Quando si parla di mercati azionari, gli Stati Uniti sembrano non avere rivali. Eppure, a ben guardare, la Germania ha spesso saputo insidiare il primato americano, attraversando cicli di crescita straordinaria. Oggi, dopo anni di apparente subordinazione, Berlino torna al centro del radar degli investitori globali. Ce ne parla in dettaglio Kevin Thozet, Portfolio Advisor e membro del comitato di investimento di Carmignac.
Un cammino parallelo, tra sorprese e convergenze
Analizzando l’andamento dei mercati azionari negli ultimi settant’anni, emerge una verità che alcuni investitori tendono a dimenticare: il mercato tedesco e quello statunitense hanno registrato rendimenti medi pressoché identici. L’indice S&P 500 e il DAX 40, arrotondando al centesimo, mostrano una performance annua intorno al 9%.
“Tuttavia – osserva Thozet – la strada per arrivare a questo risultato comune è stata segnata da percorsi profondamente diversi, alternando fasi di accelerazione e di stagnazione, rispecchiando le profonde trasformazioni economiche e geopolitiche che hanno interessato i due continenti”.
Gli anni d’oro della Germania e l’egemonia americana
Il primo grande momento di sovraperformance tedesca coincide con il “Wirtschaftswunder”, il miracolo economico che, grazie anche agli aiuti del Piano Marshall, proiettò la Germania Ovest verso una rapida ricostruzione industriale. Un secondo periodo di slancio si ebbe dopo la riunificazione, alimentato dal “Solidarpakt” e da un decennio di integrazione dell’Est.
“Al contrario – fa notare l’esperto di Carmignac – i momenti di brillantezza del mercato americano sono legati soprattutto a dinamiche tecnologiche: dallo shock petrolifero del 1973 fino alla bolla Internet del 2000, e dalla ripresa post-crisi del 2008 fino al recente boom dei “Magnifici 7”, la supremazia tecnologica ha dato impulso all’S&P 500.
Un equilibrio inatteso
Negli ultimi tre anni, contro molte aspettative, i rendimenti dei mercati azionari di Germania e Stati Uniti si sono allineati. La narrativa dominante attribuisce la forza dei listini americani ai colossi tecnologici come Apple, Microsoft e Nvidia. Tuttavia, meno sotto i riflettori, anche il DAX ha beneficiato di driver solidi.
“SAP ha rappresentato il cuore tecnologico della Germania – spiega Thozet – mentre compagnie assicurative di primo piano come Allianz e Munich Re hanno saputo navigare un contesto inflattivo e di rialzo dei tassi. Nel settore energetico, Siemens Energy ha saputo cogliere la sfida della transizione, mentre Rheinmetall nel comparto industriale si è distinta per capacità di adattamento, superando il deficit energetico. Alcuni di questi titoli hanno addirittura sovraperformato i leader tecnologici statunitensi, dimostrando la resilienza e la capacità di innovazione del tessuto industriale tedesco”.
Nuove opportunità per gli investitori
Guardando avanti, diversi fattori suggeriscono che la Germania potrebbe non limitarsi a mantenere il passo, ma addirittura inaugurare una fase di nuova sovraperformance.
“I piani di investimento nel settore della difesa e nelle infrastrutture, già approvati – conclude Thozet – superano per entità reale gli aiuti del Piano Marshall. Si tratta di uno stimolo straordinario per un’economia che, negli ultimi decenni, aveva rallentato il suo dinamismo strutturale. In parallelo, l’incertezza sull’eccezionalismo americano, indebolito da tensioni geopolitiche interne ed esterne, potrebbe spingere i capitali internazionali a una più ampia diversificazione geografica. In questo scenario, i titoli azionari tedeschi ed europei sono ben posizionati per beneficiare di una rivalutazione multipla, consolidando un ciclo di crescita di lungo termine”.

