L’oro, che ha ripreso quota a 3.797 dollari l’oncia, ha in parallelo toccato un nuovo record in euro, sfondando i 103 euro al grammo. Già a inizio settembre l’oro aveva superato per la prima volta i 100 euro al grammo, attirando ancora più attenzione su quella che, in questo 2025, si sta rivelando l’asset class più performante con un +47% in termini di dollari.
Questo venerdì i dati sull’inflazione PCE core statunitense relativi ad agosto hanno mostrato un rialzo mensile dello 0,2%, in calo rispetto al precedente +0,3%. La prospettiva di ripetuti tagli da parte della Federal Reserve resta intatta, sostenendo la classica mossa dell’oro, che tende a valorizzarsi quando i tassi e i rendimenti sui Treasury USA sono previsti in calo: l’oro, non pagando cedole, diventa relativamente più conveniente quando i bond si fanno meno remunerativi.
“L’oro rimane in tendenza rialzista”, afferma a We Wealth l’analista di Swissquote, Carlo Alberto De Casa, “ma gli investitori che entrano oggi con una logica di breve termine dovrebbero essere cauti: va sfatato il mito che l’oro cresce sempre”.
È facile dimenticarlo, dopo diversi anni di performance al rialzo. Secondo l’analista, a guidare gli ultimissimi rialzi non è stata la previsione sui futuri tagli della banca centrale americana: “I tagli della Fed sono già ampiamente prezzati dai mercati, forse anche sovrastimati. Il dot plot della Fed parlava di un taglio nel 2026 e due nel 2025, mentre i mercati ne scontano due quest’anno e tre l’anno prossimo. Quindi il supporto dato dalle attese sui tassi non durerà in eterno”.
Il vero elemento non del tutto prezzato? “L’incertezza sul dollaro e, più in generale, sulla tenuta del sistema americano: questo, secondo me, è il fattore più sottovalutato dietro il rialzo dell’oro, più ancora della geopolitica o dei tassi. La credibilità del dollaro resta centrale”.
Un rialzo sempre più visibile al grande pubblico
“Negli ultimi giorni l’interesse per l’oro è tornato altissimo”, racconta De Casa, ricordando i suoi recenti inviti da parte di una nota emittente televisiva. “Ti fa capire quanto il tema sia percepito come centrale. Sembra sempre che non ci siano nuovi driver, e invece l’oro continua a salire”.
La domanda è sempre la stessa, ormai da anni: fin dove può arrivare l’oro, il bene rifugio per eccellenza? “Si leggono previsioni a 4.000, 5.000 dollari l’oncia: bisogna restare razionali, ma ormai i 4.000 non sono neanche così lontani. Da 3.750 a 4.000 parliamo del 6-7%, niente di clamoroso”.
Al momento, dice De Casa, scommettere contro l’oro avrebbe sicuramente poco senso, vista la numerosità dei fattori a favore. L’oro è una copertura contro eventi bellici estremi, diventati sempre meno improbabili con le tensioni crescenti fra Russia ed Europa e Israele orientato a mantenere una postura aggressiva in Medio Oriente.
Gli acquisti delle banche centrali sono rallentati ma si mantengono su livelli alti: “A questi prezzi anche le banche centrali iniziano a essere più caute”. Il punto è che sono anni che le banche centrali non riducono le proprie riserve auree, un fattore che potrebbe spingere al ribasso i prezzi.
“Negli anni Duemila esisteva perfino il Central Bank Gold Agreement per evitare che una banca centrale scaricasse quantità enormi in un colpo solo, facendo crollare il prezzo su un mercato allora meno liquido”, ricorda De Casa. “L’ultimo accordo è scaduto nel 2014 o 2018 e non è stato rinnovato perché nel frattempo tutti compravano”. In sintesi, le banche centrali possono anche rallentare gli acquisti, ma difficilmente diventeranno venditrici nette molto presto.
“La domanda di oro da gioielleria, invece, è calata in termini di quantità fisica, ma non di valore”, prosegue l’analista. “Con 100 euro oggi compri meno oro di prima, ma la spesa complessiva resta uguale o addirittura cresce”.
Ma soprattutto, gli ultimi segnali di crescita della domanda sono arrivati dagli ETF: “La domanda è ripartita con decisione, soprattutto da USA e Asia nella prima parte del 2025 e negli ultimi mesi anche dall’Europa. La fame di oro si vede anche tra i piccoli risparmiatori: mi hanno scritto amici di ogni settore, dall’ingegneria alla meccanica, per chiedere quale ETF comprare”.
Per chi sta pensando di destinare una grande fetta del patrimonio all’oro, magari entrando solo adesso, serve sempre ricordare la lezione della storia. Ci sono stati periodi di forte calo dell’oro, da cui il metallo giallo si è ripreso solo dopo molti anni: nel 1980-81 arrivò a 800 dollari, mentre nel 2000 era sceso sotto i 300, e per rivedere quei livelli ci sono voluti 25 anni. Nel 2011 toccò i 1.920 dollari, ma nel 2015 era tornato poco sopra i 1.000. “Quindi l’oro è un bene da tenere in portafoglio, ma senza farsi illusioni di linearità”.

