I Magnifici 7 non bastano più: dove investire oltre gli USA

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Un telescopio pubblico argentato è montato su una piattaforma e si affaccia su un paesaggio urbano al crepuscolo con un cielo rosa e blu sullo sfondo. La città sottostante è sfocata.

Il rally dei mercati è guidato da pochi nomi, ma sotto la superficie si muovono segnali che spingono a ripensare l’allocazione globale. Dietro l’euforia dei colossi tech USA, infatti, si celano valutazioni più contenute e utili solidi nei mercati europei e asiatici

Quando si osservano i listini azionari, l’impressione è quella di un mercato in salute, trascinato da numeri record e performance interessanti. Ma un’analisi più approfondita rivela una realtà più articolata: se è vero che i colossi tecnologici americani hanno messo a segno una crescita degli utili eccezionale, è altrettanto vero che il resto del mondo – Europa in testa – ha mostrato una solidità spesso superiore, pur rimanendo sottovalutato. Le tensioni geopolitiche, i tassi elevati e le frizioni economiche non hanno fermato la crescita degli utili in diverse aree, anche grazie a politiche fiscali più favorevoli e segnali di rilancio in arrivo dall’Asia. Eppure, come spiega Kevin Thozet, membro del comitato di investimento di Carmignac, le opportunità si trovano forse proprio dove meno ce le aspettiamo. Vediamo perché.

Solidità degli utili come forza trainante

Il contesto macroeconomico resta segnato da tensioni geopolitiche, tassi d’interesse elevati e incertezze commerciali. Eppure, i principali indici azionari mondiali sfiorano i massimi storici, in apparente contraddizione con la fragilità economica globale. La chiave di lettura, secondo Kevin Thozet, è una sola: gli utili. “Negli Stati Uniti, i giganti della tecnologia hanno registrato un’esplosione degli utili per azione del +500% in cinque anni” – osserva Thozet – “ma anche il resto del mercato statunitense e i titoli internazionali ed europei hanno evidenziato progressi solidi, tra il +80% e il +110%”.

Questa dinamica dimostra che la crescita degli utili non è un fenomeno circoscritto a pochi attori, ma interessa in misura significativa anche comparti e mercati meno in vista. Tuttavia, come spiega Thozet, la concentrazione dell’attenzione mediatica e degli investimenti sui soli “Magnifici Sette” rischia di offuscare opportunità più ampie.

Un’euforia… relativa

Il boom dei colossi tecnologici ha certamente trainato la performance degli indici USA. “Tuttaavia – sottolinea Thozet – quest’ultimo maschera una realtà più sfumata. Infatti, escludendo i titoli più noti del paniere, la crescita degli utili nel mercato statunitense è stata solida ma meno spettacolare. Ancora più rilevante è che i titoli azionari europei e dei mercati non-USA abbiano mostrato in diversi casi una crescita degli utili per azione superiore a quella del S&P 500, se si escludono le grandi star tecnologiche.

Nonostante questa solidità, le valutazioni di questi titoli restano significativamente più basse, con uno sconto medio del 25% rispetto ai livelli statunitensi. Un divario che, per Thozet, “evidenzia un crescente squilibrio tra fondamentali e valutazioni” e che “giustifica una rivalutazione delle opportunità di investimento al di fuori degli Stati Uniti”.

La conclusione è netta: non si tratta di un’anomalia, ma di una possibile finestra strategica per gli investitori in cerca di crescita sostenibile a prezzi ragionevoli. In un contesto in cui le prospettive fiscali in Europa e in Asia si stanno rafforzando, mentre negli Stati Uniti si intravedono maggiori difficoltà, questo squilibrio può diventare terreno fertile per una rotazione degli investimenti.

Un potenziale di sorpresa positiva

La narrativa prevalente nei mercati proietta ancora una stagione positiva per gli utili negli Stati Uniti, mentre altrove le attese sono più contenute. Tuttavia, i precedenti storici suggeriscono cautela, come ricorda Thozet: “Già cinque anni fa, il consensus scommetteva sul fatto che gli Stati Uniti avrebbero avuto il predominio sulla crescita degli utili. Tuttavia, è accaduto il contrario, escludendo i titoli GAFAM. Oggi si moltiplicano gli indicatori di un possibile rimescolamento delle carte. La Germania costituisce un ottimo esempio: i piani di investimenti pubblici, in particolare nelle infrastrutture, sono in fase di accelerazione. Altri esempi provengono dall’Asia, dove le presenze nei casinò di Macao sono aumentate del 20% e i titoli immobiliari cinesi sono in ripresa”.

