Una serie di hedge fund ha rastrellato i titoli oil & gas a prezzi scontati, approfittando del discredito crescente dovuto al trend Esg
Fra i vincitori anche il noto fondo di Crispin Odey, che da inizio anno sta guadagnando oltre il 100%: “Stanno lasciando ritorni fantastici sul tavolo”
Il vecchio adagio, che recita: “ogni lasciata è persa”, sembra applicarsi magnificamente ai titoli dell’industria petrolifera e del gas. Esclusi dalle strategie Esg in quanto poco ecologici, sono stati rastrellati dalle mani libere degli hedge fund. La crisi energetica, innescata dalla ripresa delle attività economiche post-Covid, ha fatto il resto. Con il rincaro delle materie prime energetiche a festeggiare sono innanzitutto le società che le producono – e i fondi che avevano puntato su di loro quando buona parte dell’industria del risparmio le evitava. Fra questi hedge fund spicca la Odey Asset Management, tornata a registrare performance a tripla cifra, dopo anni di batoste. “E’ stata un’idea facile e grandiosa”, ha raccontato al Financial Times, il fondatore della società, Crispin Odey, “i grandi investitori istituzionali sono così interessati a liberarsi di tutti gli asset petroliferi che stanno lasciando ritorni fantastici sul tavolo”. La Odey AM sta registrando una performance superiore al 100% da inizio anno.
Lo stesso rincaro dell’energia, di cui vari hedge fund stanno approfittando, sarebbe stato favorito dal clima di “ostilità” nei confronti del settore oil & gas. Le compagnie petrolifere, destinando quote crescenti dei propri utili alla transizione energetica e non al finanziamento di nuovi progetti in grado di incrementare l’offerta di combustibili, lascerebbero i mercati sempre più esposti a nuovi squilibri fra domanda e offerta. “La banda Esg sta causando terribili problemi perché sta facendo sì che gli aumenti di prezzo non vengano bilanciati dall’offerta”, ha affermato Odey.
L’aumento vertiginoso dei prezzi del gas ha contagiato anche la domanda di altre materie prime energetiche: il barile di petrolio Wti ha raggiunto i massimi dal 2014 e i future europei per il carbone hanno toccato i massimi da 13 anni, in seguito al forte incremento della domanda proveniente dall’Asia. La richiesta di energia è aumentata rispetto al 2020, ma lo strumento principale per soddisfarla resta, allo stato attuale, un combustibile fossile – anche in Italia.
“Più persone che mai stanno guidando oggi macchine e scooter a benzina”, ha dichiarato il fondatore di Bison Interests, Josh Young, “la gente non capisce quanto denaro si possa fare sulle cose le persone odiano”. Nel caso della Bison, i ritorni lordi da inizio anno sono stati del 377%, grazie a investimenti in compagnie come la Canadian oil e la Baytex Energy Corp: “molte di queste aziende sono scambiate a multipli del flusso di cassa molto bassi e a sconti molto grandi rispetto al valore di sostituzione dei loro beni”, ha affermato Young.
Ancora più netto è stato l’ex trader della Soros Fund Management, Renaud Saleur, per il quale il comparto energetico non è solo “un’enorme opportunità” per il suo fondo, Anaconda Invest. Allontanarsene, come stanno facendo molti investitori europei, sarebbe “mera stupidità”, dal momento che “il settore genera denaro per finanziare la transizione energetica”, ha aggiunto. Per quanto assurdo, gli hedge fund sembrano concordare con la giovane attivista Greta Thunberg su almeno un punto: molta parte della narrazione green è solo un “bla bla bla”.
Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.
Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).
Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.
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