Monte Paschi e Mediobanca, i punti critici
Mediobanca ha bocciato l’offerta pubblica di scambio del Monte dei Paschi di Siena con un documento di 118 pagine, approvato in cda senza il voto della cassaforte dei Del Vecchio, Delfin. La banca guidata da Alberto Nagel ribadisce che l’offerta è «ostile e non concordata, priva di razionale industriale e di convenienza per gli azionisti della banca». Ritiene inoltre che il corrispettivo offerto sia «non congruo e del tutto inadeguato», sulla scorta delle opinioni che Centerview, Equita e Goldman Sachs hanno fornito al cda.
Le 2,533 azioni Rocca Salimbeni messe sul tavolo per ogni titolo di Piazzetta Cuccia risultano in un prezzo a sconto del 32% rispetto alla media del rapporto di scambio individuato dal cda, pari a 3,71. A Piazza Affari, lo sconto implicito all’11 luglio 2025 risulta pari al 3,9%. Il periodo di adesione all’offerta si concluderà l’8 settembre 2025.
La possibile integrazione crea secondo Mediobanca delle dissinergie nella misura di 460 milioni di euro in caso di fusione tra le due banche (una d’affari; l’altra, Mps, commerciale). Inefficienza che potrebbe arrivare fino a 665 milioni in assenza di fusione. L’istituto guidato da Luigi Lovaglio inoltre «si caratterizza per una storia segnata da fragilità patrimoniale e reddituale», posto che «il consensus di mercato prevede per Mps una redditività ricorrente tra le più basse tra le principali banche italiane».
La previsione di una doppia soglia (66,67% e 35%) «denota opacità in ordine alle reali finalità dell’offerta», sottolinea Mediobanca. In particolare, la soglia del 35% «segnala la volontà di perfezionare l’operazione anche dinanzi ai rilevanti rischi di dissinergie e di distruzione di valore». Senza considerare che alcuni soci – Delfin e il gruppo Caltagirone – lo sono sia di Mps che Mediobanca e Generali. Ciò configura «un potenziale disallineamento degli interessi di tali azionisti rispetto a quelli del resto della compagine azionaria».
Una “situazione paradossale”
Nell’ipotesi in cui il Monte Paschi riuscisse a detenere l’intero capitale di Mediobanca, gli attuali azionisti della banca milanese si troverebbero ad avere la maggioranza del capitale (62%) di Mps. Ne nascerebbe dunque uno «scenario paradossale», prosegue la nota ufficiale, e questo, «nonostante l’offerente abbia dichiarato l’intenzione di voler acquisire il controllo (anche di fatto) di Mediobanca. C’è il rischio che «una parte significativa del capitale post-operazione sia concentrata nelle mani di pochi soggetti, senza che il mercato sia stato adeguatamente informato» sugli obiettivi dei due azionisti. Senza contare poi, aggiunge il cda della banca, che Mps «è esposta a significativi rischi legali». Il documento di offerta di Mps non fornisce previsioni sui pesi nel suo azionariato «nell’ipotesi in cui le adesioni fossero inferiori al 66,67% di Mediobanca, né chiarisce se siano state richieste le autorizzazioni regolamentari necessarie».
Piazzetta Cuccia ritiene inoltre l’aggregazione con Monte Paschi una zavorra alla «possibilità di un ulteriore miglioramento del modello di business conseguibile invece mediante l’ops su Banca Generali», annunciata ad aprile.
La questione Enasarco ed Enpam
Sollevando preoccupazioni per l’ingerenza del governo italiano nel risiko Mps-Mediobanca, il Financial Times ha rivelato che Enasarco, il fondo pensione degli agenti di commercio (9,8 miliardi di euro in asset) ha acquisito nel 2025 una partecipazione del 2,52% in Mediobanca. La sua posizione nell’istituto milanese vale quindi adesso quasi 400 milioni di euro in base all’attuale prezzo delle azioni della banca, ovvero il 67% dell’allocazione azionaria totale consentita del fondo. Ha anche evidenziato che Enpam, l’Ente nazionale di previdenza e assistenza dei medici e degli odontoiatri (asset 26 miliardi di euro) detiene una partecipazione di quasi il 2% in Mediobanca, per un valore di circa 300 milioni di euro.

