A più di un anno dalla conversione in legge del decreto Capitali, il mercato delle Ipo italiane — acronimo che indica le nuove quotazioni in Borsa — rallenta anziché accelerare. Mentre a livello globale le Ipo sono aumentate del 17% in termini di controvalore, con 539 operazioni e 61,4 miliardi di dollari raccolti nel primo semestre 2025, l’Italia segna un arretramento del 72%, secondo quanto riportato nel nuovo rapporto EY Global IPO Q2 2025.
Più che essere il segno di un fallimento del decreto Capitali, questa dinamica potrebbe rappresentare un monito sull’urgenza di completarne l’attuazione: molte delle modifiche più sostanziali previste dalla legge devono ancora entrare in vigore, e il governo ha prorogato i tempi a disposizione fino al 27 marzo 2026.
Per l’Italia, “è proseguito il trend di rallentamento riscontrato nell’esercizio 2024, registrando un calo, nel primo semestre 2025, sia in termini di numero di operazioni (-38%) sia di valore raccolto (-72%). Tale congiuntura, in cui si riscontra un limitato numero di quotazioni di società di piccole dimensioni sul mercato secondario, appare attribuibile alle incertezze del contesto macroeconomico e alla continua volatilità connessa alle tensioni geopolitiche internazionali, nonostante sia proseguita la buona performance registrata dal mercato azionario italiano (+16% nel primo semestre 2025)”, ha affermato Claudio Lencovich, IPO Leader di EY in Italia.
Una diagnosi condivisa anche da Anna Gervasoni, direttore generale dell’Associazione Italiana del Private Equity (AIFI): “Il calo è dovuto a situazioni esogene quali le crisi in corso, il tema dei dazi e quindi si rimane in attesa di vedere quello che succederà”. In passato, la stessa AIFI ha osservato come il crescente interesse delle piccole imprese verso forme di finanziamento private, evitando il ricorso alla Borsa, abbia contribuito ad affievolire l’appeal delle IPO. Tuttavia, anche i fondi di private equity utilizzano la quotazione come strumento di uscita dagli investimenti. Su questo fronte, “molti fondi stanno lavorando sul rafforzamento delle società in portafoglio, aspettando di vedere quello che accadrà nei prossimi mesi”, ha dichiarato Gervasoni a We Wealth.
Insomma, non sembrano tempi favorevoli per quotarsi, anche se a livello globale il segno resta fortemente positivo. A trainarlo, però, non è l’Europa, bensì Stati Uniti e Cina.
Gli Stati Uniti guidano il mercato con 109 Ipo, segnando la miglior performance di un primo semestre dal picco del 2021. Un rimbalzo significativo è in corso anche nell’area della Greater China dopo anni di rallentamento: “In particolare, Hong Kong ha recuperato la prima posizione in Borsa per raccolta nelle IPO a livello globale, registrando un aumento di sette volte su base annua”, si legge nella nota EY.
Al contrario, “la maggior parte dei principali mercati europei ha subito una pausa dopo le turbolenze di inizio aprile, anche se la Svezia ha contribuito con una mega Ipo. Il forte slancio è persistito in Medio Oriente, mentre l’India ha mantenuto elevati livelli di raccolta nonostante un calo del numero di operazioni”.
L’Italia potrà tornare interessante per le nuove quotazioni in Borsa, ma difficilmente si vedranno segnali di ripresa già nella seconda metà del 2025. EY sottolinea che “le storie azionarie resilienti e sostenibili e la preparazione all’Ipo rimangono fattori chiave di successo per quotarsi durante finestre di Ipo ristrette, laddove le incertezze connesse alla situazione geopolitica internazionale dovessero affievolirsi”.

