Quest’anno il simposio dei banchieri centrali di Jackson Hole 2025, in programma dal 21 al 23 agosto, ruoterà attorno a un’unica grande aspettativa: la conferma, più o meno esplicita, che a settembre arriverà il taglio dei tassi che i mercati già scontano. Il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, avrebbe infatti gli elementi per soddisfare tali attese, attualmente stimate con un’83% di probabilità a favore di una riduzione di 25 punti base.
Gli ultimi dati sulle buste paga hanno evidenziato un peggioramento del mercato del lavoro statunitense, mentre il temuto impatto dei dazi sull’inflazione americana non si è concretizzato. Dal punto di vista della narrativa, ciò apre lo spazio a un abbassamento del costo del denaro che possa sostenere lo slancio dell’economia.
“I dati sull’occupazione sono stati deludenti, mentre quelli sui prezzi si sono rivelati contrastanti. I funzionari della Fed sono probabilmente preoccupati che la crescita dell’occupazione possa rallentare fino quasi a fermarsi. L’aumento dell’inflazione al consumo ha annullato i progressi fatti nella prima metà dell’anno, anche se l’incidenza dei dazi è rimasta contenuta”, ha dichiarato Vincent Reinhart, capo economista di BNY Investments (con una carriera di 24 anni alla Fed). “Ci aspettiamo che il presidente Powell segnali l’intenzione di ridurre il tasso di riferimento di 25 punti base a settembre. Powell potrà presentare questa decisione sia come un temporaneo ostacolo al piano di lungo termine della Fed di normalizzare i tassi, sia come l’avvio di una modalità interamente reattiva”.
Il prossimo 5 settembre saranno pubblicati i nuovi dati sul mercato del lavoro statunitense: potrebbero rivelarsi il vero driver macroeconomico in grado di far pendere l’ago della bilancia verso la prima riduzione dei tassi Fed del 2025. Prima di allora, sostengono altri osservatori, Powell potrebbe preferire mantenere la linea del “wait and see”, attendendo i dati per poi decidere.
Corrono Treasury Usa e i titoli dei costruttori edilizi
Nel frattempo, i mercati si sono già mossi con le consuete scommesse che, di norma, si rivelano profittevoli prima di un taglio dei tassi. La parte corta della curva dei rendimenti dei Treasury Usa ha registrato un calo pronunciato – segnale che gli investitori si attendono una riduzione del costo del denaro, il cui effetto si riflette con maggiore evidenza sui titoli a breve scadenza. Nell’ultimo mese, fino al 18 agosto, il biennale Usa ha segnato una flessione di 10 punti base al 3,79%, mentre il titolo a un anno è sceso di 15 punti base al 3,93%. Il rally dei Treasury, però, non è stato l’unico segnale lanciato dal mercato.
Dall’inizio di agosto, infatti, i titoli dei costruttori edilizi americani hanno sovraperformato l’indice generale, anticipando un impulso alle nuove costruzioni grazie a tassi più bassi e mutui più accessibili. L’indice S&P Homebuilders è salito dell’11,1% nello stesso periodo, a fronte di una performance dell’S&P 500 pari all’1,74%.
A dare ulteriore slancio al comparto ci ha pensato anche Warren Buffett. Secondo quanto emerge dall’ultimo filing depositato alla Sec il 14 agosto, la sua Berkshire Hathaway ha incrementato le posizioni nei principali homebuilder statunitensi: nel portafoglio sono entrate azioni Lennar per un controvalore di 800 milioni di dollari e DR Horton per 191,5 milioni.

