In un momento in cui il sistema pensionistico pubblico mostra sempre più le sue fragilità, i fondi negoziali assumono un ruolo strategico per garantire stabilità e rendimenti di lungo periodo. Tra questi, Fondo Telemaco si distingue per la capacità di coniugare prudenza e innovazione, come racconta il presidente Claudio Varani, anche Head of Compensation, Benefit & Fleet Management del Gruppo TIM e Direttore Generale di Fontedir, che ci illustra le nuove linee d’investimento e le sfide future della previdenza complementare.
Fondo Telemaco è oggi uno dei principali fondi pensione negoziali italiani. Qual è la vostra visione di lungo periodo nel nuovo contesto economico e demografico?
In un contesto segnato dall’invecchiamento della popolazione, dalla volatilità dei mercati e dalla trasformazione del lavoro, Fondo Telemaco punta a rafforzare il proprio ruolo di attore attivo della previdenza complementare, per integrare sempre più un tasso di sostituzione pubblico in calo e spesso insufficiente a garantire uno standard di vita adeguato. Attraverso una gestione prudente, una governance trasparente e politiche d’investimento di lungo periodo – integrate con criteri di sostenibilità – Telemaco mira a offrire rendimenti competitivi e coerenti con le esigenze previdenziali degli iscritti.
Negli ultimi anni i mercati hanno attraversato fasi complesse. Come si è evoluta la vostra asset allocation per proteggere i rendimenti e garantire la sostenibilità del fondo?
Dopo il difficile 2022, il biennio 2023-2024 ha registrato un recupero importante, che ha restituito fiducia agli aderenti e rafforzato le basi della gestione previdenziale. Il 2025 presenta nuove sfide, legate al contesto geopolitico e all’incertezza delle politiche monetarie. Il nostro compito non è inseguire i mercati nel breve periodo, ma garantire combinazioni rischio-rendimento efficienti e sostenibili nel tempo.
Per questo abbiamo rivisto in profondità la politica d’investimento, con decisioni assunte nel 2024 e operative dal 2025. Abbiamo aumentato l’esposizione azionaria del comparto Dinamico dal 50% al 60%, ottimizzato il profilo Life Cycle per una maggiore gradualità nel passaggio tra i comparti, ridotto la duration obbligazionaria sull’Europa e limitato la componente high yield. Abbiamo inoltre ampliato la diversificazione geografica e tematica del portafoglio, con un maggiore peso su azionario globale, mercati emergenti e small cap, e incrementato la quota di private assets al 12% nel Prudente e al 15% nel Dinamico.
Qual è oggi il mix tra obbligazionario, azionario e strumenti alternativi? E come gestite diversificazione e rischio in un contesto di tassi reali positivi ma incerti?
L’allocazione strategica resta centrata sull’obbligazionario, ma con un peso crescente del private debt, utile a diversificare il rischio e cercare rendimenti alternativi alle asset class tradizionali. Con l’ultima revisione dell’AAS è stata inoltre aumentata la componente azionaria, destinandone una parte a quote di private equity come ulteriore fonte di diversificazione.
Avete recentemente aggiornato i comparti e rinnovato i mandati di gestione. Quali criteri avete seguito e con quali obiettivi?
La revisione dell’AAS ha comportato un nuovo assetto gestionale, più diversificato, soprattutto sul fronte azionario: alla gestione attiva si è affiancata una componente passiva globale. Il processo di selezione, avviato a valle del bando di gara nel rispetto delle previsioni normative e delle deliberazioni dell’Autorità di Vigilanza, è stato condotto per singola asset class – sia liquida sia privata – con un importante supporto metodologico.
Può condividere qualche dato recente sulle performance del fondo?
A fine settembre i rendimenti sono decisamente soddisfacenti: da inizio anno il Garantito registra +1,84%, il Prudente +6,59% e il Dinamico +11,12%. Hanno contribuito la transizione degli attivi avvenuta ad aprile 2025 e l’ottima performance dei nuovi gestori, sia azionari sia obbligazionari. Anche gli investimenti nei mercati privati – private debt e private equity – stanno iniziando a generare risultati positivi, con un progressivo incremento del valore degli investimenti sottostanti.
In un sistema che punta sempre più sulla previdenza complementare, come gestite la liquidità del fondo?
Il Fondo tende a essere sempre full invested, pur consentendo ai gestori una certa flessibilità nel detenere liquidità in funzione della strategia e delle condizioni di mercato, per cogliere le opportunità disponibili.
La sostenibilità è ormai imprescindibile nella gestione istituzionale. Che peso hanno i criteri ESG nella vostra politica d’investimento?
Con la revisione dell’AAS, il Fondo si è dotato di una propria politica di sostenibilità, che integra i criteri ESG nella selezione degli investimenti e nella valutazione dei gestori – pubblici e privati – in linea con gli standard e le migliori prassi di mercato.
Quali sono le principali sfide per i fondi negoziali nei prossimi anni? E che ruolo potrà avere Telemaco nel sostenere l’economia reale?
Le sfide principali riguardano il calo del tasso di sostituzione della pensione pubblica e la necessità di ampliare la partecipazione alla previdenza complementare, soprattutto tra i giovani. Una previdenza complementare credibile deve saper colmare il gap pensionistico con rendimenti solidi e una gestione efficiente.
Servirà anche una maggiore cultura finanziaria, che renda consapevoli sia gli iscritti – nella scelta del profilo più adatto – sia chi ancora non ha aderito, evidenziando i vantaggi del risparmio previdenziale. Telemaco è impegnato nel monitoraggio costante delle gestioni e in campagne informative mirate. Sul fronte dell’economia reale, il Fondo sta valutando nuovi investimenti nei mercati privati, con un’attenzione particolare al sostegno delle imprese italiane.
