Nel disegno di legge di Bilancio per il 2026, che dovrà essere approvato entro il 31 dicembre 2025, un capitolo è dedicato alle pensioni. Tuttavia, il focus della manovra sembra propendere di più sul versante Irpef (riduzione della seconda aliquota dal 35% al 33% per i redditi da 28.000 a 50.000 euro) e flat tax (con imposta sostitutiva che sale a 300.000 euro sui redditi esteri per i neo-residenti), mentre il fronte previdenziale mantiene un’impostazione più prudente.
Opzione donna e Quota 103
Le misure riportate derivano dal DdL di Bilancio “bollinato” potranno subire modifiche nel corso dell’iter parlamentare, ma a quanto risulta i canali di uscita dal mondo del lavoro – Opzione donna e Quota 100 – che negli ultimi anni hanno fatto tanto discutere sembrerebbero andare incontro ad uno Stop.
Questi strumenti saranno utilizzabili nel 2026 da chi ha già maturato i requisiti con le vecchie regole:
- Opzione donna: 35 anni di contributi e 61 anni di etàmaturati entro il 31 dicembre 2024.
- Quota 103: 62 anni di età e 41 anni di contributi maturati entro il 31 dicembre 2055.
Riconfermata Ape sociale
Diversa sorte invece per l’Ape sociale che per tutto il 2026 viene riconfermata, peraltro alle stesse condizioni di quest’anno (63 anni e 5 mesi di età; 30/36 anni di contributi; incumulabilità del trattamento con redditi da lavoro).
L’età per andare in pensione
Dal Documento programmatico di bilancio risulta che dal 2027 molte categorie di lavoratori andranno incontro a un aumento dell’età pensionabile, per adeguamento alla speranza di vita.
Occorreranno, secondo quanto emerge, 67 anni e 1 mese nel 2027; 67 anni e 3 mesi nel 2028; 67 anni e 5 mesi nel 2029.
Ciò comporta che, secondo le prime stime, per raggiungere la soglia della pensione anticipata occorreranno:
- nel 2027: 42 anni e 11 mesi di contributi oltre alla finestra mobile (un anno in meno per le donne)
- nel 2028: 43 anni e un mese di contributi.
Restano escluse alcune categorie di lavoratori, tra cui i lavoratori impegnati in mansioni particolarmente usuranti, insegnanti di scuola dell’infanzia e nidi e infermieri impegnati con turni.
Pensioni minime
Per una platea di oltre 1 milione di pensionati che registrano difficoltà e percepiscono l’assegno sociale o una pensione previdenziale sembra essere in arrivo un incremento sulle pensioni minime, per un totale annuo di 260 euro a decorrere dal 1° gennaio 2026.
Posticipo del pensionamento
Resta confermato il bonus previsto per i lavoratori che decidono di posticipare il pensionamento nonostante abbiano maturato il diritto alla pensione anticipata.
L’incentivo permette di ottenere un aumento in busta paga, esentasse, del 9,19% della retribuzione, pari alla quota dei contributi dovuti all’Inps che il lavoratore smette di versare.
Il bonus è erogato fino al compimento dell’età per la pensione di vecchiaia.
Il lavoratore interessato comunica all’INPS la propria scelta e, dal mese successivo alla prima data utile di pensionamento, non subisce più la trattenuta previdenziale del 9,19%: quella quota gli viene riconosciuta integralmente in busta paga, esentasse e non soggetta a contributi.
Il datore di lavoro continua invece a versare la sua parte di contributi all’INPS, quindi il rapporto resta pienamente regolare.
Tuttavia occorre prestare attenzione al fatto che l’adesione a questo strumento fa si che i mesi in cui si percepisce il bonus non producono ulteriore montante contributivo, quindi la pensione futura non cresce per quel periodo.

