Pir, la guida definitiva ai piani individuali di risparmio

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C’è la versione 1.0 (o tradizionale), quella 2.0 (che ha avuto vita breve), la 3.0 (o alternativa). Di cosa stiamo parlando? Dei piani individuali di risparmio, uno degli assi nella manica per la crescita dell’Italia e delle sue eccellenze

Indice

Esiste un modo per essere parte attiva nella ripresa del paese? La risposta è affermativa, e si chiama pir, piano individuale di risparmio. Uno strumento che ha due facce (quella “tradizionale” e quella alternativa) e che riunisce le virtù di finanza ed economia reale. Perché? I pir hanno lo scopo di canalizzare il risparmio privato italiano (enorme: forse non tutti sanno che ammonta a circa 4.400 miliardi di euro, il doppio del prodotto interno lordo) verso le imprese, soprattutto piccole e medie, in perenne ricerca di canali di finanziamento alternativi a quelli bancari. L’inventore dei pir è Fabrizio Pagani, ex capo della segreteria tecnica del Mef.

Che cosa sono i piani individuali di risparmio

Sono programmi di risparmio pensati per singole persone fisiche fiscalmente residenti in Italia le quali:

  • non devono avere nello stesso momento, più di un piano di risparmio;
  • non devono condividere il piano con altre persone fisiche, anche se minorenni (anche un minorenne può essere titolare di un pir);
  • devono detenere i pir per almeno cinque anni. Il periodo può essere cumulato, se si è titolari di pir in sequenza, senza soluzione di continuità;

Un pir inoltre, per essere tale:

  • non deve contenere strumenti finanziari emessi in o stipulati con soggetti residenti in paesi non collaborativi;
  • non deve contenere partecipazioni sociali considerate qualificate (ai sensi dell’art. 67, comma 1, lett. c), del TUIR e del comma 100 dell’art. 1 della legge di bilancio per il 2017);

Infine, un piano di investimento individuale è “pir compliant” se i redditi degli strumenti finanziari che lo compongono non concorrono alla formazione del reddito complessivo imponibile della persona fisica titolare.

La guida ai pir tradizionali

I pir tradizionali nascono nel 2017, e con i risparmiatori è subito colpo di fulmine. Nello stesso anno di debutto raccolgono 11 miliardi di euro, per arrivare a quasi 15 miliardi nel 2018. Queste le caratteristiche del piano individuale di risparmio ‘classico’:

  • non deve superare i 30.000€ annui e i 150.000€ complessivi;
  • gli strumenti finanziari di uno stesso emittente (es. azioni di una singola società) non devono essere superiori al 10% dell’investimento totale;
  • almeno il 70% dell’investimento totale è destinata a strumenti finanziari qualificati, ossia emessi da imprese italiane o europee con stabile organizzazione in Italia.
  • Il 21% (o meglio: il 30% del 70%) dei pir costituiti nel 2017/208 doveva essere investito in strumenti emessi da pmi quotate nei segmenti MidCap, Star, Standard o Aim Italia di Borsa Italiana.

La guida ai pir alternativi

Dopo la breve e non brillante parentesi 2019 dei pir 2.0, nel gennaio 2020 il governo costituisce i pir alternativi, noti anche come pir “3.0”, pensati come il perfetto complemento di investimento dei piani tradizionali nel mondo delle imprese non quotate (che tanta parte hanno nel tessuto economico italiano). Per questo motivo, la normativa prevede che chi ha già un pir tradizionale, può affiancarvene uno alternativo.

Queste le caratteristiche dei piani individuali di risparmio di terza generazione:

  • il vincolo di concentrazione degli investimenti pari sale dal 10% al 20%;
  • il tetto investibile sale a 300.000 euro all’anno e a 1.500.000 euro nell’intero arco temporale di durata del piano.
  • almeno il 17,50% del valore complessivo degli investimenti del piano venga investito in mid cap e/o small cap;
  • una soglia minima del 3,50% del valore complessivo degli investimenti del pir venga investito esclusivamente in small cap.

Si può investire in questi strumenti tramite contratto di risparmio amministrato, Fia, Eltif, Sis, polizze assicurative vita, piattaforme di equity crowdfunding.

I vantaggi fiscali dei pir

Nella loro versione tradizionale i piani individuali di risparmio consentono alle persone fisiche residenti in Italia di:

  • non pagare tasse sui primi 30.000 di guadagno, nel limite di 150.000 euro di investimenti;

A due condizioni:

  • destinare il 21% del portafoglio a titoli non del Ftse Mib;
  • mantenere gli investimenti in portafoglio per almeno cinque anni.

I pir alternativi godono invece di:

·      esenzione totale:

  • dalle imposte sui redditi per le rendite finanziarie e le plusvalenze di capitale per gli investimenti del portafoglio pir detenuti per almeno cinque anni;
  • dall’imposta di successione;

·      un credito d’imposta a fronte di eventuali perdite relative agli investimenti effettuati entro il 31 dicembre 2021, anno in cui si misureranno le conseguenze economiche della pandemia, per una durata di minimo 5 anni, fino a un valore massimo di 60mila euro (pari al 20% del tetto di 300mila euro annuale di investimenti in questo tipo di strumenti) detraibili dal 2026 in 10 rate annuali in compensazione con F24.

in più vi si sommano i benefici previsti per:

·      l’investimento in startup e

·      pmi innovative

ovvero le detrazioni fiscali pari al 30% dell’importo investito.

di Teresa Scarale

Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla fondazione. Collabora con Il Sole 24 Ore e Plus 24.

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