A fronte di questi segnali positivi extra-USA, gli Stati Uniti mostrano potenziali fattori di debolezza: l’impatto delle misure protezionistiche è già percepibile, mentre gli effetti della spesa pubblica non si faranno sentire prima del 2026. Inoltre, con una Federal Reserve attenta alle tensioni sul mercato del lavoro, il sostegno monetario resterà limitato. Si delinea quindi un quadro in cui la sorpresa positiva potrebbe arrivare proprio dai mercati finora meno considerati.

Due driver di allocazione

In questo scenario globale disomogeneo, gli investitori devono compiere scelte più mirate. Thozet individua due direttrici principali: da un lato, mantenere un’esposizione selettiva verso i colossi tecnologici USA, che – passata l’ondata di euforia per l’intelligenza artificiale – restano solidi nei fondamentali, con margini, cash flow e prospettive robuste, e una buona capacità di resistere in contesti di tassi elevati.

Dall’altro lato, emerge l’opportunità di dare maggiore enfasi ai titoli azionari del resto del mondo, che risultano ancora sottovalutati e scarsamente rappresentati nei portafogli. “Il loro potenziale appare sottostimato – spiega Thozet – e beneficiano di dinamiche macroeconomiche più favorevoli nel breve termine, abbastanza per alimentare sorprese positive”.

In questo senso, la diversificazione geografica torna al centro dell’asset allocation, soprattutto per chi cerca opportunità di rendimento decorrelate dalle dinamiche USA.

Né ottimisti, né pessimisti: realisti

A fronte di uno scenario che alterna segnali positivi e potenziali rischi, la postura più saggia non è l’entusiasmo cieco né la prudenza eccessiva, ma una lettura realistica dei dati. “Gli investitori sono spesso combattuti tra prudenza ed entusiasmo” – osserva Thozet – “ma tra un punto di partenza e aspettative elevate negli Stati Uniti ad oggi, e segnali di cambiamento a livello internazionale, la lucidità resta la bussola migliore”.

In un contesto globale che si sta frammentando e in cui le grandi certezze degli ultimi anni vengono rimesse in discussione, è forse proprio nei mercati meno ovvi che si celano le opportunità più interessanti. Non serve cercare l’euforia: serve guardare oltre l’apparenza dei listini, e ritrovare, nei fondamentali, la direzione strategica per i mesi a venire.




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di Antonio Murtas

Laureato in Giurisprudenza presso l’Università Bocconi di Milano. Ha scritto per We Wealth di private insurance, asset management, private banking e private markets.

Domande frequenti su I Magnifici 7 non bastano più: dove investire oltre gli USA

Perché i 'Magnifici 7' americani potrebbero non essere più sufficienti per guidare il mercato azionario?

Sebbene i colossi tecnologici americani abbiano registrato una crescita degli utili eccezionale, l'analisi suggerisce che la loro performance potrebbe non essere più l'unico motore di crescita. Altre regioni, come l'Europa, mostrano una solidità degli utili spesso superiore, pur rimanendo sottovalutate.

Quali sono i fattori che suggeriscono un potenziale di sorpresa positiva nei mercati azionari oltre gli USA?

Il contenuto dell'articolo indica che l'Europa, in particolare, presenta una solidità degli utili che potrebbe portare a sorprese positive. Questo è dovuto al fatto che queste aree rimangono sottovalutate nonostante le loro performance.

Quali sono i principali driver di allocazione menzionati nell'articolo per gli investimenti oltre gli USA?

L'articolo identifica la solidità degli utili come un driver chiave per l'allocazione degli investimenti. Inoltre, la sottovalutazione di mercati come quello europeo suggerisce un potenziale di crescita interessante per gli investitori.

Qual è la visione dell'articolo riguardo alle attuali condizioni di mercato, considerando le tensioni geopolitiche e i tassi elevati?

L'articolo adotta una prospettiva 'realista', evitando sia l'ottimismo che il pessimismo. Le tensioni geopolitiche e i tassi elevati sono riconosciuti come fattori che influenzano il mercato, ma la solidità degli utili in alcune aree suggerisce opportunità di investimento.

In che modo la solidità degli utili in Europa si confronta con la performance dei 'Magnifici 7' americani?

Mentre i 'Magnifici 7' americani hanno mostrato una crescita degli utili eccezionale, l'Europa ha dimostrato una solidità degli utili spesso superiore. Questo suggerisce che, nonostante la forte performance dei giganti tecnologici USA, altre regioni offrono un quadro finanziario robusto.

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