzazione economica che molti attendevano non è mai davvero arrivata. Al suo posto, gli investitori si trovano oggi dentro un ciclo più complesso: intreccio di politica fiscale espansiva, dinamiche geopolitiche non lineari e un’innovazione tecnologica che sta ridisegnando interi settori. Per Stefania Paolo, Country Head di BNY Investments Italia, non è un contesto da interpretare attraverso categorie binarie, recessione sì o recessione no, ma un equilibrio nuovo, in lenta costruzione.
«Siamo in un regime più stabile rispetto a un anno fa, con un’inflazione che rientra ma non scompare e una crescita che resta resiliente – osserva – gli Stati Uniti continuano a fungere da ancora del ciclo globale, mentre l’Europa rimane divergente, con velocità diverse tra Paesi e settori».
Il ritorno della politica fiscale e il fiscal dominance
Un punto cruciale riguarda la natura stessa di questa fase economica: la politica monetaria ha smesso di essere il principale motore delle aspettative. È la politica fiscale a dettare il ritmo, con bilanci pubblici in espansione e investimenti governativi che rimangono elevati. Qui si innesta uno dei temi più discussi: la fiscal dominance. “Non significa necessariamente instabilità – spiega Stefania Paolo – significa che i Governi devono finanziare maggiori esigenze di spesa e che i mercati obbligazionari riflettono questa realtà. Per gli investitori è un invito a guardare con ancora più attenzione alla qualità degli emittenti e alla sostenibilità dei bilanci“.
Questa nuova architettura macro ha un effetto immediato sulla costruzione dei portafogli obbligazionari. Dopo anni di rendimenti compressi, l’obbligazionario torna a svolgere il suo ruolo tradizionale. “L’investitore italiano può guardare al mercato con maggiore serenità rispetto al passato recente – afferma Stefania Paolo – ci sono opportunità sulle scadenze corte, sia nel credito High Yield sia in quello Investment Grade, dove le valutazioni restano interessanti”. Il concetto chiave, però, è selettività: non tutti i segmenti si muovono allo stesso ritmo e la dispersione è tornata a essere un fattore dominante.
La dispersione riguarda anche l’azionario. Il 2025 ha mostrato differenze rilevanti tra settori, stili e geografie, con poche mega-cap a guidare una parte consistente dei rendimenti. Per BNY Investments, il 2026 sarà un anno in cui gli investitori dovranno ampliare lo sguardo oltre i soliti titoli guida. “I fondamentali stanno tornando centrali – commenta – la concentrazione dei rendimenti non è sostenibile nel lungo periodo. Vediamo valore in settori come healthcare e industriali innovativi, dove la crescita non è trainata solo dal ciclo ma da trend strutturali”.
Geografie a velocità diverse: USA solidi, Asia selettiva
Anche sulle geografie, la fotografia è più sfumata rispetto alle narrative dominanti. Se gli Stati Uniti restano un mercato solido, l’Asia continua a offrire opportunità selettive, soprattutto nei settori legati al capex tecnologico e alla transizione energetica. “È un’area che non può essere trattata in blocco – sottolinea Paolo – ci sono economie che stanno beneficiando dello shift delle catene globali e della domanda di infrastrutture digitali”.
AI, Data center e vulnerabilità tecnologiche
La tecnologia, del resto, è il filo rosso che attraversa questa fase di mercato. L’intelligenza artificiale, la crescita dei data center, gli investimenti in semiconduttori e, più in generale, la rinascita del capex globale stanno creando nuove leadership industriali e nuove vulnerabilità. Per alcuni investitori è un rischio per altri, invece, un’opportunità. BNY Investments sceglie una linea pragmatica: “La tecnologia non è un tema effimero. È una trasformazione strutturale che può generare valore nel lungo periodo, ma non tutto ciò che è etichettato come AI è necessariamente un buon investimento. Serve un’analisi profonda della redditività futura e dei modelli di business“.
Come costruire portafogli più robusti nel 2026
In parallelo, si apre il tema della protezione: in un contesto di debito elevato, transizioni industriali accelerate e geopolitica più tesa, l’investitore italiano deve porsi nuove domande. La risposta non sta nella ricerca di un asset rifugio assoluto, ma nella costruzione di un portafoglio più robusto. “Il 2026 richiede equilibrio: una parte core obbligazionaria di qualità, una componente azionaria diversificata per temi e geografie e strumenti satellitari per cogliere trend strutturali come digitalizzazione e infrastrutture”.
È una visione che guarda alla prudenza senza rinunciare alla crescita, perché, come ricorda BNY Investments, le fasi di transizione sono anche fasi di opportunità. E il compito dell’investitore – oggi più che mai – è distinguere il rumore dalla direzione di fondo. “Selettività non è un vezzo – conclude Stefania Paolo – è la chiave di lettura di un ciclo che richiede disciplina, consapevolezza e capacità di guardare oltre i movimenti di breve periodo“.
