La speranza di ottenere energia pulita e illimitata, di fronte alla corsa dei prezzi del gas e all’ascesa dell’intelligenza artificiale, ha riacceso l’interesse per il nucleare. Dalla Francia, al Regno Unito, fino alla Cina e alla Corea del Sud, le dismissioni delle centrali nucleari si sono interrotte e, anzi, i progetti per la costruzione di nuovi impianti si sono moltiplicati.
Da fonte di energia da evitare a tutti i costi, oggi il nucleare è ufficialmente tornato al centro del dibattito globale.
La sicurezza energetica passa per il nucleare
Produzione industriale alle stelle, temperature che salgono e, di conseguenza, maggiore richiesta di aria condizionata, accelerazione dell’elettrificazione, espansione dei data center. Cos’hanno in comune? La domanda di energia. In uno scenario dove la richiesta di elettricità è destinata a crescere a ritmi sempre più rapidi, l’energia nucleare è emersa come parte della soluzione per soddisfare la domanda.
Ma non solo, il nucleare ormai rientra anche tra le fonti sostenibili avendo emissioni molto basse di carbonio (con emissioni di soli 12 grammi di CO2 per kW/h, le stesse dell’energia eolica offshore) e, a differenza delle classiche fonti rinnovabili, fornisce un carico costante e ininterrotto.
Oggi, Stati Uniti, Francia e Cina, sono i primi tre produttori mondiali di energia nucleare, e hanno tutti piani di espansione. Anche diversi paesi del Sud-Est asiatico e dell’Africa stanno valutando lo sviluppo dell’energia nucleare. Ma il ritorno verso questa fonte energetica non è una novità: “Negli ultimi cinque anni, gli investimenti nell’energia nucleare a livello globale sono già aumentati del 50%”, spiegano gli esperti di Capital Group.
Nucleare: l’energia del futuro potrebbe essere più lontana del previsto
Negli ultimi anni si sente parlare quasi quotidinamente delle opportunità legate all’energia nucleare, ma i costi elevati e i lunghi tempi di realizzazione continuano ad essere due sfide fondamentali per il settore. Guardando effettivamente ai progetti, dal 2005 ad oggi solo una manciata di questi sono entrati in fase di realizzazione tra l’Europa e gli Stati Uniti e tutti hanno subito notevoli ritardi e superato ampiamente il budget previsto.
Recentemente, a partire dalla Cina, sono iniziati dei progetti per reattori modulari di piccola taglia che, rispetto ai modelli più classici, dovrebbero essere molto più rapidi da costruire e sicuri. Eppure, “gli SMR presentano anche specifiche sfide in materia di sicurezza legate agli aspetti innovativi dei progetti proposti. Una nuova generazione di piccoli reattori potrebbe benissimo far parte della suite di tecnologie nucleari avanzate, ma la redditività commerciale rimane lontana anni, se non decenni”, sottolineano gli esperti.
Un’altra tecnologia nucleare nascente è quella della fusione: un processo dove due atomi leggeri si combinano per formare un unico nucleo più pesante rilasciando un’enorme quantità di energia. Anche in questo caso, però, saranno necessari anni prima di una possibile applicazione commerciale.
Il sostegno politico arriva da (quasi) ovunque
Costi elevati e lunghi tempi di realizzazione sono i rischi principali quando si parla di nucleare. Vero, ma c’è anche un’altra sfida da superare: le preoccupazioni legate alla sicurezza. Per moltissimi anni, diversi Paesi hanno mantenuto con forza una posizione anti-nucleare, ma ora la situazione sta cambiando. Nel 2011 la Germania aveva deciso di abbandonare il nucleare, ma recentemente ha iniziato a riparlarne. La Danimarca sta valutando la possibilità di revocare il divieto sul nucleare in vigore da 40 anni. Nel frattempo, Paesi come l’Egitto e il Bangladesh stanno sviluppando le loro prime centrali nucleari.
Oggi, dei 62 reattori in costruzione, 29 si trovano in Cina, che dovrebbe superare gli Stati Uniti come primo produttore mondiale di energia nucleare entro il 2030. Non sono però molti i Paesi che stanno spingendo per la costruzione di nuove centrali ma preferiscono prolungare la vita dei reattori già esistenti. Tuttavia, secondo le ricerche dell’agenzia mondiale dell’energia, l’estensione della durata di vita non è priva di controversie. Vi sono infatti preoccupazioni circa il deterioramento dell’affidabilità dei componenti, l’impatto dei cambiamenti climatici. Inoltre, in un ottica più ampia, il fascino riconquistato dall’energia nucleare potrebbe spostare in secondo piano lo sviluppo delle energie rinnovabili.
Energia nucleare: opportunità d’investimento di lungo termine
I risultati del Cop29 hanno rafforzato gli impegni per espandere l’energia nucleare, con gli Stati Uniti che si sono impegnati ad aumentare la capacità di 35 gigawatt nel prossimo decennio e triplicarla entro il 2050. Il sostegno legislativo, incluso il bipartisan Advance Act, accelera ulteriormente la costruzione di nuovi reattori negli States.
In un simile scenario, le opportunità di catturare il crescente interesse per l’energia nucleare si possono trovare lungo tutta la catena del valore, dai produttori di componenti ai fornitori di servizi, passando anche per i minatori di uranio e gli ingegneri specializzati.
Nello specifico, secondo gli esperti di Capital Group, “data la complessità e i lunghi tempi di sviluppo delle miniere di uranio, le società minerarie che hanno costi bassi, bilanci solidi e sono situate in aree con rischi geopolitici inferiori sono potenzialmente più interessanti”.
Insomma, l’era del nucleare sta ufficialmente tornando: la produzione globale di energia nucleare sembra destinata a raggiungereil massimo storico nel 2025 e attualmente più di 40 paesi hanno in programma di espandere l’uso dell’energia nucleare. Così, anche in paesi che storicamente hanno evitato il nucleare, come l’Australia, si è riacceso il dibattito sul suo ruolo nel mix energetico.

