Esg: under 25 tre volte più propensi dei senior verso i “fondi green”

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Un nuovo sondaggio condotto nel Regno Unito ha mostrato l’interesse verso i fondi Esg nelle diverse fasce d’età: crollo dopo i 54 anni

L’80% degli under 25 con almeno 250mila sterline investibili ha puntato sui fondi green. E’ quanto emerge da un nuovo sondaggio condotto su 1000 investitori britannici

Gli investitori più giovani investono in fondi sostenibili con una frequenza di gran lunga superiore a quella delle generazioni più anziane, ma sono anche i più severi giudici sull’autenticità delle promesse green lanciate dalle società di gestione patrimoniale.

Secondo un nuovo sondaggio condotto da Saltus Wealth Index su 1000 investitori britannici con almeno 250mila sterline investibili, l’80% degli under 25 ha investito su un prodotto Esg, green o di impact investing, contro il 24% dei soggetti che hanno 65 anni o più. Le probabilità che un giovane facoltoso possa destinare parte del proprio risparmio a questa tipologia d’investimento sono, dunque, più che triple rispetto a quelle di un investitore d’età avanzata. Del resto il 24% degli intervistati più giovani ritiene che il cambiamento climatico sia la maggiore minaccia per la propria ricchezza contro l’11% degli over 65.

Se un giovane non investe nell’Esg, comunque, non lo fa tanto per considerazioni sui rendimenti, quanto per scetticismo rispetto al loro impatto sul mondo reale. Il 44% degli under 25 che non investe in finanza sostenibile non crede che i fondi Esg possano fare una differenza e la stessa percentuale ritiene che non siano “veramente amici dell’ambiente” (solo il 13% degli over 65 afferma la stessa cosa).

Per gli investitori più anziani, al contrario, evitare i fondi green è soprattutto una questione di ritorni: circa un terzo degli over 55 non investe con approccio Esg per via delle performance attese.

Età Probabilità di investire nell’Esg, green e impact funds
18-24 80%
25-34 74%
35-44 67%
45-54 68%
55-64 48%
65+ 24%

Source: Saltus Wealth Index

La ricerca conferma, insomma, che per le generazioni più giovani l’obiettivo morale della pratica di investimento supera le tradizionali considerazioni sui rischio/rendimento. Un messaggio che impone ai consulenti finanziari di aggiornare il proprio approccio comunicativo, quando si ha di fronte un membro della generazione Z o Millennial.

“La nostra ricerca mostra che gli investitori più giovani sono molto più propensi a investire in fondi verdi, ma è interessante notare che tra tutti gli investitori che non lo fanno, sono sempre gli intervistati più giovani ad essere anche i più scettici sulla validità dei fondi green. Questo suggerisce che la stragrande maggioranza degli investitori più giovani che credono nella finanza verde stiano anche attivamente investendo in essa”, ha affermato Michael Stimpson, partner di Saltus.

“In confronto, gli investitori più anziani sono meno propensi a investire nel green, con i rendimenti come ragione principale per non farlo”, Stimpson, “forse questo è dovuto al fatto che essendo più vicini alla pensione sono più preoccupati di generare un buon reddito a breve termine, piuttosto che investire nel lungo”.

In conclusione, ha affermato Stimpson, “la cosa interessante è che per le persone convinte che l’Esg sia importante, questa è la prima ragione per investirci su, a prescindere dalle performance”.

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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